Il progetto #RealMonsters di Toby Allen. Parte 1

Girovagando per il web, per la precisione su Pinterest, mi sono imbattuta in una serie di disegni che rappresentano i “mostri” che turbano la salute mentale. Incuriosita sia dall’aspetto psi- che da quello artistico, sono approdata sul blog ZestyDoesThings per saperne un po’ di più.
L’autore è il disegnatore Toby Allen, che ha iniziato a disegnare i suoi Real Monsters per dare sostanza alle problematiche mentali, rendendole più tangibili e affrontabili. Toby conosce in prima persona l’ansia e questo progetto ha per lui una valenza catartica: man mano che i suoi mostri “prendevano corpo” li vedeva via via più deboli e contrastabili. Questo lo ha spinto a disegnare anche i mostri delle persone a lui vicine, non prima di accurate ricerche in merito. Ci tiene a sottolineare che il suo lavoro non vuole tanto avere una valenza scientifica, ma piuttosto aiutare a rendere più concrete queste problematiche.
I disegni hanno avuto molto successo e su richiesta dei suoi lettori ha aperto uno store on line e sta pensando di farne un libro.

Ho mandato una mail a Toby prima di tutto per congratularmi con lui e per chiedergli il permesso di pubblicare i suoi disegni, insieme alla traduzione in italiano. È stato molto gentile e mi ha chiesto di linkargli l’articolo, perciò se volete lasciargli un messaggio scrivetelo pure nei commenti 🙂

Per rendere più fruibile la lettura pubblicherò le illustrazioni a puntate: partiamo con i mostri dell’Ansia e dell’ansia Sociale. La traduzione è mia: se qualche esperto dovesse notare errori o inesattezze, ogni correzione sarà ben accolta.

ANSIA
Il Mostro dell’Ansia è abbastanza piccolo da sedersi sulla spalla delle sue vittime e sussurrare cose al loro inconscio, elicitando pensieri paurosi o preoccupazioni irrazionali. Spesso è ritenuto debole se comparato agli altri, ma è uno tra i più comuni ed è molto dura sbarazzarsene.

Questo tipo di mostro spesso porta con sé  piccoli oggetti connessi alle ansie delle sue vittime, come orologi che rappresentano una comune ma irrazionale paura delle cose che non potrebbero mai accadere. Nessuno lo ha mai visto in faccia perché indossa sempre una maschera a forma di teschio.

Ansia

ANSIA SOCIALE

Il mostro dell’Ansia Sociale trascorre gran parte della sua vita sottoterra o in aree protette appartate. Per questo motivo la sua pelle appare pallida e anemica, tranne per le dure squame che servono da innecessaria arma di difesa. Questi mostri appartengono alla stessa famiglia biologica dei mostri dell’Ansia e della Paranoia ma a causa del loro stile di vita estremo si sono evoluti in maniera abbastanza differente.

Il Mostro trascorre gran parte del suo tempo in ibernazione ma proietterà i suoi influssi sugli ospiti umani nella speranza di vivere la vita ordinaria che non potrebbe mai avere. In questo processo, il mostro trasmette le sue proprie ansie alla vittima, così sia umano che mostro vivono esperienze simili di paure o preoccupazioni sociali irrazionali.

Ansia sociale
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Meghan Trainor: una canzone contro la bellezza stereotipata

In vetta alle classifiche musicali c’è una canzone che, almeno per il suo testo, merita attenzione: è “All about that bass” di Meghan Trainor. Le sue parole la rendono un vero e proprio inno a una bellezza autentica, non stereotipata.
Smettiamola con i ritocchi a colpi di Photoshop che sappiano non essere realtà, impariamo a accettarci per ciò che siamo. La bellezza è nell’autenticità 🙂

If you got beauty beauty just raise ‘em up
‘Cause every inch of you is perfect
From the bottom to the top

( Se hai della bellezza allora mostrala
Perché ogni centrimetro di te è perfetto
Dalla testa ai piedi)

Primo caso di dipendenza da Google Glass

Una dipendenza tecnologica non è una novità, a meno che non sia nuovo il dispositivo da cui si dipende.
Arriva dagli USA il primo caso documentato di dipendenza da Google Glass ( i nuovi occhiali supertecnologici per la realtà aumentata): si tratta di un militare 31nne, già in carico per alcolismo presso il Navy’s Substance Abuse and Recovery Program. L’uomo “mostrava significativa frustrazione e irritabilità collegati al fatto di non essere stato in grado di usare i suoi Google Glass” e  “ha riferito che se gli fosse stato impedito di indossare gli occhiali durante il lavoro, sarebbe diventato estremamente irritabile e polemico“.

Il paziente ha una storia clinica di disturbi d’ansia,  depressioni, comportamenti ossessivo-compulsivo e abuso di sostanze. Era arrivato a utilizzare i Google Glass fino a 18 ore al giorno, e si portava comunque l’indice alle tempie anche quando non li indossava, come per manovrarli. Durante la disintossicazione ha vissuto un’astinenza con sintomi peggiori di quella da sostanze. I sintomi si sono attenuati dopo 35 giorni, anche se ha riferito di vivere dei sogni a intermittenza, come se stesse osservando la realtà attraverso il dispositivo.

Depressione pre e post-partum: un convegno a Roma

Un importante convegno si tiene nelle giornate di oggi e domani a Roma: “Depressione pre e post-partum: il progetto Rebecca Blues. Dai sintomi della depressione alla creazione di una rete di supporto alla maternità. Curare la mamma e proteggere i figli dalla disabilità indotta dalla depressione materna.”

Il convegno si prefigge di presentare il punto di vista del bambino nella relazione con la madre sofferente di depressione post-partum. Una madre su 7 risulta esserne colpita, ma solo una su 4 riceve un trattamento.
Si stima che i figli delle madri depresse possano riportare danni quali un quoziente intellettivo fino a 5 punti più basso, una probabilità di ammalarsi 7 volte in più e una maggiore possibilità di sviluppare comportamenti violenti in età adulta.
Le madri vivono un conflitto interiore molto forte, provando sia avversione che amore verso il figlio. Si rende necessario un approccio al problema che aiuti la mamma a curarsi attraverso un potenziamento delle sue risorse e capacità, garantendo al figlio il pieno diritto al suo sviluppo psicofisico e all’integrità della sua personalità.

A tal proposito, il Ministro della Salute Lorenzin ha inviato un videomessaggio in cui dichiara:

I genitori devono essere consapevoli di questa evenienza, ma soprattutto le mamme non possono essere lasciate completamente sole all’indomani della gravidanza. Il tema di cui dibattete oggi  è estremamente importante sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista culturale. Purtroppo, e troppo spesso, la depressione post partum viene stigmatizzata da un punto di vista sociale, non compresa, e soprattutto non vengono informati nel modo adeguato i genitori, le coppie e le giovani mamme. Questo disturbo è un fenomeno che può accadere. Dobbiamo spiegare alle donne di non vergognarsi nel caso in cui si trovino ad affrontare questa grande fase di cambiamento e si sentano fragili in questo contesto. Non bisogna vergognarsi, bisogna parlarne e riuscire anche a condividere un momento che è bellissimo, ma che presenta tante novità che ovviamente possono mettere in crisi in modo inusuale anche chi pensa che il proprio percorso sia molto più semplice e naturale. Vi ringrazio quindi per aver trattato questo importantissimo tema che ci sta molto a cuore, che è all’interno anche delle politiche per la salute della donna che noi stiamo promuovendo, sia in Italia, sia nel semestre europeo.

 

 

 

 

Le vite sommerse degli accumulatori compulsivi

I problemi legati all’accumulo compulsivo sono giunti all’attenzione del pubblico attraverso produzioni televisive come “Sepolti in casa” (in onda su Real Time). Finora si è sempre trattato di puntate ambientate negli Stati Uniti: per la prima volta andrà in onda uno speciale girato in Italia.


Si tratta di “Vite sommerse“, docureality che andrà in onda venerdì 10 alle 22:10 su Real Time in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale. Questo special è il frutto di una collaborazione tra l’ASL di Milano e la casa di produzione Discovery. La finalità è quella di fare luce sul fenomeno, aiutando chi ne soffre a rivolgersi a un apposito team di sostegno.

Che cosa accade nel Disturbo ossessivo-compulsivo da accumulo?
Chi ne soffre è spinto ad accumulare e a raccogliere grandi quantità di oggetti, molto spesso inutili e inservibili,  vivendo con estrema ansia all’idea di doversene disfare ( disposofobia). L’accumulo non si interrompe nemmeno quando vengono ostacolate attività come cucinare, lavarsi, fare le pulizie o semplicemente spostarsi da una stanza all’altra.
Attenzione: è differente dal collezionismo, perché in questo caso le persone non amano mostrare i loro oggetti, come invece capita con le collezioni.

L ‘International OCD Foundation (organizzazione no-profit internazionale creata da persone affette da disturbi ossessivo-compulsivi, familiari e professionisti) ha stilato una serie di linee guida per la definizione e il trattamento del disturbo, da me riportate in un precedente articolo postato QUI (dove rimando chi fosse interessato a un approfondimento).

Questo genere di produzioni televisive suscita spesso un dilemma di tipo etico: quanto è corretto “mostrare” il malessere di una persona? Dove si trova il confine tra documentario e morbosa curiosità?
Nelle edizioni statunitensi, così come accadrà in questa italiana, c’è una rete di supporto di professionisti che aiuta la persona a riconoscere il problema e a venirne fuori. Pensiamo anche all’aspetto economico: molte di queste persone non potrebbero permettersi di richiedere un aiuto specialistico.
Devo ammettere che non so ancora darmi una risposta a questo dilemma. Allo stesso tempo, riconosco l’opportunità che questo special offrirà a tante persone, mostrando l’esistenza di un problema e la strada per provare a risolverlo e stare meglio.

La sindrome del lunedì mattina

Il 30% dei certificati medici di malattia viene presentato al lunedì (dato Cgia Mestre). A leggere questi  numeri verrebbe subito da domandarsi quanti di questi riguardino malesseri reali, e quanti invece siano frutto di pigrizia, connivenza e ruberie varie.

Si può però parlare di Sindrome del lunedì mattina?
Secondo lo psicologo Alex Gardner i lunedì sono così deprimenti al punto da non farci sorridere prima delle 11:16. Portiamo con noi un antico retaggio tribale: durante i week-end socializziamo con i nostri simili e a inizio settimana ne patiamo l’interruzione. Introdurre attività socializzanti sul lavoro potrebbe essere un buon modo per risollevare il morale; via libera dunque ai pranzi con i colleghi e ad altri momenti di condivisione.

In generale, questa Sindrome può essere definita come un insieme di sintomi quali stanchezza, senso di costrizione, vertigini, inappetenza e calo dell’attenzione. Nel fine settimana possiamo dedicarci a noi stessi e ai nostri affetti; al lunedì si torna a reinvestire le energie sul lavoro, sulla scuola, sull’università.
Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che possiamo seguire nel week-end, e che possono farci ricominciare la settimana con più energie:

1. introdurre dei momenti ludici durante il week-end. Tante volte ciò di cui necessitiamo può essere del sano riposo, ma dedicarsi completamente all’ozio può farci arrivare alla domenica sera con la sensazione di aver sprecato tempo e opportunità. Per evitare questo rischio e “rivitalizzarci” bastano anche piccoli divertimenti, come guardare un film che ci piace, andare a una mostra o prendere un caffè con un amico.

2. organizzarsi.Quant’è brutto svegliarsi il lunedì mattina e non ricordarsi che fine hanno fatto le chiavi dell’ufficio, la card universitaria, l’abbonamento della metro o il diario? prepararsi con anticipo ci evita ulteriori stress e facilita il rientro al lavoro e a scuola.

3. suddividere i compiti nell’arco del week-end. Che si tratti di un progetto da presentare, di un libro da studiare o un problema di matematica, distribuire queste incombenze ci evita di arrivare in affanno la domenica sera.

4. dormire bene. Durante il week-end abbiamo più tempo per dormire ma andare a dormire eccessivamente tardi, dormire troppo a lungo o troppo poco rischia di sballare il bioritmo e di farci ricominciare più assonnati di prima. Trovare una buona routine nei fine settimana ci farà arrivare al lunedì più freschi e rigenerati.

5. mangiar sano. Concedersi uno strappo di tanto in tanto può starci, ma fagocitare cibo spazzatura per tutto il week-end renderà difficile la digestione, aumentando senso di stanchezza e irritabilità. Piuttosto, possiamo sfruttare il tempo libero per dedicarci alla preparazione di un piatto sano, magari da condividere con i nostri cari…o andare a gustarlo da qualcuno.

6. concedersi una domenica sera rilassante. Dedicarsi alla cura di sè con un bagno caldo, la lettura di un libro o un film con la famiglia ci farà addormentare meglio.

7. svegliarsi qualche minuto prima il lunedì mattina. Può sembrare paradossale, ma anticipare un pochino la sveglia ci concede più tempo per carburare e riprendere la routine con calma. Si può cogliere l’occasione per fare colazione senza fretta e dirigersi tranquillamente al lavoro, magari facendo una piccola passeggiata se le condizioni lo permettono.

 

Come al solito, ci tengo a ribadire che questi sono piccoli suggerimenti. Sta a ciascuno di noi trovare la propria strategia ottimale: se avete altri consigli scriveteli in un commento e….buon lunedì! 😉

Sentirsi a casa

casa