Perché ho scelto questo lavoro ( e perché continuo a farlo)

Oggi, in occasione della Festa dei lavoratori, voglio raccontarvi che cosa mi ha portato a scegliere questo mestiere e perché continuo a svolgerlo.

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Non so se scegliere sia il verbo giusto: avrei desiderato altro? Tranne un momento dell’adolescenza in cui avevo pensato di fare la veterinaria ( finché mi resi conto che la mia inclinazione per la chimica era inversamente proporzionale al mio amore per gli animali) non ricordo di aver mai preso in considerazione altre opzioni.
Il problema è che già da bambina alla domanda “Che cosa vuoi fare da grande?” rispondevo già “La psicologa!” . Erano vani i tentativi della maestra di farmi scegliere un lavoro “più normale”. Un paio di volte per farla contenta risposi gelataia e cantante ( ero già intonata come un citofono in tenera età) e la tranquillizzai una volta per tutte. Come sia realmente iniziata questa fantasia diventata realtà davvero non lo so, probabilmente mi aveva incuriosito la figura di una psicologa scolastica durante un progetto alle elementari: lascio agli amici di matrice freudiana l’ardua sentenza 🙂

Ho sempre trovato interessanti le vite degli altri: provavo a mettermi al loro posto, immaginando cosa avrei provato/sentito io. Alcune volte avrò anche dato dei consigli non richiesti, molte di più me ne hanno chiesti senza che io desiderassi darne. Ero la compagna di banco prediletta, sia perché lasciavo copiare sia perché ascoltavo per ore le pene d’amore altrui. Entrambe le richieste di consulenza mi giungevano spesso in forma di richiesta scritta.

Dall’Università in poi ho scelto la mia formazione specialistica sulla base di ciò che suscitava in me maggiore passione: così oggi sono una terapeuta a orientamento sistemico relazionale. Mi è sempre piaciuta l’idea di vedere la persona come un soggetto attivo che si muove in diversi contesti di vita, li influenza e ne viene influenzato a sua volta in una combinazione unica, nel bene e nel male, nella salute e nella sofferenza. Amo integrare ciò che apprendo nei miei diversi ambiti ( ad esempio il teatro) per migliorare la mia valigetta degli attrezzi lavorativi; sono fermamente convinta che fare rete con altre professionalità non possa che generare una grande ricchezza umana.
In quanto figlia unica la prospettiva di lavorare con le famiglie, specie se allargate e complesse è stata un irresistibile richiamo. Non so cosa voglia dire avere un fratello o una sorella però posso provare ad aiutare le fratrie a stare meglio insieme.

La carriera del terapeuta non è tutta rose e fiori. Si studia tanto ( anche Statistica!) e ci si aggiorna sempre. Non siamo ricchi sfondati come nell’immaginario collettivo di alcuni; spesso bisogna lottare per affermare la propria dignità professionale legittimando la richiesta di compenso. Sono una professionista e in quanto tale il mio lavoro deve esser retribuito, sono io a scegliere se e come fare volontariato. Purtroppo tocca scontrarsi con persone che identificano le professioni di aiuto in toto come un gigantesco ente no profit. “Come fai a chiedere denaro per ascoltare le persone? Perché non le aiuti gratis?“: aspetta che vado un attimo al supermercato e chiedo se mi lasciano una spesa gratis, così mi aiutano a mettere in tavola la cena.

Nella vita privata si cammina sulle uova lungo il confine del “non sto lavorando, non sei il mio caso clinico, ti ascolto ma mi fermo prima di parlare troppo, anzi no ti dico quello che vuoi sentirti dire finché non cambi idea“. Ogni volta che mi presentano una persona nuova – a un compleanno, tra amici,… – c’è quel misto di paura ( “non vorrai farmi la diagnosi eh!”) e curiosità personali ( stanotte ho sognato…). In treno devo fare attenzione alle letture; una sola volta ho commesso l’errore di portarmi gli atti di un convegno e il passeggero accanto si è sentito in dovere di raccontarmi tutta la sua vita. Molto meglio leggere un thriller, meglio se cruento.

Per questi motivi e altri che occuperebbero una Treccani “Siamo tutti un po’ psicologi” è una delle frasi che più riesce a darmi sui nervi. Sentite, mentre sto scrivendo ho messo a lievitare il pan brioche ma non per questo mi reputo pasticcera. Magari nella prossima vita ci faccio un pensierino.

Perché invece continuo a fare questo lavoro? Non trovo miglior risposta di questa citazione dell’immensa Mara Selvini Palazzoli:

Noi come psicoterapeuti, siamo pagati perché la nostra preparazione, i nostri studi, i
nostri abbonamenti, il nostro ambulatorio, costano.
Ma ciò che scambiamo, sul piano dell’incontro, con i nostri pazienti, è impagabile e
ineffabile.
Né ben si sa chi dei due debba essere riconoscente nel senso tradizionale della
parola. Forse entrambi, forse né l’uno né l’altro.

Buon Primo Maggio!

Piccole strategie per essere più produttivi

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Quante volte ci sentiamo inconcludenti, pigri, demotivati? Come se non bastasse, il mondo intero sembra correre a velocità supersonica!
Ho raccolto 5 piccoli consigli in un articolo per la piattaforma IlBuongiorno: 5 consigli per contrastare la pigrizia.

PS Sei uno studente universitario e senti il peso degli esami incombere? Questo percorso potrebbe fare al caso tuo 😉

Buona lettura e…buon lavoro

La prima volta che ho messo gli occhiali

Quando mi chiedono a che cosa serva la psicoterapia, utilizzo un aneddoto della mia infanzia.

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Avevo iniziato le scuole elementari e faticavo a leggere alla lavagna. Le lettere (per quanto grandi) mi apparivano tutte un po’ sfuocate. Il mondo in generale non aveva contorni ben definiti: in parole povere, ero miope!
Ovviamente avevo raccontato ai miei genitori di questa difficoltà e prontamente ero stata portata da un oculista. Speravo tanto mi prescrivesse gli occhiali (ero piccola ma sapevo che servivano a vederci meglio) ma disse di aspettare qualche tempo, forse mi affaticavo a fare i compiti, forse tutto si sarebbe sistemato.
Intanto le cose e le persone non ne volevano proprio sapere di ritrovare i loro contorni. Se avessi potuto avrei preso un bel pennarello nero e li avrei tracciati io uno per uno.
Dopo qualche tempo tornai a controllo: ricordo che c’erano alcun lettere sul tabellone che erano davvero troppo piccole affinché potessi leggerle, eppure anche stavolta niente occhiali.
Così anno dopo anno, finché a un controllo in prossimità dell’inizio delle scuole medie fu emesso finalmente il verdetto: la mia miopia necessitava di occhiali!
Ricordo ancora la mia prima montatura, tonda e di tanti colori ( avevo e ho ancora un concetto molto variopinto della felicità). Soprattutto, ricordo il momento in cui indossai per la prima volta i miei occhiali: il mondo era magicamente diventato più nitido, vedevo i contorni, leggevo le lettere sui tabelloni. Evviva!
Mi sembrò di vedere il mondo per la prima volta.

Ecco, quando inizio una psicoterapia penso sempre che uno dei miei obiettivi è aiutare i miei pazienti a trovare il loro paio di lenti con cui guardare il mondo con occhi nuovi. Vorrei che guardassero alle loro risorse e non solo alle loro difficoltà. Vorrei che si guardassero dentro per poi vedersi meglio dal di fuori. Vorrei che imparassero a osservare e non solo a vedere ciò che gli scorre davanti.

Quando sento di riuscire a fare questo, mi sento felice proprio come quella bambina che vent’anni fa mise un paio di occhiali tutti colorati sul naso.

La sindrome del lunedì mattina

Il 30% dei certificati medici di malattia viene presentato al lunedì (dato Cgia Mestre). A leggere questi  numeri verrebbe subito da domandarsi quanti di questi riguardino malesseri reali, e quanti invece siano frutto di pigrizia, connivenza e ruberie varie.

Si può però parlare di Sindrome del lunedì mattina?
Secondo lo psicologo Alex Gardner i lunedì sono così deprimenti al punto da non farci sorridere prima delle 11:16. Portiamo con noi un antico retaggio tribale: durante i week-end socializziamo con i nostri simili e a inizio settimana ne patiamo l’interruzione. Introdurre attività socializzanti sul lavoro potrebbe essere un buon modo per risollevare il morale; via libera dunque ai pranzi con i colleghi e ad altri momenti di condivisione.

In generale, questa Sindrome può essere definita come un insieme di sintomi quali stanchezza, senso di costrizione, vertigini, inappetenza e calo dell’attenzione. Nel fine settimana possiamo dedicarci a noi stessi e ai nostri affetti; al lunedì si torna a reinvestire le energie sul lavoro, sulla scuola, sull’università.
Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che possiamo seguire nel week-end, e che possono farci ricominciare la settimana con più energie:

1. introdurre dei momenti ludici durante il week-end. Tante volte ciò di cui necessitiamo può essere del sano riposo, ma dedicarsi completamente all’ozio può farci arrivare alla domenica sera con la sensazione di aver sprecato tempo e opportunità. Per evitare questo rischio e “rivitalizzarci” bastano anche piccoli divertimenti, come guardare un film che ci piace, andare a una mostra o prendere un caffè con un amico.

2. organizzarsi.Quant’è brutto svegliarsi il lunedì mattina e non ricordarsi che fine hanno fatto le chiavi dell’ufficio, la card universitaria, l’abbonamento della metro o il diario? prepararsi con anticipo ci evita ulteriori stress e facilita il rientro al lavoro e a scuola.

3. suddividere i compiti nell’arco del week-end. Che si tratti di un progetto da presentare, di un libro da studiare o un problema di matematica, distribuire queste incombenze ci evita di arrivare in affanno la domenica sera.

4. dormire bene. Durante il week-end abbiamo più tempo per dormire ma andare a dormire eccessivamente tardi, dormire troppo a lungo o troppo poco rischia di sballare il bioritmo e di farci ricominciare più assonnati di prima. Trovare una buona routine nei fine settimana ci farà arrivare al lunedì più freschi e rigenerati.

5. mangiar sano. Concedersi uno strappo di tanto in tanto può starci, ma fagocitare cibo spazzatura per tutto il week-end renderà difficile la digestione, aumentando senso di stanchezza e irritabilità. Piuttosto, possiamo sfruttare il tempo libero per dedicarci alla preparazione di un piatto sano, magari da condividere con i nostri cari…o andare a gustarlo da qualcuno.

6. concedersi una domenica sera rilassante. Dedicarsi alla cura di sè con un bagno caldo, la lettura di un libro o un film con la famiglia ci farà addormentare meglio.

7. svegliarsi qualche minuto prima il lunedì mattina. Può sembrare paradossale, ma anticipare un pochino la sveglia ci concede più tempo per carburare e riprendere la routine con calma. Si può cogliere l’occasione per fare colazione senza fretta e dirigersi tranquillamente al lavoro, magari facendo una piccola passeggiata se le condizioni lo permettono.

 

Come al solito, ci tengo a ribadire che questi sono piccoli suggerimenti. Sta a ciascuno di noi trovare la propria strategia ottimale: se avete altri consigli scriveteli in un commento e….buon lunedì! 😉