L’alimentazione consapevole (Mindful Eating)

Per definire il concetto di alimentazione consapevole (mindful eating) potremmo partire dal significato di connessione, termine ormai entrato a far parte della nostra quotidianità.
Siamo connessi con il web, con il mondo, con gli amici, i follower…viviamo immersi in una quantità di stimoli, talvolta ne siamo così sovraccarichi da perdere di vista il “qui ed ora” . Non siamo presenti a noi stessi, ci muoviamo come se avessimo avviato il pilota automatico: nemmeno ci accorgiamo di ciò che stiamo facendo.
Anche la nostra alimentazione risente della non-consapevolezza : questo tipo di disconnessione è alla base di molti comportamenti alimentari distorti, fallimenti con le diete, difficoltà a osservare regimi prescritti per particolari patologie mediche.
Mangiamo quasi per abitudine, non ascoltiamo il nostro corpo né i segnali che ci invia: andiamo oltre la sazietà, siamo sempre di fretta, i pasti diventano il sottofondo ad altre attività come lavorare o guardare la televisione.

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Photo by Etienne Pauthenet on Unsplash

Alla base di un’ alimentazione non- consapevole possono esserci abitudini errate apprese nella famiglia d’origine o nel corso degli anni; diete “fai da te” o mal prescritte che hanno compromesso il rapporto con il cibo; gestione “emotiva” per cui mangiare diventa un modo per gestire le emozioni ( il cosiddetto emotional eating o fame emotiva). Anche se non sempre sfociano in un vero e proprio Disturbo del comportamento alimentare, queste cause incidono negativamente sul benessere.

L’alimentazione consapevole fa parte di uno stile di vita sano, attento al benessere, in cui mente e corpo sono connessi nel momento presente. Significa, per esempio:

  • Riconoscere per tempo i segnali della sazietà, prima di arrivare al punto di “scoppiare”;
  • Prendersi i propri tempi per i pasti, senza fretta o eccessiva lentezza;
  • Perdonarsi ed essere flessibili con se stessi in caso di strappi alla regola;
  • Distinguere la fame fisiologica da quella prettamente emotiva;
  • Scegliere cosa piace e cosa non piace;
  • Distinguere tra ciò che fa male e va limitato, ciò che è vietato per motivi di salute e ciò che può essere mangiato più spesso;
  • Non provare vergogna a mangiare qualcosa di diverso davanti ad altri o a chiedere variazioni a una pietanza in un ristorante ( patate arrosto anziché fritte come contorno, una pizza senza mozzarella,…)

 

Chi è reduce da anni di diete ha ormai acquisito competenze in campo nutrizionale per cui potrebbe prendere una laurea honoris causa, allora perché non riesce a raggiungere/mantenere il peso forma? Semplice: confonde la “competenza” con la consapevolezza. La prima è teorica, la seconda si esprime attraverso la connessione mente – corpo nel momento presente.

Sei alla ricerca di un percorso di alimentazione consapevole (mindful eating), vuoi migliorare il rapporto con il tuo cibo, capire cosa può aver fatto fallire anni di diete? C’è un percorso apposta per te! Per iscrizioni e/o informazioni, visita questa pagina o telefona al numero 3454551671. Potremo prendere un appuntamento presso il mio studio a Torino o fissare una videoconsulenza.

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Nuovo gruppo Facebook “Fame emotiva: gestiamola insieme”

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Rapido aggiornamento: nasce su Facebook un gruppo dedicato alla fame emotiva , dove gli iscritti potranno trovare uno spazio di confronto e sostegno.

Il gruppo è di tipo segreto, cioè solo gli iscritti potranno leggerne in contenuti.
Per essere aggiunti cliccate qui >>> Fame emotiva: gestiamola insieme

Si tratta di un’iniziativa nuova perciò grazie in anticipo a chi mi aiuterà a pubblicizzarla 🙂

Fame emotiva vs Fame fisiologica: un articolo per PsicologiOnline

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L’alimentazione non è un concetto solamente fisiologico: è esperienza comune mangiare anche per motivazioni di tipo emotivo.
Si mangia  per stress, per solitudine, per rabbia, per noia,…
Quando il cibo viene utilizzato per gestire un’emozione (positiva o negativa) possiamo parlare di fame emotiva. Gli episodi sporadici non rappresentano un grosso problema, mentre quando parliamo di un comportamento abitudinario e reiterato nel tempo è bene porre la dovuta attenzione. Gli attacchi di fame emotiva non solo non risolvono il motivo scatenante ma aggiungono sensi di colpa e vergogna, oltre a ripercussioni sul fisico e sull’organismo. Spesso i cibi preferiti in questi casi sono infatti ricchi di grassi e zuccheri.

Ho approfondito l’argomento in un articolo su PsicologiOnline: Fame emotiva VS Fame fisiologica.
(Se il link non funziona, copia e incolla nella barra del browser questo indirizzo: https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-alimentazione/864-fame-emotiva-vs-fame-fisiologica )

Se dopo aver letto l’articolo vorresti saperne di più, puoi contattarmi per richiedere informazioni e/o prenotare una consulenza.

Sopravvivere al Natale- Pranzi, cene e affini

Le festività natalizie sono contraddistinte da una gran quantità di cenoni, pranzi e vigilie varie. Questo ci porta a trascorrere molto tempo a contatto con il cibo, da commensali o da cuochi. Vediamo qualche piccola strategia per non farsi sopraffare dallo stress natalizio.

Vi spetta l’incombenza di cucinare per amici e parenti? Innanzitutto, assumetevi l’impegno solo se avete tempo e voglia. Se quest’anno sentite di non farcela, declinate e passate la palla a qualcun altro o a un ristorante. Se cucinare vi stressa, offritevi di comprare un panettone.
Organizzate il menù con anticipo: sarà più facile fare una lista degli ingredienti e avvantaggiarsi con le preparazioni . Chiedere aiuto o accettare che gli invitati portino qualcosa non significa affatto che non siete capaci, anzi: potrete concentrarvi meglio su ciò che vi resta da fare.
Sfruttate il web per ricette e tutorial: scegliete piatti con cui avete una certa dimestichezza o che avete avuto modo di sperimentare qualche giorno prima. Non siete sicuri della riuscita di un piatto? Pensate a un piano B.
Tenete a mente che non esiste la cena perfetta e che gli invitati non saranno lì per assegnarvi la stella Michelin (a meno che non siate cuochi stellati…ma in questo caso conoscerete già tutti i trucchi del mestiere!). Il soufflè si è sgonfiato? La maionese è impazzita? Non permettete a un piatto di rovinarvi il Natale! L’atmosfera è data dallo stare insieme, non dalla quantità di ripieno degli agnolotti.

Le festività sono il paradiso dei cibi di conforto: la tavola pullula di cibi grassi, golosi ed elaborati. Davanti a noi si stagliano orde di cioccolatini, pandori e torroncini. Come evitare di cadere in tentazione? O meglio: come evitare di utilizzare il cibo per dare sfogo alle emozioni?
Ascoltare i propri stati d’animo aiuta a contestualizzarli e a trovare strategie alternative al cibo: così facendo avrete meno probabilità di sedervi a tavola in preda alle emozioni.
Non dovete rinunciare a tutto ciò che è golosità, stareste solo peggio (a meno che non abbiate problemi di salute, che è un altro discorso) e vi verrebbe ancora più voglia di ciò a cui avete rinunciato. Piuttosto, scegliete un paio di cibi che amate e mangiateli con gusto, assaporandoli. Questo cambiamento di approccio vi farà mangiare con intenzionalità: sarete voi a scegliere il cioccolatino e non viceversa.

Infine: non tutti si sentono a proprio agio in queste occasioni sociali, soprattutto quando ci si trova a casa di persone che si conoscono da poco e in presenza di molti estranei. In questi casi, prima di buttare giù un drink a stomaco vuoto (e ubriacarvi nel giro di pochi minuti) potete adottare alcune strategie molto più salutari (e meno imbarazzanti!). Respirate a fondo, immaginando una scena rilassante: il vostro corpo sarà già più tranquillo. Vi imbarazza l’idea di parlare con degli sconosciuti? Ricordatevi che sono lì per festeggiare e non per giudicare le vostre capacità oratorie. Intrattenere una conversazione piacevole è possibile se noi per primi siamo liberi da pregiudizi su noi stessi.

…Buon appetito! 😉

Emotional Eating: incontro a Torino

Non amo particolarmente infarcire la mia parlata di terminologie anglosassoni, ma per l’oggetto di questo post trovo che siano molto più efficaci rispetto alla traduzione italiana.
Il concetto di emotional eating racchiude quell’insieme di comportamenti alimentari per cui il cibo viene usato non (solo) per nutrire il corpo bensì per “sfamare” le emozioni. Sono quelle situazioni in cui si mangia per rabbia, tristezza, solitudine…
Solitamente si prediligono cibi grassi e ricchi di zucchero, che danno una soddisfazione rapida ma breve.
Ormai siamo sotto Natale e aumentano sia le quantità di tali cibi a disposizione (panettoni, cioccolatini e leccornie varie) sia le situazioni potenzialmente stressanti. Alcuni esempi: la cena dalla suocera, la corsa per i regali, la solitudine di chi ha i propri cari lontani… e via dicendo.

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A questo tema sarà dedicato un incontro che io e una collega (esperta di tecniche di rilassamento e training autogeno) terremo la settimana prossima presso ill nostro Studio.

Parleremo di:

Emotional eating: definizioni, cause principali;
Differenze e similitudini con i Disturbi del comportamento alimentare;
Strategie alternative per gestire le emozioni: tecniche di rilassamento e altre modalità;
Quando si rende necessario chiedere un aiuto specialistico

Il seminario si terrà il 15 dicembre, orario 18:00-19:30 presso lo Studio di Psicologia di C.so Duca degli Abruzzi 42, Torino.
Il costo di partecipazione è di 8 euro a testa.
Per motivi logistici è obbligatorio prenotarsi, telefonando al numero 3454551671 (cioè a me) o inviando una mail a studiopsicologiato.ls@gmail.com. Potete anche scrivermi attraverso i contatti del blog.

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Per ulteriori informazioni: Psicologia, Psicoterapia e Counseling