Noi non siamo problemi, siamo persone. La storia di Sabrina.

Il post odierno nasce con l’idea di trasmettere un messaggio di fiducia e speranza a coloro i quali sono alle prese con un disturbo del comportamento alimentare, in particolare il Binge Eating.

Nel mio gruppo Facebook “Fame emotiva e alimentazione consapevole” ho virtualmente incontrato Sabrina: dopo una vita passata a lottare contro l’obesità è arrivata a una consapevolezza più profonda dei motivi che la spingevano verso il cibo. Sin da bambina infatti era passata – senza esito – da una dieta all’altra , finché ha riscoperto l’amore per se stessa. Ha deciso di raccontare la sua storia sui social, creando una pagina Facebook e un gruppo collegato , per motivare e sostenere le persone che stanno attraversando un momento simile a quelli da lei vissuti.

Da una prima chiacchierata è nata l’idea di proporle una piccola intervista. Buona lettura!

Ciao Sabrina, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Quando hai preso consapevolezza di avere delle difficoltà nella tua relazione con il cibo e l’alimentazione?

Ho preso consapevolezza del Binge Eating Disorder molti anni dopo il suo manifestarsi.  Ho iniziato a soffrirne da bambina – 6 anni – ed è andato sempre peggiorando fino all’ età di 26 anni quando ho deciso di andare via di casa , lasciare Roma e prendere la mia strada. Ma non è bastato. Mi ci sono voluti ancora degli anni per ritrovare me stessa. Ricordo un evento che ha scatenato il cambiamento: una mia ex collega durante un viaggio di ritorno a casa in treno mi disse : “Se non te ne frega niente di te stessa come puoi pensare agli altri?” Mi ha distrutta moralmente , ho anche pensato di farla finita tanto ero disperata. Ho pensato “Ma guarda che brutta persona, che cafona , come si permette!?” . Invece mi sono messa in discussione, maturando sempre più consapevolezza: non finirò mai di ringraziarla per avermi aiutata a “svegliarmi”.


Nella tua biografia online ho letto che, prima di questa svolta, nel corso degli anni hai provato diverse diete ma i risultati sperati non arrivavano mai. Secondo te che cosa non ha funzionato in quel periodo?

Sono sempre stata seguita da dietologi , nutrizionisti, endocrinologi . Non avevo mai nulla , niente che nel mio corpo non andasse : mi sono anche sottoposta a numerosi ricoveri in ospedale. Ero una bambina troppo obesa e il mio caso doveva essere studiato.
Io non capivo perché dovevo stare a dieta, perché i miei mangiavano qualsiasi cosa volessero e io no : se sgarravo erano guai. Così ho iniziato a rubare il cibo e mangiare di nascosto. Molto tempo dopo ho capito che quando venivo beccata era un modo per attirare l’attenzione su di me. A ogni controllo ingrassavo – anche 10 kg in un mese- è lì giungeva la mia soddisfazione: era il medico a sgridare i miei genitori!
C’è da dire che il clima famigliare non era affatto tranquillo:  i miei si facevano la guerra  ed erano molto concentrati su di loro , io mi sentivo in colpa perché mi ritenevo causa dei loro litigi.

Questo per quanto riguarda il periodo iniziale del mio disturbo, poi i miei hanno mollato la spugna e io ho provato più volte ad uscirne senza nessun risultato perché in fondo non volevo cambiare . Sì, non volevo cambiare perché l’ambiente in cui vivevo  mi è sempre stato di intralcio.


3)Che cosa diresti oggi a una persona che soffre di Binge Eating Disorder ( BED)?

Direi a chi soffre di bed che non vale la pena distruggersi la vita per qualcosa che non possiamo cambiare o recuperare, dobbiamo dare il meglio per noi stessi perché  la nostra salute  e la nostra pace interiore sono le cose più importanti a cui pensare.
Un consiglio è quello di lasciare andare … e proseguire dritti verso il futuro che ci riserva  una miriade di cose splendide, nonostante le mille difficoltà quotidiane. Spesso non ci rendiamo conto di ciò che abbiamo intorno a noi.

Sono grata alla vita perché oggi sono ancora viva, ho riscoperto la gioia di camminare , i sapori del cibo! Mi sento  libera sia nel corpo che nella mente.
Apprezzo ogni parte del mio corpo che oggi porta le cicatrici di un passato doloroso e che pur non appartenendomi più ringrazio perché attraverso l’esperienza mi ha reso una persona migliore .

Ci sarebbero tante altre cose da dire, ad esempio che non siamo fatti solo di carne , ma siamo frutto delle nostre emozioni ..  che in fondo la vita ci mette alla prova e che elaborare la sofferenza fa riscoprire una forza naturale  innata  e presente in ognuno di noi …

Adesso Sabrina è una donna che ama la vita ed è grata per ciò che ogni giorno le riserva. Ha riscoperto la gioia di prendersi cura di se stessa, anche attraverso l’alimentazione e uno stile di vita sano. Guardandosi indietro ha trovato dei collegamenti tra le motivazioni del suo disturbo e il suo contesto di vita familiare, elaborando la sua “teoria del sintomo” che ha condiviso con me- e con voi- nel corso della nostra chiacchierata. Ha imparato a vedersi e ad amarsi come persona e non come problema.

Anche tu stai vivendo una situazione simile e vorresti imparare ad amarti e a stare meglio? Contattami attraverso i recapiti presenti in questa pagina. Potrai scegliere liberamente se prendere un appuntamento in Studio o da remoto.

Quanto tempo ci metterò a guarire?

Nel post odierno torno a occuparmi delle domande proposte più frequentemente a Dr Google dagli utenti che stanno cercando uno psicologo. Dopo aver parlato del post primo colloquio, oggi mi concentrerò su un altro tema importante: quanto tempo ci metterò a guarire?

Non esiste una risposta univoca – guai se ci fosse, vuol dire che saremmo tutti dei piccoli cloni e non degli esseri umani unici e irripetibili. Al tempo stesso la richiesta è legittima : ho preso coscienza di una problematica, adesso voglio sapere quanto ci metterò a uscirne.

Un’immagine scattata da me a Pian dell’Alpe, Usseaux (TO)

A differenza di una prognosi prettamente fisica – un raffreddore, un arto ingessato – in psicologia non abbiamo delle prognosi standard, quindi non potrò darti una data di scadenza . Ad ogni modo, ti proporrò di darci degli obiettivi intermedi sui cui lavorare di volta in volta e che contribuiranno a farti stare meglio.

La guarigione è un processo: immagina un percorso che ti conduce verso una vetta. La tendenza è verso la salita anche se ti capiteranno delle deviazioni e alcuni tratti in cui dovrai apparentemente scendere per risalire meglio. Potrebbe capitarti di avvertire stanchezza, inciampare e cadere. non preoccuparti: dopo esserti riposato ti rialzerai e ripartirai da quel punto. La strada già intrapresa non verrà azzerata.

Potresti avere la tentazione di accelerare il processo, magari per dimostrare qualcosa a te stesso/ a o agli altri: ricorda di fare del tempo il tuo alleato e non un nemico da contrastare.

La guarigione è definitiva? Anche qui non posso farti promesse. Anzi, voglio essere onesta e sincera: la terapia non elimina i problemi dalla tua vita né potrà bloccare sul nascere i fattori scatenanti. La differenza sostanziale sarà nell’aver imparato a riconoscerli e a gestirli in maniera più sana.

Vuoi iniziare il tuo cammino vero il benessere? Contattami attraverso i recapiti presenti in questa pagina. Potrai scegliere liberamente se prendere un appuntamento in Studio o da remoto.

Come aiutare una persona ansiosa

Una delle difficoltà maggiori vissute dalle persone che soffrono di ansia è spiegare ai propri cari come si sentono e come poter essere aiutati nei momenti di crisi. Allo stesso tempo, stare accanto a una persona ansiosa non è facile e alla lunga può rivelarsi frustrante.

Detto ciò, cosa dovrebbe sapere chi vuole aiutare una persona ansiosa?

L’ansia non è una scelta, né un capriccio
Non si diventa ansiosi per libera scelta, anzi. Chi ne soffre preferirebbe farne a meno, dato che è un’ esperienza molto stancante a livello psicofisico. L’ansia può scattare anche all’idea che una certa situazione possa verificarsi, anche con una probabilità di uno su un milione.

Un ansioso sa che “dovrebbe” stare tranquillo
Chi soffre di disturbi d’ansia sa che le sue paure sono sproporzionate e spesso infondate, eppure non riesce materialmente a bloccarle, anche se lo vorrebbe. Quando gli/le dici di “stare tranquillo” rischi di aumentare il suo senso di inadeguatezza: lo sa già, non ci riesce. Altrimenti lo farebbe.

Il valore della presenza
Spesso la “smania del fare” ci fa sottovalutare l’importanza dell’esser-ci, in questo caso essere presenti per la persona ansiosa. Dare voce alla proprie paure infatti può essere un buon modo per ridimensionarle e portarle su un piano più oggettivo. Fatti raccontare che cosa sta innescando la sua ansia, come si sente e che cosa sta temendo, senza banalizzarlo.

Cosa posso fare per aiutarti?
Non esiste un’unica modalità per aiutare qualcuno che soffre d’ansia. La soluzione migliore è chiedere concretamente al tuo caro cosa puoi fare per rendere meno pesante la situazione.

Evitare di sostituirsi
Potresti pensare di sostituirti al tuo caro in una situazione particolarmente ansiogena ( es. prendere appuntamento dal dentista). In realtà questa soluzione sul lungo periodo rischia di peggiorare il problema perché in lui/lei si rafforzerà la convinzione di non essere capace ad affrontare queste circostanze, né avrà lo stimolo per fare qualcosa visto che te ne occupi tu al posto suo.

Porre un limite
Stare accanto a una persona ansiosa può essere davvero faticoso, soprattutto se sembra non fare progressi e pone le stesse richieste di aiuto. Puoi essere empatico e disponibile pur mettendo un limite a protezione della tua integrità emotiva.

Offrire supporto nella ricerca di aiuto
Quando l’ansia diventa un costante della quotidianità , i suoi effetti si ripercuotono negativamente sulla qualità della vita e sul benessere individuale. In questi casi puoi suggerire al tuo caro di richiedere l’aiuto di un professionista, supportandolo e motivandolo durante il percorso.

Vorresti richiedere aiuto per un tuo caro che soffre di ansia? Potete contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.

Gestire l’ansia post-quarantena

In un post di qualche settimana fa avevamo parlato della Sindrome della capanna, cioè quell’insieme di ansia e disorientamento che alcune persone hanno provato ( e provano tuttora) all’idea di potere e dovere nuovamente uscire di casa.

Ho ritenuto fosse il caso di tornare sull’argomento per due ordini di motivazioni:

  • mi è stato chiesto – in ambito lavorativo e amicale – come affrontare nella pratica questo problema;
  • l’ansia non riguarda solo l’uscita dalla “capanna” ma anche ambiti più estesi ( es. paura del futuro a lungo termine.

Dottoressa, mi piacerebbe tanto tornare da lei in studio ma preferirei vederci ancora in videochiamata“, ” Mi piacerebbe tanto prendere un caffè al bar ma vado in palla solo all’idea” , ” Alla fine stare in casa non è poi così male” ,… parliamone.

Photo by Tonik on Unsplash

Una “nuova” normalità
Se ne parla tanto , va bene, ma credo sia la miglior definizione che possiamo adottare. Saremmo ingenui a fingere che sia tutto come prima, e stolti nell’ignorare ciò che è tuttora in corso. Abbiamo bisogno di ricreare abitudini – al cervello piace avere degli schemi con cui orientarsi – alla luce di questa attualità. Ci sono attività che non possiamo svolgere come prima. Ad esempio, nei colloqui in studio sia io che il paziente dobbiamo indossare la mascherina e osservare il distanziamento: questa norma ci fa “perdere” una serie di espressioni facciali ma ci fa “guadagnare” in sicurezza reciproca e ci consente di svolgere il nostro lavoro in presenza.

Focus sul presente
Nessuno di noi, nemmeno gli esperti, possiede elementi a sufficienza per fare previsioni sul futuro: perché sprecare energie cognitive ed emotive per prefigurarsi scenari che potrebbero non verificarsi mai? Quando ti accorgi di ruminare su questo genere di pensieri, cerca di distoglierti tornando al qui ed ora. Dedicati a un passatempo, all’attività sportiva o a pratiche di meditazione e yoga: ti aiuteranno a focalizzarti sul presente e non far galoppare la mente in un futuro remoto.

Atteggiamenti proattivi, un passo per volta
L’ansia ha un grosso carburante che si chiama immobilità. Più rimani fermo, più hai paura di muoverti: è un circolo vizioso.
Stila una lista di attività che desideri riprendere ( in condizioni di sicurezza), ordinandole per livello di difficoltà “emotiva”. Evita la trappola del tutto e subito: privilegia la gradualità.


Allontanati dalle energie negative
In contesti reali o virtuali può capitare di finire coinvolti in conversazioni e dibattiti sul nostro futuro, su un’eventuale seconda ondata del covid-19 , su numeri e aggiornamenti vari…spesso con toni foschi e ansiogeni.
Nessuno ti obbliga a prendere parte in questi contesti: in maniera cordiale ma assertiva al tempo stesso puoi dire che desideri cambiare argomento.

Chiedi aiuto
L’ansia non è una scelta, né un capriccio. Se diventa pervasiva della tua quotidianità e ti impedisce di vivere la vita che vorresti, considera l’idea di chiedere un aiuto specialistico contattandomi attraverso i recapiti presenti in questa pagina. Potrai scegliere liberamente se prendere un appuntamento in Studio o da remoto.

Fare i conti con la frustrazione

Dicesi frustrazione :


[dal lat. frustratio –onis «delusione», der. di frustrare «frustrare»]. – 1. Sentimento di chi ritiene che il proprio agire sia stato o sia vano: provare un senso di frustrazione2. In psicologia, condizione di tensione psichica determinata da un mancato o ostacolato appagamento di un bisogno; può avere cause esterne, o interne.

Da questa ottima definizione della Treccani possiamo dedurre che alcune cause di frustrazione possono essere controllate, altre meno.

Photo by Andre Hunter on Unsplash

Per esempio, mentre sto elaborando questo post sto provando frustrazione perché i lavori del vicino e la linea internet ballerina influiscono negativamente sulla mia concentrazione. Come posso intervenire?
– I lavori stanno seguendo le regole, ho messo gli auricolari e avviato una playlist “brain power per non farmi innervosire oltre dai rumori;
– ho contattato l’operatore telefonico, comunicando i rallentamenti sulla linea. Hanno preso in carico la mia segnalazione ma non verrà risolta in tempi brevi. Sto scrivendo il mio articolo offline, in attesa di avere una connessione più stabile per caricarlo sul blog.

Queste sono le soluzioni che ho messo in campo io; non saranno le migliori in assoluto ma sono quanto di più rapido mi sia venuto in mente. Fare è meglio che disperare, dicevano gli anziani.

Ovviamente esistono tutta una serie di frustrazioni sulle quali non possiamo intervenire direttamente. Pensiamo a quelle di tipo sentimentale: “lui/lei non mi vuole“. C’è poco da fare in questo caso, se non accettare che:

La frustrazione può anche insegnarci qualcosa su noi stessi e sull’importanza che attribuiamo agli eventi: toppa? Poca? Troppo poca?
(NB, potrebbe esserti utile anche un piccolo esercizio di scrittura espressiva).

La prossima volta che ti sentirai un po’ frustrato/a prova a vedere la situazione con altri occhi. Parti da una visione di insieme e dall’esterno, per poi scendere nel particolare.
C’è qualcosa che avresti voluto fare e che non hai fatto?
Avresti oggettivamente potuto farla?
Su che cosa puoi focalizzarti adesso?
Cosa hai imparato per la prossima volta?

La frustrazione può avere radici profonde e pervadere la tua quotidianità. Possiamo affrontarla insieme: prenota ora il tuo colloquio – in Studio o in da remoto – contattando i recapiti presenti in questa pagina.

Mangiare per noia

Non te ne eri nemmeno accorto/a: hai svuotato un pacchetto di patatine davanti alla tv. Eppure non avevi fame, lo sai per certo. Lo hai preso dalla dispensa senza rendertene conto. Mentre con gli occhi osservavi lo schermo, con le mani pescavi una patatina dietro l’altra: mangiarle è stato un atto puramente meccanico. Solo quando hai toccato con la mano il fondo del sacchetto hai realizzato di averle finite.
Cosa succede?

Stai mangiando per noia.

Ti sembrerà strano, ma non sono solo le emozioni “forti” come rabbia o tristezza a innescare la ricerca di cibo. Anche la noia nella sua apparente indifferenza può rappresentare un fattore scatenante per le abbuffate.

Quando sei annoiato/a infatti, anche il tuo cervello ne risente e potrebbe “andare a caccia” di dopamina per stimolarsi un po’: non per niente questo neurotrasmettitore è noto anche come l’ormone dell’euforia. Se facciamo qualcosa che ci piace, i suoi livelli aumentano e sentiamo una sensazione di appagamento e piacere. Non a caso, quando mangi per noia scegli i cibi che più ti piacciono – solitamente ricchi di zuccheri, grassi, sale… – per un appagamento rapido e immediato.

Quindi è colpa della dopamina, non posso certo contraddirla..gnam!

Il circuito della ricompensa potrebbe giocare un ruolo nelle tue scelte alimentari, questo non significa che esista una forza oscura in grado di obbligarti a consumare determinati cibi. Sei sempre tu a scegliere quale comportamento mettere in atto. Imparando ad assumerti la responsabilità dei tuoi comportamenti alimentari potrai riguadagnare il controllo su di essi.

Cosa puoi fare dunque per non mangiare più per la noia?

Non esiste una ricetta unica per tutti; ci sono però alcune indicazioni generali che puoi seguire:

Riconosci e metti a fuoco la situazione.
In quali circostanze tendi ad annoiarti? Prendi nota dei momenti della giornata e delle situazioni in cui ti annoi. Fai attenzione ai cibi verso cui ti dirigi, registra le emozioni che provi prima, durante e dopo.

Vai in profondità
La noia non è mai fine a se stessa. Prova ad immaginarla come una tenda che nasconde sotto di sé qualcosa altro. Ti annoi perché vorresti essere altrove? Stai facendo qualcosa controvoglia? Oppure è la stanchezza a farti provare noia verso ciò che hai intorno?

Limita ( o impara ad accettare) i momenti di noia
La noia esiste, inutile negarlo. Se impari a riconoscerla nelle sue manifestazioni, puoi anche cercare di prevenirla. Esci dalla trappola mentale che vorrebbe eliminarla: è più produttiva accettarla e reagire di conseguenza.

Elabora un’alternativa
Puoi creare altre strategie abbatti noia che non siano mangiare. Crea una lista personale di alternative sane in grado di appagare e divertire il tuo cervello: riscopri la creatività che è in te.

Recupera il tuo ruolo attivo
La noia non ti costringe materialmente a mangiare: sei sempre tu a scegliere. Spesso portiamo avanti delle abitudini semplicemente perché sono tali, senza interrogarci su come ci fanno sentire. Recuperare la tua parte attiva significa tenere conto di ciò che scegli e delle motivazioni.

Hai deciso di voler lavorare meglio sulle cause del tuo emotional eating? Contattami per un colloquio: puoi scegliere liberamente se svolgerlo da remoto ( telefonata, videoconsulenza,..) o se recarti presso il mio Studio, nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti. Per informazioni e/o prenotazioni puoi contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.

2 colleghe, 1 videochiamata e 3 riflessioni sulla psicoterapia in pandemia

Qualche giorno fa sono stata contattata dall’amica e collega Michela Roccello , anche lei autrice di un blog che si intitola Redazioni Terapeutiche. Mi ha proposto di intervistarci a vicenda e di dialogare insieme sull’impatto che la pandemia ha e avrà sul nostro lavoro. Trovate l’intervista a questo indirizzo.

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Photo by Pavan Trikutam on Unsplash

Come spesso accade, una chiacchierata con un collega mette in moto una serie di riflessioni, soprattutto se alla base ci sono già stima e rispetto reciproci. Ahimè spesso nelle libere professioni si fa fatica a concedersi momenti di questo tipo, un po’ per la mancanza di tempo e un po’ perché si vive in una dimensione settoriale e ripiegata su se stessa.

Il 2020 sarà l’anno degli psicologi?
Ho letto questa affermazione in un paio di meme spiritosi , insieme ad altri riferiti agli avvocati divorzisti. Ci sarà più bisogno di noi? Credo sarà probabile; non significa però che avremo un’impennata di richieste, a mio avviso.
La domanda di  psicoterapia passa per una presa di consapevolezza ( ho bisogno di aiuto perché…) alla quale segue l’atto pratico di contattare un professionista: servono tempo, denaro e energie da investire. Come potranno chiedere aiuto coloro i quali hanno perso il lavoro e/o attendono un sostegno economico? Dove troverà il tempo per recarsi in studio una donna e mamma lavoratrice in smartworking con i figli a casa da scuola?
Per quanto siano lodevoli, trovo poco efficaci le iniziative gratuite : questa pandemia dovrebbe averci insegnato a pensare a una sanità efficace ed efficiente sul lungo periodo, non ad un sistema che si improvvisa sulla spinta dell’emergenza. Ti offro un colloquio gratis, e poi? La salute non si cura con le offerte promozionali.

Le nuove tecnologie
Il setting terapeutico si è arricchito in questi mesi di una prospettiva digitale: abbiamo continuato le sedute tramite telefono e videochiamate di vario tipo. Abbiamo installato app, combattendo contro i disguidi tecnici e i rallentamenti di linea. Quella che prima era un’ eccezione riservata a coloro i quali non potevano materialmente recarsi in studio ( italiani all’estero, trasfertisti, studenti fuorisede di rientro) è diventata la normalità.
Dovendo rispettare il distanziamento fisico tutte queste opzioni si sono rivelate utilissime: ovviamente non possono sostituire in pieno ciò che avviene nella stanza di terapia. Ad esempio, viene a mancare una parte di comportamento non verbale e anche il contatto oculare è mediato da un occhio tecnologico. Esistono dei tempi tecnici per cui la voce può arrivare in ritardo o leggermente deformata.
Continuerò a usare queste opportunità, ritenendole un complemento e non un’alternativa alla seduta classica.

I doni della pandemia
Michela, con un’arguta domanda, mi ha fatto pensare ai vantaggi derivanti dal lockdown. Non per tutti infatti si è trattato di un evento negativo: per alcuni è stata una vera e propria opportunità per continuare a procrastinare  o tornare alle care vecchie abitudini. Certo, l’attuazione primal’allentamento poi delle misure di distanziamento può aver causato un aumento dei livelli di ansia; restando a un livello più ampio però quanti di noi hanno lasciato qualcosa in sospeso con l’alibi della pandemia? In cuor nostro, quanto siamo stati sollevati all’idea di non poter fare una determinata cosa?
E ancora: che cosa abbiamo scoperto restando a casa per tutto questo tempo?

Grazie ancora a Michela ( e al suo gatto) per questa interessantissima intervista!

Contattami per un colloquio: puoi scegliere liberamente se svolgerlo da remoto ( telefonata, videoconsulenza,..) o se recarti presso il mio Studio, nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti. Per informazioni e/o prenotazioni puoi contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.

 

Bazinga! Che cosa mi ha insegnato The big bang theory

Ammetto di non essere una grande appassionata di serie tv: sono poche quelle che riesco a seguire nel tempo e con un certo interesse. Questo  fa sì che a volte non capisca alcuni meme  o citazioni ispirati alle serie del momento  ( meno male che c’è Google)…

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La mia preferita è sicuramente The big bang theory. L’ho amata al punto da non riuscire a guardare le ultime puntate…non voglio che finisca! Nel frattempo ho iniziato The young Shedon 😉
Ad avermi tenuta pressoché incollata allo schermo per quasi 300 episodi sono state la qualità della sceneggiatura e la bravura degli interpreti ma anche e soprattutto i valori e i messaggi trasmessi. Dei veri e propri insegnamenti di vita: ne ho selezionati alcuni…senza spoiler.

1. Il valore dell’amicizia
The big bang theory è una storia fatta di amicizie che si intrecciano, evolvono e si consolidano nel tempo. I personaggi litigano ( spesso ingigantendo questioni ridicole) eppure trovano un modo per andare oltre, anteponendo la forza dei legami alle questioni personali.

2. La diversità produce ricchezza
Con il progredire delle stagioni fanno la loro comparsa nuovi personaggi ( soprattutto femminili) che si inseriranno pian piano nei ritmi abitudinari già in essere. Le loro diverse modalità di funzionamento portano scompiglio nell’ “ecosistema” preesistente, in un interscambio reciproco e arricchente per tutti i componenti.

3. L’utilità della logica…
Avere una mente dal funzionamento scientifico può tornare utile quando si deve prendere una scelta tra più opzioni. Una disamina razionale dei pro e contro arriva dritta al punto, tralasciando orpelli e titubanze. I protagonisti si avvalgono spesso di diagrammi e tabelle quando si trovano di fronte a un dilemma: l’importante è non esagerare!

4. …e l’importanza delle emozioni
I protagonisti maschili sono i tipici nerd, bravissimi nello studio ma decisamente meno nelle relazioni interpersonali. Con il trascorrere delle stagioni vanno incontro a una vera e propria alfabetizzazione emotiva, stimolata anche dagli incontri con le future fidanzate e mogli. Persino Sheldon ( personaggio dai marcati tratti autistici) arriva a prendere contatto con il suo mondo interiore.

5. Chiedere aiuto 
I personaggi della serie attraversano a turno dei momenti di difficoltà lavorativa o personale. Pur con le loro differenze caratteriali, ci insegnano a chiedere a aiuto e a non farsi vincere dalla vergogna o dai timori reverenziali.

6. Le persone possono stupirci ( in bene )
I momenti emotivamente più intensi della serie vedono al centro i personaggi paradossalmente più granitici e freddi. Come succede nella vita reale, spesso le persone che ci stupiscono positivamente sono le ultime dalle quali ci saremmo aspettati qualcosa.

7. L’importanza delle proprie origini
Nella serie fanno capolino genitori, nonni e fratelli dei diversi personaggi. Alcuni si presentano all’improvviso creando imbarazzo, altri arrivano dopo essere stati chiamati in soccorso. Osservando i loro comportamenti riusciamo a spiegarci meglio quelli dei loro cari, un po’ come in una sessione di terapia familiare.

E voi, cosa avete imparato da una serie tv?

Contattami per un colloquio: puoi scegliere liberamente se svolgerlo da remoto ( telefonata, videoconsulenza,..) o se recarti presso il mio Studio, nel pieno rispetto delle norme igienico-sanitarie vigenti. Per informazioni e/o prenotazioni puoi contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.