Emozioni Non Identificate

Da qualche tempo sto notando uno strano fenomeno, dentro e fuori dal mio studio: c’è una difficoltà a riconoscere le emozioni che si provano, in particolare quelle negative.

“Sto male”, ma in che senso? Sei triste, arrabbiato, confuso,…?
La mancata identificazione delle emozioni può portarci a  gestirle in maniera scorretta, ad esempio mangiando quando non abbiamo fame. Può causare uno sconfinamento del malessere anche in altri contesti di vita: se il mio stare indefinitamente male nasce in casa, è molto probabile che mi accompagni anche sul lavoro, a scuola e nelle relazioni interpersonali.
Si piangono lacrime di origine sconosciuta, si avvertono dolori fisici che non hanno cause organiche. La “colpa” non è (solo) della tecnologia o dei social network, ma più in generale di una mancanza di tempo da dedicare all’ascolto di noi stessi. Non siamo più abituati a essere connessi con i nostri stati interni.

Che fare?
Innanzitutto, fermiamoci un istante.
Ascoltiamo il malessere: si fa sentire nel corpo da qualche parte? Mi fa venire il mal di testa? Pesa sullo stomaco? Mi causa un nodo alla gola?
Da quanto tempo mi sento così? In quali luoghi o situazioni lo avverto di più?

Serve aiuto?
Uno studio del 2013 ha pubblicato i risultati di un esperimento condotto  su 700 persone alle quali è stato richiesto di riportare su una “mappa” dell’organismo dove sentivano una serie di emozioni precedentemente indotte.

 

 

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Se l’esperimento vi interessa, potete partecipare online da questo link.

Il mancato ascolto (o la confusione) delle nostre emozioni rischia di farci vivere in una condizione di malessere, anche fisico. Se stai attraversando questa condizione e stai cercando un supporto psicologico, contattami al numero 3454551671 o tramite il modulo presente in questa pagina.

Gli effetti della rabbia sul dolore cronico

file6461281015948Il dolore cronico può incidere negativamente sulle emozioni provate. Viceversa, anche un’emozione negativa  come la rabbia può aggravare l’intensità del dolore: imparare a gestirla in maniera efficace può essere utile per un miglioramento del benessere in generale.

 

 

Secondo una ricerca condotta dal Dott. John Burns presso il Rush University Medical Center, provare rabbia senza poterne parlare può aumentare la quantità di dolore percepito. L’esperimento ha coinvolto dei pazienti affetti da lombalgia cronica, sottoposti a un test al pc dove bisognava risolvere un labirinto che veniva bruscamente interrotto. A un sottogruppo veniva data possibilità di esprimere la propria rabbia e frustrazione, all’altro no. Chi non poteva verbalizzare i propri vissuti negativi mostrava livelli più elevati di tensione muscolare e dolore.

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Quindi per coloro che soffrono di dolore cronico può essere utile apprendere delle strategie per gestire in modo intelligente la rabbia. Ad esempio:

1) Collocare gli episodi di rabbia su una scala: da 0 (poco arrabbiato ) a 10 ( molto arrabbiato), così puoi osservarne intensità e frequenza.

2) Registrare i propri pensieri: cos’è che ha scatenato la rabbia? A volte capita di arrabbiarsi perché si da un’interpretazione distorta di qualcosa o si attribuisce a qualcuno un’intenzione negativa che non aveva. E se provassi a fermarti, riflettere e concedere il beneficio del dubbio a chi ti sta intorno? 🙂

3) Dar voce alle proprie emozioni: racconta come ti senti, trova il modo di comunicare le tue emozioni in maniera intelligente. Qualcuno ti ha deluso, ferito o ti ha fatto star male? Prova a parlargliene.

 

Quando la rabbia fa “vedere rosso”

Si suol dire che chi è arrabbiato “vede rosso” : a quanto pare non sarebbe solo un modo di dire.

Un recente studio pubblicato sul Journal of Personality ha voluto verificare l’esistenza di legami tra il colore rosso e i livelli di ostilità interpersonali.
Dai risultati è emerso che le persone con alti livelli di ostilità mostravano una maggior preferenza per il rosso ed erano portati a vederlo più frequentemente in immagini dove erano presenti altri colori in parti uguali.
Questa ricerca è un interessante esempio di come i colori siano carichi di significati, non solo estetici.