Avere uno scopo nella vita aiuta a vivere (e dormire) meglio

Nei periodi in cui siamo maggiormente stressati, disorientati e pensierosi, la qualità del sonno tende a peggiorare: per qualcuno si tratterà di insonnia, per altri di sonno disturbato da frequenti risvegli, altri ancora faranno incubi per cui si risveglieranno più stanchi di prima (per alcuni suggerimenti su come addormentarsi meglio vi rimando a un precedente articolo)

Parafrasando un celebre personaggio della televisione italiana, potremmo viceversa affermare che i sogni aiutino a vivere e a dormire meglio. Infatti, secondo quanto emerso da una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Sleep science and practice , avere uno scopo nella vita agevolerebbe la qualità del sonno. In particolare, nello studio sono emersi miglioramenti in coloro che soffrivano di insonnia.

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Photo by Willian Justen de Vasconcellos on Unsplash

Avere un obiettivo ci rende entusiasti, indipendentemente dal suo valore oggettivo. I  traguardi che ci prefissiamo, siano essi “grandi” o “piccoli”, ci fanno sentire vivi, focalizzati, energici. Possono riguardare l’ambito personale, lavorativo, familiare, relazionale,… l’importante è che abbiano per noi stessi un significato. Si tratta di avere una luce guida, una stella polare.

Spesso mi sento dire che non è così immediato trovare uno scopo nella vita: alcune persone, specie nei momenti di maggior sofferenza, mi dicono che la loro intera esistenza appare priva di senso. In questi casi il mio consiglio è di partire da un obiettivo, anche piccolo, della quotidianità e che magari era stato accantonato in precedenza, come ad esempio:

  • riprendere o cominciare un nuovo hobby: leggere, scrivere, cucinare, disegnare, scattare fotografie, coltivare una pianta,… l’importante è che si tratti di un’attività che generi  in noi gioia nel momento in cui la eseguiamo, indipendentemente dalla performance raggiunta. Dipingere con gli acquerelli vi fa sentire felici anche il risultato è esteticamente brutto? Avete un manoscritto che non vedrà mai la luce fuori dal cassetto del vostro comodino? Riprendete queste attività e immergetevi nelle emozioni positive che vi fanno provare.
  • avere cura di sé: a chi è già in terapia, ricordo che questa scelta rappresenta una pietra miliare in questa categoria e che il resto verrà quasi in automatico! Molte persone, soprattutto donne, mi dicono di vergognarsi anche solo a pensare di mettersi lo smalto alle unghie in un momento di così tale sconforto. Invece è proprio nei momenti peggiori che dobbiamo imparare ad amarci e a volerci bene, mentalmente, spiritualmente e fisicamente, quindi ben venga la cura del proprio aspetto: un nuovo taglio di capelli, un bagno caldo e profumato a casa, un vestito colorato,…
  • riscoprire la socialità offline: in un’epoca in cui ci basta un clic per contattare tutto il mondo, molte persone rinunciano a interazioni sociali reali perché non hanno persone disponibili oltre lo schermo. Sono tutte quelle situazioni in cui pensiamo: “c’è questo concerto/spettacolo/mostra interessante ma non trovo nessuno che voglia venire con me…”. Se è pur vero che non possiamo pretendere di avere sempre qualcuno con i nostri stessi identici gusti, è importante imparare a fare ciò che ci piace, senza il timore di essere giudicati perché ci rechiamo da soli a un evento. C’è la presentazione di un libro interessante? Partecipate, potrebbe essere un ottimo contesto in cui incontrare persone nuove, unite dalla vostra stessa passione.

Man mano che la nostra vita si riempe di questi micro-obiettivi, possiamo (ri)cominciare a ragionare anche in termini di macro-obiettivi , cioè quei progetti più a lungo termine e che richiedono maggiore investimento emotivo, temporale e anche di risorse. Rientrano in questo gruppo l’inizio di un nuovo percorso di studi, la ricerca di lavoro, l’acquisto di una casa etc.
Per individuare il nostro scopo nella vita dobbiamo prima farci alcune domande:

  • che cosa mi appassiona?
  • che cosa mi da energia?
  • quali sacrifici sono disposto/a a fare per raggiungere il mio scopo?
  • a quali risultati (realistici) voglio aspirare?

Una volta delineato il nostro obiettivo, sarà importante crearci una rete di sostegno, cioè l’insieme di quelle persone che hanno fiducia in noi e ci sosteranno nel nostro cammino, anche dicendoci cose che non vorremmo sentire ma di cui abbiamo bisogno.
Altra categoria di persone importanti sono gli ispiratori, ovvero coloro che prima di noi hanno raggiunto un obiettivo simile e che possiamo prendere come esempio (che non vuol dire copiare in maniera acritica!), anche se non li conosciamo in maniera diretta.

Bene, il mio obiettivo di oggi era scrivere questo articolo e sistematizzare un insieme di pensieri che aspettavano di trovare una sistemazione. E chissà che queste parole non abbiano innescato una piccola scintilla a voi che leggete: attendo i commenti con i vostri micro/macro obiettivi! 🙂

Sei in una fase di indecisione della tua vita? Senti la necessità di un cambiamento? Puoi prenotare un colloquio presso il mio studio telefonando al numero 3454551671 o compilando questo modulo.

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La nuova equazione della felicità: l’importanza delle sorti altrui

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Che cos’è la felicità?

Nel 2014 un gruppo di ricercatori dell’ University College di Londra aveva cercato di misurarla matematicamente, formulando l’ equazione della felicità . La formula ottenuta evidenziava  il ruolo delle aspettative.
Questa ricerca è stata portata avanti e i risultati aggiornati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communication: a influenzare la nostra felicità è anche la percezione di eventuali disuguaglianze tra le persone che ci circondano.

Lo studio ha coinvolto 47 partecipanti che non si conoscevano prima di allora e che sono stati suddivisi in piccoli gruppi. Ogni gruppetto doveva portare a termine una serie di compiti: in uno di questi veniva richiesta la disponibilità a dividere una piccola somma di denaro  in maniera anonima con un altro partecipante; in un altro era prevista una piccola scommessa monetaria dove veniva comunicato sia il risultato proprio che quello dell’altro partecipante. Quindi ciascuno sapeva quanto aveva vinto o perso per sé e quanto aveva vinto o perso l’altro. Nel corso dell’esperimento veniva “misurato” a intervalli regolari il livello di felicità.

I risultati hanno mostrato che la generosità non dipendeva tanto dalle preferenze verso una persona quanto a caratteristiche proprie di personalità. Coloro la cui felicità era influenzata dalle avverse sorti altrui tendevano a essere  più generosi, donando circa il 30% del denaro. Al contrario, chi era meno felice quando otteneva meno degli altri donava solo il 10%. Gli autori ipotizzano che questi risultati possano essere correlati rispettivamente a senso di colpa e a invidia.

I nostri risultati suggeriscono che la generosità verso gli estranei è legata a quanto la nostra felicità risente dalle ineguaglianze che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana. – dichiara Archy de Berker  dell’UCL Institute of Neurology- ” Questa è la prima volta che la generosità delle persone viene collegata direttamente a come la disuguaglianza influenza la loro felicità. Gli economisti hanno auto difficoltà a spiegare perché alcune persone sono più generose di altre e il nostro esperimento fornisce una spiegazione.

La nuova formula della felicità:
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La prima riga era stata precedentemente formulata e contemplava le tre variabili (w):aspettative, riconoscimenti attuali e risultati passati. La seconda riga aggiunge le due variabili legate a senso di colpa e invidia nei casi di disuguaglianza.

Un ulteriore evoluzione di questa ricerca, concludono gli autori, potrebbe essere un utilizzo del compito per misurare l’empatia ed aumentare quindi la conoscenza scientifica riguardo ai disturbi di personalità in cui sembra essercene un deficit, come ad esempio il disturbo borderline.

 

Mini video guida alla felicità

Buon venerdì! Oggi ci regaliamo 140 divertenti secondi di felicità: è il cortometraggio animanto “A guide to Happy” di Anchor Point.
Nel video si parla di cosa ci rende realmente felici e cosa invece ci illude, evidenziando i meccanismi giocati da dopamina e ossitocina. Il testo è inglese ma di facile comprensione: buona visione 🙂

 

La prima volta che ho messo gli occhiali

Quando mi chiedono a che cosa serva la psicoterapia, utilizzo un aneddoto della mia infanzia.

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Avevo iniziato le scuole elementari e faticavo a leggere alla lavagna. Le lettere (per quanto grandi) mi apparivano tutte un po’ sfuocate. Il mondo in generale non aveva contorni ben definiti: in parole povere, ero miope!
Ovviamente avevo raccontato ai miei genitori di questa difficoltà e prontamente ero stata portata da un oculista. Speravo tanto mi prescrivesse gli occhiali (ero piccola ma sapevo che servivano a vederci meglio) ma disse di aspettare qualche tempo, forse mi affaticavo a fare i compiti, forse tutto si sarebbe sistemato.
Intanto le cose e le persone non ne volevano proprio sapere di ritrovare i loro contorni. Se avessi potuto avrei preso un bel pennarello nero e li avrei tracciati io uno per uno.
Dopo qualche tempo tornai a controllo: ricordo che c’erano alcun lettere sul tabellone che erano davvero troppo piccole affinché potessi leggerle, eppure anche stavolta niente occhiali.
Così anno dopo anno, finché a un controllo in prossimità dell’inizio delle scuole medie fu emesso finalmente il verdetto: la mia miopia necessitava di occhiali!
Ricordo ancora la mia prima montatura, tonda e di tanti colori ( avevo e ho ancora un concetto molto variopinto della felicità). Soprattutto, ricordo il momento in cui indossai per la prima volta i miei occhiali: il mondo era magicamente diventato più nitido, vedevo i contorni, leggevo le lettere sui tabelloni. Evviva!
Mi sembrò di vedere il mondo per la prima volta.

Ecco, quando inizio una psicoterapia penso sempre che uno dei miei obiettivi è aiutare i miei pazienti a trovare il loro paio di lenti con cui guardare il mondo con occhi nuovi. Vorrei che guardassero alle loro risorse e non solo alle loro difficoltà. Vorrei che si guardassero dentro per poi vedersi meglio dal di fuori. Vorrei che imparassero a osservare e non solo a vedere ciò che gli scorre davanti.

Quando sento di riuscire a fare questo, mi sento felice proprio come quella bambina che vent’anni fa mise un paio di occhiali tutti colorati sul naso.