L’ansia può…sbilanciarti mentre cammini

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Sappiamo già da tempo che l’ansia, prima che nella mente, si fa sentire nel corpo. Non sono poche infatti le persone che, allertate da primi sintomi, si rivolgono al medico di famiglia per un approfondimento diagnostico.

Una recente ricerca aggiunge un ulteriore elemento: l’ansia influirebbe anche sulla camminata, più precisamente sulla traiettoria. Lo studio, condotto dal Dr Mario Weick della School of Psychology of University of Kent ha, per la prima volta, messo in relazione l’attivazione dei due emisferi cerebrali con le deviazioni dalla traiettoria durante la camminata.
Per comprendere perché tendiamo a dedicare l’attenzione in maniera diseguale attraverso lo spazio, le persone che si sono volontariamente sottoposte allo studio sono state bendate e invitate a camminare lungo una linea retta all’interno della stanza, verso un obiettivo precedentemente indicato.
Gli individui che manifestavano livelli di ansia maggiori mostravano una tendenza ad andare verso sinistra, mostrando quindi una maggior attivazione dell’emisfero destro.
La ricerca suggerisce un’associazione diversa tra i due emisferi e i sistemi motivazionali: il destro sarebbe connesso all’inibizione, il sinistro all’approccio.

Questi risultati potrebbero essere utili non solo per approfondire le conoscenze sull’ansia, ma anche quelle sulla Sindrome da negligenza spaziale unilaterale (unilateral neglect). Si tratta di un disturbo della cognizione spaziale in cui il paziente, a seguito di una lesione cerebrale,ha difficoltà con l’esplorazione della parte controlaterale alla lesione e non è consapevole degli stimoli presenti in quella porzione di spazio.

Vuoi misurare il tuo livello di ansia? Compila il Questionario di Autovalutazione dell’Ansia di Zung.

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L’autocriticismo: come silenziare il “piccolo critico” dentro di noi

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Qualche giorno fa è uscito su Psicologi Online un mio articolo intitolato “Il piccolo critico dentro di noi”. Parlo dell’autocriticismo, cioè quella tendenza ad assecondare quella parte di noi che ci ripete sempre quanto siamo inadeguati, incapaci, brutti,difettosi,…
Avere la capacità di mettersi in discussione e valutare se stessi e il proprio operato è una buona qualità, ma il problema di questo “piccolo critico” è che vuole avere sempre ragione a prescindere. Questo lo rende uno dei peggiori ostacoli al cambiamento, soprattutto quello auspicato da chi intraprende una psicoterapia.

Per l’identikit del piccolo critico vi rimando all’articolo: qui vedremo invece una strategia per combatterlo…e metterlo a tacere.

  1. Ascoltatelo.
    Mettetevi a quattr’occhi e ascoltate che cosa abbia da dirvi il vostro autocriticismo. Fate un elenco di ciò che dice, senza ripetizioni.
  2. Leggete l’elenco e iniziate a confutarne i punti uno alla volta, annotando le prove che potete portar a vostro favore. Se ad esempio, uno dei punti è “non sei capace a fare nulla”, annotate tutti traguardi che avete raggiunto, anche quelli che vi sembrano insignificanti.
  3. Se per un punto non trovate prove a vostro favore, trasformate la frase in maniera propositiva. Ad esempio: “Sul lavoro nessuno si accorge di te” potrebbe diventare “Cosa posso fare per migliorare la mia presenza lavorativa?”. Rivolgetevi a voi stessi come fareste con un bambino: incoraggiatevi, datevi spunti per crescere.
  4. Razionalizzate le energie. Dare ascolto al piccolo critico vi distoglie da cose molto più importanti nella vita, tra le quali gli obiettivi che in questo momento sentite di non raggiungere.
  5. Niente alibi.
    L’autocriticismo negativo è spesso una scusa in cui ci trastulliamo per non mettere in atto un vero cambiamento. Le novità spaventano perché non sappiamo cosa aspettarci e in certi casi è più “sicuro” (con tante virgolette) restare ancorati alle negatività note.

 

A questo punto è giunto il momento di congedare il piccolo critico: prendete un bel foglio di carta e iniziate a scrivergli un avviso di sfratto, con tanto di luogo e data. Non avete bisogno dei servigi di un personaggio che passa le sue giornate a blaterarvi cattiverie e a buttarvi giù di morale. Uno che giudica soltanto e non fa nulla di produttivo. Un coinquilino che si è autoinvitato in casa vostra, non aiuta con le spese o con i lavori di casa e anzi vi rimprovera in tutto ciò che fate. Un abusivo che sta rubando il posto alla parte di voi che potrebbe sostenervi in ciò che fate, darvi la carica e aiutarvi a potenziare in maniera positiva ciò che sentite come carente.

Se il vostro autocriticismo è davvero imponente, pervasivo della vostra vita e si riflette negativamente sulla qualità delle vostre relazioni, provate a considerare l’idea di consultarvi con uno psicologo. Il vostro disagio potrebbe avere radici più profonde nel tempo e necessitare di un lavoro specifico. Non è detto che vi serva un percorso molto lungo, né che abbiate qualcosa di grave! Chiedere aiuto è il primo passo per sentirsi – e diventare – più forti.

L’ansia mette in ombra i tuoi lati positivi

Queste due vignette (comprensibili anche da chi non conosce bene l’inglese) esprimono n maniera efficace come l’ansia riesca a mettere in ombra le nostre caratteristiche positive.

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( fonte: elena-the-alter-ego.tumblr.com)

Per misurare il tuo livello di ansia, QUI trovi la Scala di Autovalutazione di Zung (NB, non è un strumento diagnostico!).

PS: disegni vignette simili a quella postata e ti piacerebbe pubblicarle gratuitamente sul mio blog? Scrivimi attraverso i recapiti presenti nella sezione contatti 🙂

Se di bullismo si parla solo quando è in prima pagina

Bullismo-conseguenze

In queste ore il bullismo è tornato di nuovo tra le notizie di cronaca: una ragazza dodicenne di Pordenone si è lanciata dal balcone di casa, lasciando delle lettere a spiegazione del suo gesto (fortunatamente, mentre scrivo questo articolo, è fuori pericolo).

Si sta verificando l’ormai ben nota prassi per cui, quando avviene un fatto di cronaca del genere, si parla di lotta al bullismo con tanti bei proclami, si fanno dibattiti con fior di esperti in tv e i politici dei diversi schiarimenti spolverano proposte di legge. Lo stesso fenomeno che si verifica quando una donna viene uccisa dal suo (ex) compagno.

Cosa succederà tra qualche settimana?
Il nulla, ahimè.
La nostra attenzione sarà catalizzata da altri eventi: si dibatterà di immigrazione clandestina, lotta al terrorismo, divorzi vip.

Ogni volta mi sembra di rivivere la scoperta dell’acqua calda: il bullismo non se lo sono inventato i ragazzini di oggi. Certo, ora viaggia di pari passo con le evoluzioni tecnologiche tant’è che parliamo anche di cyber-bullismo.

Sui criteri di definizione del fenomeno sono stati scritti molti libri (a mio avviso, uno dei migliori rimane il testo di Ada Fonzi), pertanto mi sembra superfluo tediarvi con una dissertazione accademica.

Piuttosto, vorrei raccontarvi com’è che ci sente in una situazione simile.
Non hai più un nome e cognome: la tua identità si riassume tutta in un epiteto, un’ingiuria, un soprannome di pessimo gusto. A seconda dei casi diventi “grassone”, “terrona”, “befana”, “secchione”, “lecchina”…eccetera eccetera. Ovviamente se nessuno prova a farti capire che tu sei ben altro, più passa il tempo e più ti convinci che i tuoi pari hanno ragione. La maggioranza si è espressa e il tuo parere non conta nulla.
Vieni preso di mira: ti svuotano il portapenne nell’immondizia, ti tagliano i capelli di nascosto, ti versano delle colla nelle tasche del giubbotto. Ti prendono il diario e scarabocchiano come fosse loro, ritagliano la tua foto dall’annuario perché non hai dignità alcuna di apparirvi.
Se c’è da calendarizzare un’interrogazione, ti fanno capire senza troppi giri di parole che o passi per primo, o passi per primo. Poco importa se dovrai fare nottata per ripassare tutto: non hai il diritto di disporre del tuo tempo come meglio credi.
All’uscita da scuola ti spintonano per le scale come un birillo e continuano sul piazzale fino a farti cadere in una pozzanghera. Le vessazioni continuano se avete la sfortuna di prendere lo stesso autobus.

Diventi sempre più insicuro.
La ciliegina sulla torta arriva quando provi a rivolgerti a un insegnante e la cosa migliore che ti senti rispondere è “porta pazienza, l’anno prossimo la scuola finisce” oppure “ignorali e fai finta di nulla“. A quel punto capisci che non servirebbe a nulla raccontarlo a casa, faresti solo preoccupare tutti per una cosa che “tanto sta per finire” e che “succede in tutte le classi“, “mica solo a te, anche a noi professori ce ne fanno di ogni“.

Pazienza un emerito cavolo.
Perché il bullismo non è un raffreddore che devi aspettare passi da sé!
Si tratta di un trauma che si ripercuote anche in futuro. Ormai lo abbiamo capito: basta proclami, basta progetti a spot, basta giovani vittime, basta tornare sempre punto e capo.

Ci decidiamo a fare qualcosa di SERIO e STRUTTURATO nel tempo??? Rivolgo questo appello a tutti: istituzioni, scuola, famiglie, educatori, psicologi,…

Ps nell’esempio qui sopra non ho citato né i social, né internet in generale. Sapete, 15 anni fa non erano ancora diffusi. Perché questo esempio è una storia vera, la mia.

(Se sei arrivato/a su questa pagina perché stai cercando un sostegno psicologico mirato, contattami. Ti ricordo che nel caso in cui tu sia minorenne ho bisogno del consenso dei tuoi genitori o tutori legali per poterti prendere in carico!)

16 cose che le persone con ansia sociale vogliono farti sapere

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un interessante articolo di Lindsay Holmes per  Huffington Post. La sezione Salute della redazione si è rivolta, attraverso Facebook, alle persone che soffrono di ansia sociale chiedendo che cosa vorrebbero che gli altri comprendessero su questo problema. Sono state selezionate 16 frasi, esemplificative di aspetti differenti  e utili ad aumentare la consapevolezza riguardo questa condizione.
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1.L’ansia sociale non è una scelta.
Vorrei che le altre persone sapessero quanto dannatamente vorrei essere come tutti gli altri e quanto sia dura essere affetta da qualcosa che mi mette in ginocchio ogni singolo giorno. (Kaitlyn)

2.Sanno quanto sia difficile per amici e familiari comprenderla.
Lo sappiamo che è irrazionale. Abbiamo bisogno di ciò che ci serve per uscirne. (Elise)

3.Non possono smettere di soffrirne.
Sentirsi dire “fattene una ragione” è la cosa peggiore. Non lo diresti a qualcuno che ha il raffreddore. (Jackie)

4. Un po’ di compassione può servire a molto.
Mi piacerebbe che le persone capissero quanto posa essere debilitante. Mi piacerebbe che leggessero questo link e le informazioni che stiamo fornendo, per capire meglio cosa accade nel nostro cervello. Capire che noi scriviamo un messaggio, piuttosto che fare una telefonata. Capire che non rifiutiamo apposta di fare le cose più “facili”. (Stacey)

5. Non è qualcosa che si “cura” rapidamente.
…mi fa sentire bloccata. Ho provato a uscirne per anni. Posso sembrare spiritosa e sicura ma dentro di me sto tremando. (Gina)

6. È imprevedibile.
Vorrei che le persone capissero che l’ansia sociale va e viene…  ci colpisce dal nulla. Il fatto di essere stati a volte “l’anima della festa” non significa  che non ne proviamo e che non la combattiamo regolarmente. (Desiree)

7.L’ansia sociale NON è timidezza.
Non è timidezza che andrà via col tempo. È una malattia che ti impedisce di avere una “normale e semplice” conversazione con qualcuno. (Geleen Marie)

8. Non è “tutto nella loro testa”.
L’ansia esordisce dal cervello, che controlla il nostro corpo. È scienza. I nostri cervelli sono differenti e reagiscono alle situazioni in modi che non possiamo controllare o aiutare. È una reazione fisica. (Katy)

9.Non sempre c’è una spiegazione per l’ansia sociale.
Non sempre c’è un motivo per sentirsi così. Non esiste un  fattore sempre scatenante. Il fatto di alzarmi dal letto, svolgere i miei compiti giornalieri e addormentarmi, la gran parte dei miei giorni, è il mio modo di uscirne e fronteggiarla. (Jennifer)

10.Non c’è bisogno di sapere tutto sull’ansia sociale per poterle confortare.
Non ho bisogno che tu “provi a capire”, non lo capisco nemmeno io! Ho bisogno del tuo amore e supporto. (Tiffany)

11. A volte ci vuole un po’ per prepararsi a un ritrovo sociale.
Vorrei che le persone capissero che a volte mi servono molti giorni per prepararmi mentalmente a un ritrovo sociale dove incontrerò nuova gente e se questo capita con poco preavviso, non sempre risulterò la persona più amichevole di questo mondo. Questo non vuol dire che io sia mediocre, boriosa o maleducata, come spesso viene interpretato. (Meredith)

12. Gradiscono comunque gli inviti.
Se non esco molto è perché mi sento molto meglio a casa. E anche se rimango a casa perché la folla per me è troppo, mi piace ancora essere invitata e inclusa. (Claire)

13. Anche le persone schiette possono soffrirne.
Non sono affatto una persona timida ma il fatto di essere determinata non significa che dentro di me non vi sia tempesta. (Amber)

14.Può essere controllata.
Non è così male se apprendi strategie sane di coping. Cose come la respirazione profonda, i pensieri positivi, allontanarsi da una situazione di tensione o conoscere cosa ti rilassa. Con me funzionano un bagno caldo o un buon libro. (Crystal)

15.È difficile incontrare persone nuove
Ho una grande difficoltà a incontrare persone nuove e a organizzare raduni… Molte persone mi credono super estroversa ma iper-analizzo ogni conversazione che ho per ore! È estenuante! (Shannon)

16.Semplicemente, ognuno socializza in maniera diversa.
Ho il mio modo di affrontare le situazioni e tu hai il tuo. (Bailey)

 

Se vuoi aggiungere una frase a questa lista lasciala pure nei commenti qui sotto, così che tutti possano leggerla insieme alle altre.
Condividi pure questo post se credi possa essere utile per te o una persona cara.
Se pensi di riconoscerti in queste parole, puoi provare a compilare il questionario di autovalutazione dell’ansia sociale di Glass, tenendo ben presente che il risultato non costituisce diagnosi, bensì un orientamento informativo.
Se invece stai cercando un aiuto psicoterapeutico per te o lo stai cercando per qualcun altro, visita la sezione contatti del mio sito: troverai tutti i riferimenti per chiedermi informazioni e fissare un colloquio.
Ricorda: l’ansia sociale non è una scelta, ma puoi scegliere di farti aiutare.

 

 

 

 

Dichiarazione di autostima di Virginia Satir

Ed eccoci giunti nel 2016.
Come ogni inizio d’anno, molti di noi avranno stilato una lista di buoni propositi. Liste diverse per persone diverse: essere più ordinati, imparare a cucinare, fare più movimento, etc etc.
In tutte queste liste non dovrebbe mancare un presupposto fondamentale: volersi bene, amarsi e rispettarsi. Chiamiamolo anche sano egoismo: del resto chi non sta bene con se stesso difficilmente saprà stare bene con gli altri, no?
Uno dei pezzi più belli che io abbia mai letto sull’autostima è senz’altro la Dichiarazione di Virginia Satir, psicoterapeuta americana. Nel corso del suo lavoro con coppie  e famiglie (oltre 3000!) ha saputo fondere le basi teoriche della psicoterapia familiare con la ricerca di positività, benessere, ottimismo e capacità di sdrammatizzare. Per questo, le sue citazioni non sono semplici frasi, ma vere e proprie perle di saggezza.
Non mi viene in mente miglior proposito per questo nuovo anno.

 

In tutto il mondo non esiste nessuno che sia come me.

Tutto quello che proviene da me è autentico, perché sono soltanto io a sceglierlo.

Io possiedo tutto di me, il mio corpo, le mie sensazioni, la mia bocca, la mia voce, tutte le mie azioni, che siano per gli altri o per me stesso/ me stessa.

Possiedo le mie fantasie, i miei sogni, le mie speranze, le mie paure.

Possiedo tutti i miei trionfi e successi, tutti i miei fallimenti ed errori perché IO possiedo tutto di me e Io sono in grado di riconoscere intimamente me stesso/ me stessa.

Facendo questo IO posso amarmi e diventare mio amico/mia amica, in ogni mia parte.

So che ci sono aspetti di me che mi confondono, ed altri aspetti che non conosco – ma fino a quando continuo ad essere in amicizia ed in amore con me stesso e me stessa, IO posso cercare coraggiosamente e con speranza delle soluzioni alle incertezze e posso trovare strade per conoscere ancora di più su di me.

In qualsiasi modo io appaia e mi esprima, qualsiasi cosa io dica e faccia e qualsiasi cosa io pensi e senta, in un qualsiasi momento tutto ciò è ME, in maniera autentica.

Se in seguito alcune parti di come appaio, di come mi esprimo e di come io ho pensato, diventano sconvenienti, IO posso mettere da parte ciò che è sconveniente, tenere ciò che rimane ed inventare qualcosa di nuovo al posto di ciò che ho scartato.

Posso vedere, ascoltare, sentire, pensare, dire e fare.

Possiedo gli strumenti per sopravvivere, per essere vicino/vicina agli altri, per essere produttivo/produttiva, per dare un senso ed un ordine là fuori nel mondo delle persone ed alle cose al di fuori di me.

IO possiedo me stesso/me stessa ed allo stesso tempo posso ideare me stesso/me stessa.

IO sono me ed IO SONO GIUSTO / GIUSTA

Virginia Satir

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