I pensieri intrusivi nei DCA. Un articolo per Psicologi Italia

Un pensiero intrusivo negativo assomiglia a una voce estranea e prepotente che ci giudica per qualcosa, non importa quanto fondata.

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Per chi soffre di un  Disturbo del comportamento alimentare (DCA) la battaglia contro questi pensieri è all’ordine del giorno. In un articolo per il portale Psicologi Italia ho individuato tre macro categorie di pensieri intrusivi negativi: controllo, perfezionismo, punizione. Potete leggerlo qui:  Disturbi del comportamento alimentare e pensieri intrusivi negativi.

Per chiedermi ulteriori informazioni e/o fissare un colloquio ( in studio a Torino o, a seconda dei casi, in videoconsulenza), puoi contattarmi tramite questa pagina

L’alimentazione consapevole (Mindful Eating)

Per definire il concetto di alimentazione consapevole (mindful eating) potremmo partire dal significato di connessione, termine ormai entrato a far parte della nostra quotidianità.
Siamo connessi con il web, con il mondo, con gli amici, i follower…viviamo immersi in una quantità di stimoli, talvolta ne siamo così sovraccarichi da perdere di vista il “qui ed ora” . Non siamo presenti a noi stessi, ci muoviamo come se avessimo avviato il pilota automatico: nemmeno ci accorgiamo di ciò che stiamo facendo.
Anche la nostra alimentazione risente della non-consapevolezza : questo tipo di disconnessione è alla base di molti comportamenti alimentari distorti, fallimenti con le diete, difficoltà a osservare regimi prescritti per particolari patologie mediche.
Mangiamo quasi per abitudine, non ascoltiamo il nostro corpo né i segnali che ci invia: andiamo oltre la sazietà, siamo sempre di fretta, i pasti diventano il sottofondo ad altre attività come lavorare o guardare la televisione.

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Photo by Etienne Pauthenet on Unsplash

Alla base di un’ alimentazione non- consapevole possono esserci abitudini errate apprese nella famiglia d’origine o nel corso degli anni; diete “fai da te” o mal prescritte che hanno compromesso il rapporto con il cibo; gestione “emotiva” per cui mangiare diventa un modo per gestire le emozioni ( il cosiddetto emotional eating o fame emotiva). Anche se non sempre sfociano in un vero e proprio Disturbo del comportamento alimentare, queste cause incidono negativamente sul benessere.

L’alimentazione consapevole fa parte di uno stile di vita sano, attento al benessere, in cui mente e corpo sono connessi nel momento presente. Significa, per esempio:

  • Riconoscere per tempo i segnali della sazietà, prima di arrivare al punto di “scoppiare”;
  • Prendersi i propri tempi per i pasti, senza fretta o eccessiva lentezza;
  • Perdonarsi ed essere flessibili con se stessi in caso di strappi alla regola;
  • Distinguere la fame fisiologica da quella prettamente emotiva;
  • Scegliere cosa piace e cosa non piace;
  • Distinguere tra ciò che fa male e va limitato, ciò che è vietato per motivi di salute e ciò che può essere mangiato più spesso;
  • Non provare vergogna a mangiare qualcosa di diverso davanti ad altri o a chiedere variazioni a una pietanza in un ristorante ( patate arrosto anziché fritte come contorno, una pizza senza mozzarella,…)

 

Chi è reduce da anni di diete ha ormai acquisito competenze in campo nutrizionale per cui potrebbe prendere una laurea honoris causa, allora perché non riesce a raggiungere/mantenere il peso forma? Semplice: confonde la “competenza” con la consapevolezza. La prima è teorica, la seconda si esprime attraverso la connessione mente – corpo nel momento presente.

Sei alla ricerca di un percorso di alimentazione consapevole (mindful eating), vuoi migliorare il rapporto con il tuo cibo, capire cosa può aver fatto fallire anni di diete? C’è un percorso apposta per te! Per iscrizioni e/o informazioni, visita questa pagina o telefona al numero 3454551671. Potremo prendere un appuntamento presso il mio studio a Torino o fissare una videoconsulenza.

Nuovo gruppo Facebook “Fame emotiva: gestiamola insieme”

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Rapido aggiornamento: nasce su Facebook un gruppo dedicato alla fame emotiva , dove gli iscritti potranno trovare uno spazio di confronto e sostegno.

Il gruppo è di tipo segreto, cioè solo gli iscritti potranno leggerne in contenuti.
Per essere aggiunti cliccate qui >>> Fame emotiva: gestiamola insieme

Si tratta di un’iniziativa nuova perciò grazie in anticipo a chi mi aiuterà a pubblicizzarla 🙂

La pregoressia: nuovo articolo per Gravidanza360

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Una delle principali preoccupazioni delle donne incinte riguarda i cambiamenti fisici e le incognite legate all’aumento di peso. Tutti danno il loro parere su alimentazione e aspetto fisico, aumentando il senso di smarrimento. A questo sommiamo l’immagine che i mass media danno della neo-mamma perfetta: tonica, curata e in forma smagliante.
Nel mio nuovo articolo per Gravidanza360 parto da queste premesse per affrontare il tema della pregoressia, la cosiddetta anoressia in gravidanza: Anoressia e gravidanza- La pregoressia.
Buona lettura!

 

Fame emotiva vs Fame fisiologica: un articolo per PsicologiOnline

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L’alimentazione non è un concetto solamente fisiologico: è esperienza comune mangiare anche per motivazioni di tipo emotivo.
Si mangia  per stress, per solitudine, per rabbia, per noia,…
Quando il cibo viene utilizzato per gestire un’emozione (positiva o negativa) possiamo parlare di fame emotiva. Gli episodi sporadici non rappresentano un grosso problema, mentre quando parliamo di un comportamento abitudinario e reiterato nel tempo è bene porre la dovuta attenzione. Gli attacchi di fame emotiva non solo non risolvono il motivo scatenante ma aggiungono sensi di colpa e vergogna, oltre a ripercussioni sul fisico e sull’organismo. Spesso i cibi preferiti in questi casi sono infatti ricchi di grassi e zuccheri.

Ho approfondito l’argomento in un articolo su PsicologiOnline: Fame emotiva VS Fame fisiologica.
(Se il link non funziona, copia e incolla nella barra del browser questo indirizzo: https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-alimentazione/864-fame-emotiva-vs-fame-fisiologica )

Se dopo aver letto l’articolo vorresti saperne di più, puoi contattarmi per richiedere informazioni e/o prenotare una consulenza.

“Specchio”: i Subsonica cantano l’anoressia

Parlare di disturbi del comportamento alimentare non è mai facile: si rischia di essere prolissi, asettici, banalizzanti, enfatici, opportunisti, ipocriti, autoreferenziali… Cantarne è forse anche peggio.

I miei concittadini ( concedetemi un pizzico di campanilismo) Subsonica hanno scritto una canzone – Specchio – che parla di anoressia.

Specchio sii più gentile oggi se ce la fai
Ho l’anima fuori servizio e un vizio
Di forma di sostanza e non passa mai
Sai che lo so
Specchio due dita in gola e mi riconoscerai
potrei far meglio ma lo …

…Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
sai non è tutto perfetto
si tira dritto sfiorando il precipizio.

Specchio questa mattina quanti anni mi dai
il cuore non mi parla spesso ha smesso
Spento e riacceso non funzionerà mai
Sai che lo so

…Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai non è tutto perfetto
Si tira dritto sfiorando il precipizio
Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento

Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai non è tutto perfetto
si tira dritto sfiorando il precipizio
Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai
qui tutto si è ristretto
si tira dritto
sfiorando il precipizio

Da questa canzone è nato un vero e proprio cortometraggio per la regia di Luca Pastore.
I testi sono a cura di una ragazza che ha conosciuto l’anoressia in prima persona, nel corpo e nella mente. Sono diretti, taglienti come pezzi di uno specchio infranto:

Questo progetto non ha la pretesa di insegnarci che cosa sia l’anoressia, né di indicarne le cause. Ha un grosso pregio: ne parla senza giri di parole, senza cercare ricette pronte all’uso. E se anche solo una ragazza (o un ragazzo, perché esistono anche anoressici maschi!) riuscirà a ricevere l’aiuto e il supporto che necessita, ne sarà valsa la pena.
Si parla di anoressia quando muore una modella famosa, quando sfila qualche ragazza “troppo magra” o quando qualche pubblicità mostra donne scheletriche. Se c’è spazio le si dedicano cinque minuti all’interno di qualche talk-show televisivo e il giorno dopo siamo punto e a capo.
Il messaggio che ne risulta è che le ragazze anoressiche diventano tali perché vogliono emulare le starlette presenti sulle copertine patinate. Si tratta ANCHE ma non solo di questo. Ridurre il discorso a questa affermazione significa voler vedere solo la punta dell’iceberg.

…Anoressia perché lo specchio deformante dentro di me mi dipinge sempre troppo grasso/a.
…Anoressia perché voglio sparire.
…Anoressia perché voglio che la mia evanescenza mi renda visibile.
…Anoressia perché sono cresciuto/a sentendomi dire che ero grasso/a
…Anoressia perché se non mangio vinco la lotta contro me stesso/a e la mia fame.
…Anoressia per farmi accettare.
…Anoressia perché per non farmi sfuggire la mia vita devo controllare qualcosa: il cibo.
….e ci sarebbero molte altre frasi.

Una cosa non sparisce dal mondo se togliamo il suo nome dal vocabolario.
Una malattia, ancora meno.

[Di anoressia ne ho già parlato più diffusamente QUI]