Vampiri energetici: se li conosci li eviti

Si comportano come se tutto gli fosse dovuto.
Credono che l’intero universo ruoti attorno a loro.
Sono eterni protagonisti che pretendono costante attenzione.
Le loro emozioni, positive o negative che siano, sono le uniche con dignità di esistere.
Non conoscono il significato della parola empatia, né gli interessa saperlo.

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Photo by Riccardo Annandale on Unsplash

Sono i cosiddetti “vampiri energetici”: persone che mettono al centro di ogni interazione loro se stesse, i loro pensieri, i loro vissuti. Sono emotivamente immature: proprio come i vampiri risucchiano letteralmente le energie altrui, senza dare nulla in cambio perché questo potrebbe indebolirle. Dopo aver interagito con loro si rimane in preda di un mix di emozioni negative che vanno dalla rabbia all’angoscia, dalla stanchezza alla frustrazione.

Il vampiro energetico sa essere inizialmente molto ammaliante: si presenta bene, può anche emanare un certo fascino. Fa sentire la sua “vittima” importante è fondamentale, come se fosse l’unica persona degna delle sue confidenze e richieste. In realtà le sta tracciando un cerchio intorno: per stringerlo sempre più può fare ulteriormente leva sul falso senso di importanza, se non sui sensi di colpa.
La verità è che la vittima non è affatto indispensabile per il vampiro. Una o l’altra non fa molta differenza, l’importante è avere una persona da usare come “cestino dalla spazzatura”.

Per difendersi da questi attacchi è importante lavorare su due fronti: rinforzare se stessi e indebolire gli assalti.
Il primo punto consiste nel diventare emotivamente più forti, riconoscendo il proprio valore. Chi ha una buona autostima è consapevole di quanto sia preziosa la sua interiorità e non si fa irretire da chi promette una falsa importanza. Sa che il suo tempo è prezioso e non lo mette a disposizione di chi è abituato a prendere senza mai donarsi. Non accetta di farsi contaminare dalla negatività di chi crede di avere sempre il diritto di lamentarsi o di farsi mettere i piedi in testa da chi si reputa migliore a prescindere.

Il secondo punto prevede innanzitutto la valutazione del tipo di legame che si ha con il vampiro. Molte di queste persone infatti sono molto abili a creare relazioni nei luoghi più disparati: palestre, corsi, sale d’aspetto, bar,… fanno sentire la loro vittima selezionata tra tante e quindi ancora più (falsamente) indispensabili. Se così è, la relazione non ha più ragion d’essere.
Se invece il vampiro è un familiare o comunque una persona intima, gli attacchi possono essere respinti ponendo un limite al tempo e ai contenuti: bisogna imparare a chiudere una telefonata prima che diventi insopportabile, riuscire a cambiare argomento,…insomma mettere dei veri e propri paletti.

L’autostima è il nostro talismano contro i vampiri energetici.

 

Ti trovi spesso nella condizione di essere “vampirizzato”? Non sai come dire di no all’ennesima richiesta insulsa? Permetti alle negatività altrui di contaminarti senza provare a difenderti? Sin dall’infanzia facevi così perché ti hanno insegnato che bisogna sempre essere educati, anche a discapito del proprio benessere? Prenota un appuntamento presso il mio studio (o una videoconsulenza via Skype) telefonando al numero 3454551671 o compilando questo modulo. Insieme lavoreremo sulla tua autostima!

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Piccole strategie per essere più produttivi

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Quante volte ci sentiamo inconcludenti, pigri, demotivati? Come se non bastasse, il mondo intero sembra correre a velocità supersonica!
Ho raccolto 5 piccoli consigli in un articolo per la piattaforma IlBuongiorno: 5 consigli per contrastare la pigrizia.

PS Sei uno studente universitario e senti il peso degli esami incombere? Questo percorso potrebbe fare al caso tuo 😉

Buona lettura e…buon lavoro

16 cose che le persone con ansia sociale vogliono farti sapere

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un interessante articolo di Lindsay Holmes per  Huffington Post. La sezione Salute della redazione si è rivolta, attraverso Facebook, alle persone che soffrono di ansia sociale chiedendo che cosa vorrebbero che gli altri comprendessero su questo problema. Sono state selezionate 16 frasi, esemplificative di aspetti differenti  e utili ad aumentare la consapevolezza riguardo questa condizione.
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1.L’ansia sociale non è una scelta.
Vorrei che le altre persone sapessero quanto dannatamente vorrei essere come tutti gli altri e quanto sia dura essere affetta da qualcosa che mi mette in ginocchio ogni singolo giorno. (Kaitlyn)

2.Sanno quanto sia difficile per amici e familiari comprenderla.
Lo sappiamo che è irrazionale. Abbiamo bisogno di ciò che ci serve per uscirne. (Elise)

3.Non possono smettere di soffrirne.
Sentirsi dire “fattene una ragione” è la cosa peggiore. Non lo diresti a qualcuno che ha il raffreddore. (Jackie)

4. Un po’ di compassione può servire a molto.
Mi piacerebbe che le persone capissero quanto posa essere debilitante. Mi piacerebbe che leggessero questo link e le informazioni che stiamo fornendo, per capire meglio cosa accade nel nostro cervello. Capire che noi scriviamo un messaggio, piuttosto che fare una telefonata. Capire che non rifiutiamo apposta di fare le cose più “facili”. (Stacey)

5. Non è qualcosa che si “cura” rapidamente.
…mi fa sentire bloccata. Ho provato a uscirne per anni. Posso sembrare spiritosa e sicura ma dentro di me sto tremando. (Gina)

6. È imprevedibile.
Vorrei che le persone capissero che l’ansia sociale va e viene…  ci colpisce dal nulla. Il fatto di essere stati a volte “l’anima della festa” non significa  che non ne proviamo e che non la combattiamo regolarmente. (Desiree)

7.L’ansia sociale NON è timidezza.
Non è timidezza che andrà via col tempo. È una malattia che ti impedisce di avere una “normale e semplice” conversazione con qualcuno. (Geleen Marie)

8. Non è “tutto nella loro testa”.
L’ansia esordisce dal cervello, che controlla il nostro corpo. È scienza. I nostri cervelli sono differenti e reagiscono alle situazioni in modi che non possiamo controllare o aiutare. È una reazione fisica. (Katy)

9.Non sempre c’è una spiegazione per l’ansia sociale.
Non sempre c’è un motivo per sentirsi così. Non esiste un  fattore sempre scatenante. Il fatto di alzarmi dal letto, svolgere i miei compiti giornalieri e addormentarmi, la gran parte dei miei giorni, è il mio modo di uscirne e fronteggiarla. (Jennifer)

10.Non c’è bisogno di sapere tutto sull’ansia sociale per poterle confortare.
Non ho bisogno che tu “provi a capire”, non lo capisco nemmeno io! Ho bisogno del tuo amore e supporto. (Tiffany)

11. A volte ci vuole un po’ per prepararsi a un ritrovo sociale.
Vorrei che le persone capissero che a volte mi servono molti giorni per prepararmi mentalmente a un ritrovo sociale dove incontrerò nuova gente e se questo capita con poco preavviso, non sempre risulterò la persona più amichevole di questo mondo. Questo non vuol dire che io sia mediocre, boriosa o maleducata, come spesso viene interpretato. (Meredith)

12. Gradiscono comunque gli inviti.
Se non esco molto è perché mi sento molto meglio a casa. E anche se rimango a casa perché la folla per me è troppo, mi piace ancora essere invitata e inclusa. (Claire)

13. Anche le persone schiette possono soffrirne.
Non sono affatto una persona timida ma il fatto di essere determinata non significa che dentro di me non vi sia tempesta. (Amber)

14.Può essere controllata.
Non è così male se apprendi strategie sane di coping. Cose come la respirazione profonda, i pensieri positivi, allontanarsi da una situazione di tensione o conoscere cosa ti rilassa. Con me funzionano un bagno caldo o un buon libro. (Crystal)

15.È difficile incontrare persone nuove
Ho una grande difficoltà a incontrare persone nuove e a organizzare raduni… Molte persone mi credono super estroversa ma iper-analizzo ogni conversazione che ho per ore! È estenuante! (Shannon)

16.Semplicemente, ognuno socializza in maniera diversa.
Ho il mio modo di affrontare le situazioni e tu hai il tuo. (Bailey)

 

Se vuoi aggiungere una frase a questa lista lasciala pure nei commenti qui sotto, così che tutti possano leggerla insieme alle altre.
Condividi pure questo post se credi possa essere utile per te o una persona cara.
Se pensi di riconoscerti in queste parole, puoi provare a compilare il questionario di autovalutazione dell’ansia sociale di Glass, tenendo ben presente che il risultato non costituisce diagnosi, bensì un orientamento informativo.
Se invece stai cercando un aiuto psicoterapeutico per te o lo stai cercando per qualcun altro, visita la sezione contatti del mio sito: troverai tutti i riferimenti per chiedermi informazioni e fissare un colloquio.
Ricorda: l’ansia sociale non è una scelta, ma puoi scegliere di farti aiutare.

 

 

 

 

Fame emotiva vs Fame fisiologica: un articolo per PsicologiOnline

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L’alimentazione non è un concetto solamente fisiologico: è esperienza comune mangiare anche per motivazioni di tipo emotivo.
Si mangia  per stress, per solitudine, per rabbia, per noia,…
Quando il cibo viene utilizzato per gestire un’emozione (positiva o negativa) possiamo parlare di fame emotiva. Gli episodi sporadici non rappresentano un grosso problema, mentre quando parliamo di un comportamento abitudinario e reiterato nel tempo è bene porre la dovuta attenzione. Gli attacchi di fame emotiva non solo non risolvono il motivo scatenante ma aggiungono sensi di colpa e vergogna, oltre a ripercussioni sul fisico e sull’organismo. Spesso i cibi preferiti in questi casi sono infatti ricchi di grassi e zuccheri.

Ho approfondito l’argomento in un articolo su PsicologiOnline: Fame emotiva VS Fame fisiologica.
(Se il link non funziona, copia e incolla nella barra del browser questo indirizzo: https://www.psicologionline.net/articoli-psicologia/articoli-alimentazione/864-fame-emotiva-vs-fame-fisiologica )

Se dopo aver letto l’articolo vorresti saperne di più, puoi contattarmi per richiedere informazioni e/o prenotare una consulenza.

Colorare è un gioco da….grandi! Il coloring che rilassa gli adulti: ebook gratuito da scaricare

Colorare ( coloring in inglese) non è un’attività riservata ai bambini: per gli adulti può dimostrarsi un passatempo rilassante e distensivo.

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Ciò che conta non è il risultato finale perché non c’è nulla da dimostrare a nessuno, al contrario di una prova scolastica finalizzata a raggiungere un obiettivo in un tempo prestabilito.
Avere a disposizione degli spazi pre-stampati non è stressante perché la scelta dei colori rimane assolutamente personale e creativa. Le linee e gli spazi più che vincoli diventano stimoli per il cervello che si focalizza sui singoli aspetti e mette momentaneamente da parte le preoccupazioni, le richieste e gli stimoli che quotidianamente provengono da più fronti.
Si tratta di un’attività che coinvolge diverse abilità visive e motorie, stimolando i due emisferi cerebrali, ma soprattutto … è divertente!

In questo e-book sono raccolti alcuni disegni trovati sul web. Si tratta di risorse gratuite e prive di copyright che possono essere condivise e stampate liberamente a fini non lucrativi.

CLICCA QUI PER VISUALIZZARE E SCARICARE IL PDF (50 schede) >> Pagine da colorare per adulti <<

Hai riconosciuto un tuo lavoro? Vuoi chiedermi di rimuoverlo o aggiungere la tua firma?
Crei pagine da colorare e vorresti pubblicarle gratuitamente attraverso i miei
spazi web, senza fini di lucro?
Hai sperimentato il coloring e vuoi raccontarmi la tua esperienza?

Per queste ed altre informazioni puoi contattarmi qui o lasciare un commento sotto a questo post.

Sindrome da rientro? Anche no.

Oggi, primo settembre, Psicolinee torna per parlare di Lei.
Lei che sta per tornare in mezzo a noi.
Puntuale come il panettone a Natale.
Farà capolino al tg, nelle rubriche televisive e su internet.
Fior fior di opinionisti disserteranno sulle strategie per contrastarla e ci diranno se ignorarla o farci sopraffare aspettando che passi.
La famigerata Sindrome da rientro dalle vacanze.
Qualunque età e situazione lavorativa abbiate, ci sarà la Sindrome che farà per voi. Purtroppo di sindromi codificate dalla Scienza ne abbiamo già parecchie: che bisogno abbiamo di trovarne e affibbiarcene altre?
Ecco, questo mi sembra il tipico caso di “sindrome” mediatica.

 

Momenti di vuoto
Vacanza significa “sospensione temporanea del lavoro o dello studio, per riposarsi o per celebrare una ricorrenza; periodo di stacco dalle proprie ordinarie occupazioni” e “periodo trascorso per svago o riposo in un luogo diverso da quello dove si vive abitualmente” (cit. Garzanti Linguistica).

Qualche settimana fa Michele Serra ha dedicato una delle sue “amache” al tema:

Fare vuoto, appunto. Prendersi una pausa, staccare, sedersi, respirare, stare in silenzio.

Gradualità: a volte sì, a volte no

Il consiglio che spesso viene dato in questi casi è quello di approcciarsi gradualmente alla vita quotidiana. Ad esempio, rientrando un paio di giorni prima della fine delle ferie lavorative per avere il tempo di metabolizzare i cambiamenti oppure mantenendo qualche piccola abitudine maturata in vacanza.
Secondo me non è sempre vero: viceversa, esistono persone che hanno bisogno di ricominciare a pieni giri e trovano conforto nel ritrovare la routine di tutti i giorni.
Ciascuno di noi funziona in maniera differente e avrà bisogno di una sua strategia. Perché essere dogmatici? Sperimentar-si per credere.

A S C O L T I A M O C I
Premesso ciò, non sto affermando che il rientro alla quotidianità sia tutto rose e fiori. Anche io preferirei scrivervi questo post da una terrazza affacciata su un mare cristallino piuttosto che dalla mia scrivania nell’afosa Torino ( forse però, se fossi in una villa al mare mi farei una bella nuotata e non accenderei il pc… 🙂 ).
ll rientro dalle vacanze può comportare una serie di emozioni disturbanti ma allo stesso tempo ci lancia una sfida: ascoltiamole e proviamo a capire cosa ci dicono.
Siamo irritabili all’idea di tornare al lavoro? Interroghiamoci sugli aspetti che in questo momento ci infastidiscono e su cosa possiamo fare per cambiarli.
Sentiamo il carico della gestione della casa? Focalizziamoci su come alleggerirlo.
E via dicendo.
Diamo retta anche ai segnali del nostro corpo: non è più tempo di concedersi bagordi a tavola e notti brave. Regoliamo alimentazione e sonno e non allarmiamoci per i piccoli cali di attenzione e le difficoltà di concentrazione. Tempo al tempo e in breve non vi ricorderete nemmeno più di aver faticato a ingranare.
Fino al prossimo anno.

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NB questo post nasce in risposta ai numerosi articoli sulla Sindrome da rientro che ogni anno di questi tempi vengono rispolverati da differenti testate, online e non. Se il senso di disagio e le emozioni disturbanti provate sono più intense e protratte nel tempo, potrebbero essere la spia di un problema più profondo. In questi casi è bene consultarsi con uno specialista.

 

 

Sopravvivere al Natale- Pranzi, cene e affini

Le festività natalizie sono contraddistinte da una gran quantità di cenoni, pranzi e vigilie varie. Questo ci porta a trascorrere molto tempo a contatto con il cibo, da commensali o da cuochi. Vediamo qualche piccola strategia per non farsi sopraffare dallo stress natalizio.

Vi spetta l’incombenza di cucinare per amici e parenti? Innanzitutto, assumetevi l’impegno solo se avete tempo e voglia. Se quest’anno sentite di non farcela, declinate e passate la palla a qualcun altro o a un ristorante. Se cucinare vi stressa, offritevi di comprare un panettone.
Organizzate il menù con anticipo: sarà più facile fare una lista degli ingredienti e avvantaggiarsi con le preparazioni . Chiedere aiuto o accettare che gli invitati portino qualcosa non significa affatto che non siete capaci, anzi: potrete concentrarvi meglio su ciò che vi resta da fare.
Sfruttate il web per ricette e tutorial: scegliete piatti con cui avete una certa dimestichezza o che avete avuto modo di sperimentare qualche giorno prima. Non siete sicuri della riuscita di un piatto? Pensate a un piano B.
Tenete a mente che non esiste la cena perfetta e che gli invitati non saranno lì per assegnarvi la stella Michelin (a meno che non siate cuochi stellati…ma in questo caso conoscerete già tutti i trucchi del mestiere!). Il soufflè si è sgonfiato? La maionese è impazzita? Non permettete a un piatto di rovinarvi il Natale! L’atmosfera è data dallo stare insieme, non dalla quantità di ripieno degli agnolotti.

Le festività sono il paradiso dei cibi di conforto: la tavola pullula di cibi grassi, golosi ed elaborati. Davanti a noi si stagliano orde di cioccolatini, pandori e torroncini. Come evitare di cadere in tentazione? O meglio: come evitare di utilizzare il cibo per dare sfogo alle emozioni?
Ascoltare i propri stati d’animo aiuta a contestualizzarli e a trovare strategie alternative al cibo: così facendo avrete meno probabilità di sedervi a tavola in preda alle emozioni.
Non dovete rinunciare a tutto ciò che è golosità, stareste solo peggio (a meno che non abbiate problemi di salute, che è un altro discorso) e vi verrebbe ancora più voglia di ciò a cui avete rinunciato. Piuttosto, scegliete un paio di cibi che amate e mangiateli con gusto, assaporandoli. Questo cambiamento di approccio vi farà mangiare con intenzionalità: sarete voi a scegliere il cioccolatino e non viceversa.

Infine: non tutti si sentono a proprio agio in queste occasioni sociali, soprattutto quando ci si trova a casa di persone che si conoscono da poco e in presenza di molti estranei. In questi casi, prima di buttare giù un drink a stomaco vuoto (e ubriacarvi nel giro di pochi minuti) potete adottare alcune strategie molto più salutari (e meno imbarazzanti!). Respirate a fondo, immaginando una scena rilassante: il vostro corpo sarà già più tranquillo. Vi imbarazza l’idea di parlare con degli sconosciuti? Ricordatevi che sono lì per festeggiare e non per giudicare le vostre capacità oratorie. Intrattenere una conversazione piacevole è possibile se noi per primi siamo liberi da pregiudizi su noi stessi.

…Buon appetito! 😉