Lasciarci o non lasciarci? Capire se la coppia merita di essere salvata

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La vita di coppia non è quasi mai idilliaca come nelle fiabe. Anzi, a dirla tutte, nelle fiabe le coppie hanno a che fare con draghi, mostri e streghe assortite prima di giungere al fatidico happy end.
Ci sono però problemi che ci trascinano a lungo, facendo precipitare la coppia in un periodo di crisi.
Come capire se si tratta solo di una fase transitoria o se si è già al capolinea?
In assenza di una formula matematica, ritengo sia utile provare a focalizzarsi su una serie di aspetti:

  • qualità del tempo condiviso;
  • divertimento;
  • valori condivisi;
  • rispetto;
  • litigi;
  • sostegno;
  • attrazione;
  • investimento comune.

Per una trattazione più dettagliata vi rimando all’articolo che ho scritto per Psicologi Online, mentre se avete già deciso di intraprendere una terapia di coppia o desiderate maggiori informazioni potete contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.

Cosa NON si fa in terapia di coppia

No, non ho sbagliato (nonostante la miopia) a digitare il titolo. Sì, ho tralasciato un’importante regola comunicativa che dice di non iniziare una frase con una negazione.
Questo post nasce da un’idea molto semplice. Noi terapeuti siamo addestrati a spiegare per filo e per segno che cosa facciamo, secondo quale orientamento e con quali modalità. Personalmente reputo altrettanto importante spiegare anche cosa NON facciamo, sfatando un po’ di miti e leggende metropolitane.
La terapia di coppia  alimenta molte aspettative in chi la intraprende: alcune di queste sono erronee, non essendo oggetto di questo contesto. Proverò a riassumerne alcune in cui mi è capitato di imbattermi.

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“Il terapeuta aggiusterà tutto, vedrai!”
Come un essere mitologico a metà  tra Mc Gyver e Superman, lo psicoterapeuta è investito di un ruolo riparativo assoluto, cui i partner dovrebbero assistere passivamente. In realtà, nessun cambiamento è possibile senza un investimento emotivo da parte della coppia, attrice principale del processo.

“Finalmente qualcuno darà ragione a me, e torto a te!”
La conta dei torti e delle ragioni non è oggetto della terapia di coppia, semplicemente perché si tratta di un contesto non giudicante. Se una persona si sente ferita da qualcosa che il partner ha fatto, se ne discute insieme e si cerca di capire cosa ha fatto sentire come chi. I verdetti e le pene vengono assegnate nei tribunali, non dai terapeuti.

“Il terapeuta cambierà il/la mio/a partner, e sarà come dico io!”
La terapia non avviene all’interno di un concessionario automobilistico (tutt’al più, nel portone di fianco o al piano di sopra), quindi non è il luogo dove cambiare il partner con il modello successivo. A cambiare è la relazione, e questo non può avvenire senza un cambiamento che coinvolga entrambi.

“Anche se lo/la sto tradendo, al terapeuta non deve interessare!”
Questa affermazione non è totalmente errata, nel senso che non sta al terapeuta esprimere atteggiamenti morali sulle infedeltà. Il problema invece è che, in presenza di una terza persona, viene a cadere l’intero impianto della terapia. Una relazione parallela significa che uno dei due non ha motivazione per continuare il lavoro, perciò è inutile prendersi in giro tutti quanti e impiegare tempo (e denaro) per un qualcosa che si sa già di non volere.

Come per ogni terapia, la cosa migliore è confrontarsi con il terapeuta sugli eventuali dubbi e perplessità, così da evitare malintesi e fraintendimenti. Sarà compito del professionista indicare la strada più opportuna.

Avendo iniziato con una negazione del titolo, concludo con una definizione:

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[Articolo già pubblicato, leggermente diverso, QUI. Se siete interessati a iniziare una terapia di coppia, o volete prenotare una consulenza per valutarne l’opportunità, potete contattarmi QUI ]

L’amore tra sovrastima e realismo

Non è un mistero che con gli occhi dell’amore il partner ci appaia “più” bello/intelligente/simpatico…

In una ricerca  pubblicata sul Journal of Personality and Social Psychology  ,  Solomon e Vazire  si sono chieste se esista una consapevolezza di quanto tendiamo a sovrastimare le qualità del partner, in particolare quelle legate all’aspetto fisico.
I risultati hanno dimostrato che questa consapevolezza esiste. All’interno della coppia il modo in cui i partner si percepiscono dipende sia da criteri soggettivi (come vedo l’altro) sia da criteri di tipo più oggettivo (i come è visto dall’esterno).
Innamorati sì, realisti anche, si direbbe 🙂

 

 

L’amore ai tempi di whatsapp: 5 buoni motivi per non litigare online con il partner

Se un tempo si diceva “in amor vince chi fugge” , oggi invece si dice “in amor vince chi è online su whatsapp ma non risponde”.

Battute a parte, è un dato di fatto che le innovazioni tecnologiche abbiano accorciato spazi e tempi anche nelle relazioni. Questo comporta senz’altro dei vantaggi, ma rischia anche di aumentare ed esasperare le incomprensioni.

E se proprio si deve litigare, meglio evitare di farlo online:

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  1. Le parole scritte possono generare equivoci: può capitare di attribuire una sfumatura diversa da quella che intendeva il partner. La stessa cosa vale per le emoticon e i disegnini vari.
  2. La comunicazione si compone anche di aspetti non-verbali, legati alla corporeità: sguardi, gesti, movenze…
  3. La chat è istantanea: presi dalla smania di dover dire qualcosa, si rischia di essere travolti dall’emotività del momento, senza pensare a quello che si dice.
  4. Il botta e risposta invade lo spazio altrui: un litigio è fatto anche di silenzi, prese di distanza, pause.
  5. In chat non è possibile abbracciarsi, guardarsi negli occhi e fare pace in modo sincero.

Vi sembrano sufficienti?