Nuovo gruppo Facebook “Fame emotiva: gestiamola insieme”

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Rapido aggiornamento: nasce su Facebook un gruppo dedicato alla fame emotiva , dove gli iscritti potranno trovare uno spazio di confronto e sostegno.

Il gruppo è di tipo segreto, cioè solo gli iscritti potranno leggerne in contenuti.
Per essere aggiunti cliccate qui >>> Fame emotiva: gestiamola insieme

Si tratta di un’iniziativa nuova perciò grazie in anticipo a chi mi aiuterà a pubblicizzarla 🙂

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La pregoressia: nuovo articolo per Gravidanza360

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Una delle principali preoccupazioni delle donne incinte riguarda i cambiamenti fisici e le incognite legate all’aumento di peso. Tutti danno il loro parere su alimentazione e aspetto fisico, aumentando il senso di smarrimento. A questo sommiamo l’immagine che i mass media danno della neo-mamma perfetta: tonica, curata e in forma smagliante.
Nel mio nuovo articolo per Gravidanza360 parto da queste premesse per affrontare il tema della pregoressia, la cosiddetta anoressia in gravidanza: Anoressia e gravidanza- La pregoressia.
Buona lettura!

 

Fame emotiva vs Fame fisiologica: un articolo per PsicologiOnline

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L’alimentazione non è un concetto solamente fisiologico: è esperienza comune mangiare anche per motivazioni di tipo emotivo.
Si mangia  per stress, per solitudine, per rabbia, per noia,…
Quando il cibo viene utilizzato per gestire un’emozione (positiva o negativa) possiamo parlare di fame emotiva. Gli episodi sporadici non rappresentano un grosso problema, mentre quando parliamo di un comportamento abitudinario e reiterato nel tempo è bene porre la dovuta attenzione. Gli attacchi di fame emotiva non solo non risolvono il motivo scatenante ma aggiungono sensi di colpa e vergogna, oltre a ripercussioni sul fisico e sull’organismo. Spesso i cibi preferiti in questi casi sono infatti ricchi di grassi e zuccheri.

Ho approfondito l’argomento in un articolo su PsicologiOnline: Fame emotiva VS Fame fisiologica.
(Se il link non funziona, copia e incolla nella barra del browser questo indirizzo: https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-alimentazione/864-fame-emotiva-vs-fame-fisiologica )

Se dopo aver letto l’articolo vorresti saperne di più, puoi contattarmi per richiedere informazioni e/o prenotare una consulenza.

“Specchio”: i Subsonica cantano l’anoressia

Parlare di disturbi del comportamento alimentare non è mai facile: si rischia di essere prolissi, asettici, banalizzanti, enfatici, opportunisti, ipocriti, autoreferenziali… Cantarne è forse anche peggio.

I miei concittadini ( concedetemi un pizzico di campanilismo) Subsonica hanno scritto una canzone – Specchio – che parla di anoressia.

Specchio sii più gentile oggi se ce la fai
Ho l’anima fuori servizio e un vizio
Di forma di sostanza e non passa mai
Sai che lo so
Specchio due dita in gola e mi riconoscerai
potrei far meglio ma lo …

…Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
sai non è tutto perfetto
si tira dritto sfiorando il precipizio.

Specchio questa mattina quanti anni mi dai
il cuore non mi parla spesso ha smesso
Spento e riacceso non funzionerà mai
Sai che lo so

…Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai non è tutto perfetto
Si tira dritto sfiorando il precipizio
Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento

Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai non è tutto perfetto
si tira dritto sfiorando il precipizio
Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai
qui tutto si è ristretto
si tira dritto
sfiorando il precipizio

Da questa canzone è nato un vero e proprio cortometraggio per la regia di Luca Pastore.
I testi sono a cura di una ragazza che ha conosciuto l’anoressia in prima persona, nel corpo e nella mente. Sono diretti, taglienti come pezzi di uno specchio infranto:

Questo progetto non ha la pretesa di insegnarci che cosa sia l’anoressia, né di indicarne le cause. Ha un grosso pregio: ne parla senza giri di parole, senza cercare ricette pronte all’uso. E se anche solo una ragazza (o un ragazzo, perché esistono anche anoressici maschi!) riuscirà a ricevere l’aiuto e il supporto che necessita, ne sarà valsa la pena.
Si parla di anoressia quando muore una modella famosa, quando sfila qualche ragazza “troppo magra” o quando qualche pubblicità mostra donne scheletriche. Se c’è spazio le si dedicano cinque minuti all’interno di qualche talk-show televisivo e il giorno dopo siamo punto e a capo.
Il messaggio che ne risulta è che le ragazze anoressiche diventano tali perché vogliono emulare le starlette presenti sulle copertine patinate. Si tratta ANCHE ma non solo di questo. Ridurre il discorso a questa affermazione significa voler vedere solo la punta dell’iceberg.

…Anoressia perché lo specchio deformante dentro di me mi dipinge sempre troppo grasso/a.
…Anoressia perché voglio sparire.
…Anoressia perché voglio che la mia evanescenza mi renda visibile.
…Anoressia perché sono cresciuto/a sentendomi dire che ero grasso/a
…Anoressia perché se non mangio vinco la lotta contro me stesso/a e la mia fame.
…Anoressia per farmi accettare.
…Anoressia perché per non farmi sfuggire la mia vita devo controllare qualcosa: il cibo.
….e ci sarebbero molte altre frasi.

Una cosa non sparisce dal mondo se togliamo il suo nome dal vocabolario.
Una malattia, ancora meno.

[Di anoressia ne ho già parlato più diffusamente QUI]

 

 

Sostegno psicologico nei casi di sovrappeso e obesità. Un articolo e un pacchetto consulenza.

Per perdere peso, soprattutto in caso di obesità, dieta ed esercizio fisico possono non bastare. È necessario comprendere e modificare quell’insieme di pensieri e comportamenti che vanno a interferire con il raggiungimento e il mantenimento di un corretto stile alimentare.

Pertanto, accanto al lavoro di specialisti della nutrizione, può rivelarsi utile un percorso parallelo con uno psicologo.

Per questo tipo di situazioni trovo particolarmente vantaggioso l’utilizzo di un diario alimentare: ne parlo in un articolo per il portale PsicologiOnline.

Inoltre, se siete di Torino e dintorni e desiderate intraprendere un percorso psicologico di sostegno psicologico per obesità e sovrappeso, fino al 30/06 potete usufruire di un pacchetto di consulenze a prezzo agevolato. Trovate QUI i dettagli dell’offerta.

Emotional Eating: incontro a Torino

Non amo particolarmente infarcire la mia parlata di terminologie anglosassoni, ma per l’oggetto di questo post trovo che siano molto più efficaci rispetto alla traduzione italiana.
Il concetto di emotional eating racchiude quell’insieme di comportamenti alimentari per cui il cibo viene usato non (solo) per nutrire il corpo bensì per “sfamare” le emozioni. Sono quelle situazioni in cui si mangia per rabbia, tristezza, solitudine…
Solitamente si prediligono cibi grassi e ricchi di zucchero, che danno una soddisfazione rapida ma breve.
Ormai siamo sotto Natale e aumentano sia le quantità di tali cibi a disposizione (panettoni, cioccolatini e leccornie varie) sia le situazioni potenzialmente stressanti. Alcuni esempi: la cena dalla suocera, la corsa per i regali, la solitudine di chi ha i propri cari lontani… e via dicendo.

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A questo tema sarà dedicato un incontro che io e una collega (esperta di tecniche di rilassamento e training autogeno) terremo la settimana prossima presso ill nostro Studio.

Parleremo di:

Emotional eating: definizioni, cause principali;
Differenze e similitudini con i Disturbi del comportamento alimentare;
Strategie alternative per gestire le emozioni: tecniche di rilassamento e altre modalità;
Quando si rende necessario chiedere un aiuto specialistico

Il seminario si terrà il 15 dicembre, orario 18:00-19:30 presso lo Studio di Psicologia di C.so Duca degli Abruzzi 42, Torino.
Il costo di partecipazione è di 8 euro a testa.
Per motivi logistici è obbligatorio prenotarsi, telefonando al numero 3454551671 (cioè a me) o inviando una mail a studiopsicologiato.ls@gmail.com. Potete anche scrivermi attraverso i contatti del blog.

Evento Facebook

Per ulteriori informazioni: Psicologia, Psicoterapia e Counseling

La bulimia

Dopo aver parlato di anoressia in un precedente post, continua la rassegna dedicata ai Disturbi del comportamento alimentare.

Il termine bulimia deriva dal greco “boùlimos”, “bous”, bue, e “limòs”, fame: letteralmente “una fame da bue”. L’etimologia rimanda all’aspetto di fagocitazione del cibo, tralasciando la condotta di eliminazione (vomito) la cui presenza è essenziale per diagnosticare la malattia.
L’ingestione smodata di cibo e la sua successiva espulsione devono verificarsi almeno due volte alla settimana per tre mesi per poter parlare di bulimia vera e propria.

CRITERI DIAGNOSTICI


Il DSM-IV-TR definisce i seguenti criteri diagnostici:

A.Ricorrenti abbuffate. Un’ abbuffata è caratterizzata da entrambi le condizioni seguenti:
1) mangiare in un definito periodo di tempo (ad es. un periodo di due ore), una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili.
2) sensazione di perdere il controllo durante l’episodio (ad es. sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando).

B.Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.

C.Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno due volte alla settimana, per tre mesi.

D.I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.

E.L’alterazione non si manifesta esclusivamente nel corso di episodi di Anoressia Nervosa.

Sottotipi:

Con Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale di Bulimia Nervosa il soggetto ha presentato regolarmente vomito autoindotto o uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Senza Condotte di Eliminazione: nell’episodio attuale il soggetto ha utilizzato regolarmente altri comportamenti compensatori inappropriati, quali il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo, ma non si dedica regolarmente al vomito autoindotto o all’uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.

L’ABBUFFATA BULIMICA


Si caratterizza per una voracità patologica che porta a ingerire grosse quantità di cibo in poco tempo. C’è una compulsione a fagocitare quanto più cibo possibile, in maniera impulsiva e incontrollata. Non riguarda un alimento specifico, non essendo mirata al gusto o al soddisfacimento del piacere legato all’appetito.
Le abbuffate avvengono al riparo da occhi indiscreti, in solitudine: per questo possono essere più o meno programmate. Spesso può capitare che i pasti vengano saltati per timore di trovarsi in preda ad un attacco irrefrenabile in presenza di altre persone.
La persona bulimica si sente trascinata da una forza incontenibile, quasi come fosse estranea, che la dirige verso l’assunzione smodata di cibo (1000- 10000 calorie alla volta). Per soddisfarla in tempi brevi non può ricorrere ad alimenti che richiedano un periodo di preparazione eccessivo, perciò spesso mangia “cibo spazzatura”- junk food: patatine, merendine,… o anche prodotti non totalmente scongelati, con mescolanza di dolce e salato.
I fattori scatenanti sono molteplici: senso di colpa, vergogna, frustrazione, paura e via dicendo. L’abbuffata termina quando insorgono nausea, dolori, o quando si teme di venire scoperti. Viene riferita la paura di non riuscire a smettere, insieme a sentimenti di disgusto per se stessi.
La sensazione di perdita di controllo si accompagna a una componente dissociativa: la persona cioè si sente come se non fosse nel proprio corpo.

LE CONDOTTE DI ELIMINAZIONE

In ogni episodio bulimico all’abbuffata si accompagna una condotta compensatoria di eliminazione, ad esempio il vomito. Le modalità possono variare dall’introduzione delle dita in gola, all’assunzione di grosse quantità di liquidi. Alcune persone bulimiche riescono persino a imporsi il vomito anche solo con movimenti addominali particolari.
L’espulsione di cibo è vissuta come un momento liberatorio, una catarsi.
Le condotte di eliminazione ripetute nel tempo lasciano dei segni che a volte sono l’unico indizio di ciò che sta succedendo. Ad esempio:
piccoli calli sul dorso della mano, dovuti allo sfregamento delle dita con i denti;
erosione dello smalto dentale e carie frequenti;
ingrossamento delle parotidi dovuto all’eccessiva attività salivare
Il controllo del peso, essenziale per rimandare un’immagine estetica di sè socialmente accettabile, viene ricercato anche attraverso digiuni estenuanti e sessioni di intenso esercizio fisico.

LA PERSONA BULIMICA

In generale, si può rintracciare una certa tendenza all’impulsività come tratto comune tra gli individui bulimici.
Nello specifico, si possono distinguere due grossi sottogruppi:
coloro che all’apparenza sembrano perfettamente sani: hanno un bell’aspetto fisico, appaiono in forma e hanno successo in vari campi. Oltre questa facciata c’è una grossa sofferenza interiore che può venire fuori in termini di sintomi depressivi. Hanno un ideale di perfezionismo estremo che cercano di perseguire strenuamente;
coloro che hanno anche altri disturbi comportamentali legati all’impulsività: dipendenze da sostanze/alcool, umore instabile, promiscuità e atti autolesionistici. Faticano a inserirsi in contesti lavorativi e relazionali.

Le persone bulimiche vivono il proprio corpo con disprezzo, maltrattandolo; le condotte alimentari messe in atto in questo disturbo alla lunga possono provocare gravi danni organici.
Spesso in passato sono state bambine obese con genitori svalutanti e colpevolizzanti, attenti più al perfezionismo esteriore che ai loro bisogni affettivi.

LA TERAPIA
L’orientamento sistemico-relazionale tende a considerare i diversi aspetti del contesto di vita dell’individuo. A maggior ragione con giovani adulti o adolescenti si ritiene molto utile un lavoro che coinvolga tutta la famiglia. Il disturbo alimentare può assumere valenza comunicativa all’interno del sistema e riconoscerne le motivazioni sottostanti può aiutare la persona a recuperare i propri confini, valorizzando le proprie risorse e ridefinendo una sana autostima.

(pubblicato in precedenza qui)

L’anoressia

Come annunciato nei giorni scorsi, continua la rassegna di post dedicati al tema dei disturbi alimentari. Questo articolo sull’anoressia è tratto da un precedente scritto, pubblicato qui.
La parola anoressia deriva dal latino anorexia e, a sua volta, dal greco anorexìa, parola composta da an (particella di negazione) e òrexis, appetito.
Nonostante l’etimologia, nell’anoressia non si assiste a un’assenza di appetito, anzi: questo disturbo alimentare si incentra su una strenua lotta contro la fame per raggiungere un ambito stato di magrezza. La paura di ingrassare predomina anche in condizioni di evidente sottopeso, poiché il proprio corpo viene percepito in maniera alterata, più “grosso” e “grasso” che nella realtà.

L’anoressia insorge prevalentemente durante l’adolescenza (tra i 15 e i 19 anni), periodo di sconvolgimenti fisici, ormonali e psicologici:

  • la pubertà e le trasformazioni del corpo che ne derivano hanno bisogno un tempo necessario per essere integrate anche a livello psichico;
  • entrano in scena nuovi legami ed esperienze (gruppo dei pari, primi rapporti sentimentali…) che fanno spostare la dipendenza e l’attaccamento dai genitori verso il mondo esterno alle relazioni familiari;
  • anche le funzioni mentali e cognitive variano, contribuendo a un cambiamento profondo rispetto al funzionamento mentale infantile.

Le ragazze e le giovani donne sono prevalentemente più colpite, ma non bisogna trascurare la crescente incidenza anche sui giovani maschi.

ASPETTI DIAGNOSTICI
La malattia esordisce con una riduzione progressiva dell’alimentazione, accompagnata da una vera e propria ossessione verso la composizione dei cibi e la bilancia. La persona anoressica rifiuta tutti quei cibi considerati “colpevoli” di far ingrassare, e assume solo quelli che reputa “sani”.
Vengono messe in atto tutta una serie di strategie per dissimulare il sintomo agli occhi dei genitori: il cibo viene sminuzzato nel piatto, nascosto o eliminato in seguito ( ad es. con vomito autoindotto o assunzione di purganti).

Secondo il DSM-IV la diagnosi di anoressia si effettua in presenza di:

  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra del minimo normale per età e statura;
  • Intensa paura di acquisire peso o diventare grassi, anche quando si è sottopeso;
  • Alterazione dell’immagine corporea per forma e dimensione, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso;
  • Amenorrea nelle donne in età post-puberale per almeno 3 cicli mestruali consecutivi.

Sono specificati due sottotipi di anoressia:

  • Con restrizioni: il soggetto si limita a ridurre l’assunzione di cibo senza adottare condotte espulsive come vomito, purganti, diuretici e senza abbuffate.
  • Con abbuffate/condotte di eliminazione: oltre alla riduzione dell’assunzione di cibo sono presenti abbuffate e condotte di eliminazione come vomito, purganti, diuretici.

LE CAUSE

Di fronte a un disturbo alimentare le cause possono essere molteplici: caratteristiche di personalità, fattori biologici e ambientali si intersecano.
Spesso l’anoressia viene banalizzata come semplice desiderio di emulazione verso top- model o attrici, dimenticando le variabili connesse al contesto dell’individuo. Il desiderio di dimagrire per “adattarsi” a un modello che valorizza la magrezza è solo la punta dell’iceberg di una situazione ben più complessa. Bisogna domandarsi perché l’aspetto fisico diventa così importante per quella persona, in quel momento della sua vita.

Il sintomo anoressico può rivestire diverse funzioni: il rifiuto del cibo può veicolare un dissenso più ampio, ad esempio verso qualcosa che sta accadendo in famiglia (come una separazione dei genitori) o verso la crescita adulta.
Esercitare un dominio sulla fame può far sperimentare un senso di controllo sulla propria vita che si sente di non avere altrimenti, ad esempio per le troppe aspettative e o pressioni esterne.
Le spiegazioni perciò possono essere molteplici; non bisogna dimenticare che l’anoressia può anche insorgere in seguito a traumi o a maltrattamenti seguiti: in questi casi si parla di anoressia reattiva.

LA TERAPIA

Una volta indagata la storia familiare e individuale del paziente, è possibile impostare un piano terapeutico. Gli anoressici spesso tendono a non riconoscere il disturbo, giungendo in terapia su sollecitazione dei genitori: per questo possono muovere forti resistenze al trattamento.
Trattandosi di una patologia che può a mettere a repentaglio la vita del paziente, è importante creare un dialogo con gli altri professionisti coinvolti (es.medici) per monitorare la situazione in maniera più completa. Insieme si crea uno spazio dove accogliere la sofferenza, dando voce ai vissuti che vengono incanalati nel sintomo anoressico.

I disturbi del comportamento alimentare

Con questo post inizia una breve carrellata sui Disturbi del comportamento alimentare (DCA): cercherò di parlarne nella maniera più chiara e comprensibile possibile, invitando chi legge a esporre dubbi e richieste nello spazio dedicato ai commenti.

I disturbi del comportamento alimentare (DCA)  sono definiti come 
persistenti disturbi del comportamento alimentare o di comportamenti finalizzati al controllo del peso corporeo, che danneggiano in modo significativo la salute fisica o il funzionamento psicologico e che non sono secondari a nessuna condizione medica o psichiatrica conosciuta
(Faiburn, 2003)

 

I DCA possono compromettere seriamente la salute di tutti gli organi e apparati del corpo, fino a portare alla morte.

Colpiscono con più frequenza le giovani donne ma è in aumento il numero di maschi coinvolti; l’età di esordio si sta abbassando fino a pre-adolescenti e bambnini.
Le cause dei disturbi del comportamento alimentare sono multifattoriali, comprendono cioè fattori tanto psicologici che biologici.

I DCA principali sono:

  • anoressia nervosa
  • bulimia
  • binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata- BED)
  • altre forme: disturbi sottosoglia, forme ibride ed Ednos (disturbi alimentari non altrimenti specificati o disturbi del comportamento alimentare-Nas)

Negli articoli dei prossimi giorni troveranno posto approfondimenti mirati su anoressia, bulimia e bed.