Noi non siamo problemi, siamo persone. La storia di Sabrina.

Il post odierno nasce con l’idea di trasmettere un messaggio di fiducia e speranza a coloro i quali sono alle prese con un disturbo del comportamento alimentare, in particolare il Binge Eating.

Nel mio gruppo Facebook “Fame emotiva e alimentazione consapevole” ho virtualmente incontrato Sabrina: dopo una vita passata a lottare contro l’obesità è arrivata a una consapevolezza più profonda dei motivi che la spingevano verso il cibo. Sin da bambina infatti era passata – senza esito – da una dieta all’altra , finché ha riscoperto l’amore per se stessa. Ha deciso di raccontare la sua storia sui social, creando una pagina Facebook e un gruppo collegato , per motivare e sostenere le persone che stanno attraversando un momento simile a quelli da lei vissuti.

Da una prima chiacchierata è nata l’idea di proporle una piccola intervista. Buona lettura!

Ciao Sabrina, innanzitutto grazie per la tua disponibilità. Quando hai preso consapevolezza di avere delle difficoltà nella tua relazione con il cibo e l’alimentazione?

Ho preso consapevolezza del Binge Eating Disorder molti anni dopo il suo manifestarsi.  Ho iniziato a soffrirne da bambina – 6 anni – ed è andato sempre peggiorando fino all’ età di 26 anni quando ho deciso di andare via di casa , lasciare Roma e prendere la mia strada. Ma non è bastato. Mi ci sono voluti ancora degli anni per ritrovare me stessa. Ricordo un evento che ha scatenato il cambiamento: una mia ex collega durante un viaggio di ritorno a casa in treno mi disse : “Se non te ne frega niente di te stessa come puoi pensare agli altri?” Mi ha distrutta moralmente , ho anche pensato di farla finita tanto ero disperata. Ho pensato “Ma guarda che brutta persona, che cafona , come si permette!?” . Invece mi sono messa in discussione, maturando sempre più consapevolezza: non finirò mai di ringraziarla per avermi aiutata a “svegliarmi”.


Nella tua biografia online ho letto che, prima di questa svolta, nel corso degli anni hai provato diverse diete ma i risultati sperati non arrivavano mai. Secondo te che cosa non ha funzionato in quel periodo?

Sono sempre stata seguita da dietologi , nutrizionisti, endocrinologi . Non avevo mai nulla , niente che nel mio corpo non andasse : mi sono anche sottoposta a numerosi ricoveri in ospedale. Ero una bambina troppo obesa e il mio caso doveva essere studiato.
Io non capivo perché dovevo stare a dieta, perché i miei mangiavano qualsiasi cosa volessero e io no : se sgarravo erano guai. Così ho iniziato a rubare il cibo e mangiare di nascosto. Molto tempo dopo ho capito che quando venivo beccata era un modo per attirare l’attenzione su di me. A ogni controllo ingrassavo – anche 10 kg in un mese- è lì giungeva la mia soddisfazione: era il medico a sgridare i miei genitori!
C’è da dire che il clima famigliare non era affatto tranquillo:  i miei si facevano la guerra  ed erano molto concentrati su di loro , io mi sentivo in colpa perché mi ritenevo causa dei loro litigi.

Questo per quanto riguarda il periodo iniziale del mio disturbo, poi i miei hanno mollato la spugna e io ho provato più volte ad uscirne senza nessun risultato perché in fondo non volevo cambiare . Sì, non volevo cambiare perché l’ambiente in cui vivevo  mi è sempre stato di intralcio.


3)Che cosa diresti oggi a una persona che soffre di Binge Eating Disorder ( BED)?

Direi a chi soffre di bed che non vale la pena distruggersi la vita per qualcosa che non possiamo cambiare o recuperare, dobbiamo dare il meglio per noi stessi perché  la nostra salute  e la nostra pace interiore sono le cose più importanti a cui pensare.
Un consiglio è quello di lasciare andare … e proseguire dritti verso il futuro che ci riserva  una miriade di cose splendide, nonostante le mille difficoltà quotidiane. Spesso non ci rendiamo conto di ciò che abbiamo intorno a noi.

Sono grata alla vita perché oggi sono ancora viva, ho riscoperto la gioia di camminare , i sapori del cibo! Mi sento  libera sia nel corpo che nella mente.
Apprezzo ogni parte del mio corpo che oggi porta le cicatrici di un passato doloroso e che pur non appartenendomi più ringrazio perché attraverso l’esperienza mi ha reso una persona migliore .

Ci sarebbero tante altre cose da dire, ad esempio che non siamo fatti solo di carne , ma siamo frutto delle nostre emozioni ..  che in fondo la vita ci mette alla prova e che elaborare la sofferenza fa riscoprire una forza naturale  innata  e presente in ognuno di noi …

Adesso Sabrina è una donna che ama la vita ed è grata per ciò che ogni giorno le riserva. Ha riscoperto la gioia di prendersi cura di se stessa, anche attraverso l’alimentazione e uno stile di vita sano. Guardandosi indietro ha trovato dei collegamenti tra le motivazioni del suo disturbo e il suo contesto di vita familiare, elaborando la sua “teoria del sintomo” che ha condiviso con me- e con voi- nel corso della nostra chiacchierata. Ha imparato a vedersi e ad amarsi come persona e non come problema.

Anche tu stai vivendo una situazione simile e vorresti imparare ad amarti e a stare meglio? Contattami attraverso i recapiti presenti in questa pagina. Potrai scegliere liberamente se prendere un appuntamento in Studio o da remoto.

Quanto tempo ci metterò a guarire?

Nel post odierno torno a occuparmi delle domande proposte più frequentemente a Dr Google dagli utenti che stanno cercando uno psicologo. Dopo aver parlato del post primo colloquio, oggi mi concentrerò su un altro tema importante: quanto tempo ci metterò a guarire?

Non esiste una risposta univoca – guai se ci fosse, vuol dire che saremmo tutti dei piccoli cloni e non degli esseri umani unici e irripetibili. Al tempo stesso la richiesta è legittima : ho preso coscienza di una problematica, adesso voglio sapere quanto ci metterò a uscirne.

Un’immagine scattata da me a Pian dell’Alpe, Usseaux (TO)

A differenza di una prognosi prettamente fisica – un raffreddore, un arto ingessato – in psicologia non abbiamo delle prognosi standard, quindi non potrò darti una data di scadenza . Ad ogni modo, ti proporrò di darci degli obiettivi intermedi sui cui lavorare di volta in volta e che contribuiranno a farti stare meglio.

La guarigione è un processo: immagina un percorso che ti conduce verso una vetta. La tendenza è verso la salita anche se ti capiteranno delle deviazioni e alcuni tratti in cui dovrai apparentemente scendere per risalire meglio. Potrebbe capitarti di avvertire stanchezza, inciampare e cadere. non preoccuparti: dopo esserti riposato ti rialzerai e ripartirai da quel punto. La strada già intrapresa non verrà azzerata.

Potresti avere la tentazione di accelerare il processo, magari per dimostrare qualcosa a te stesso/ a o agli altri: ricorda di fare del tempo il tuo alleato e non un nemico da contrastare.

La guarigione è definitiva? Anche qui non posso farti promesse. Anzi, voglio essere onesta e sincera: la terapia non elimina i problemi dalla tua vita né potrà bloccare sul nascere i fattori scatenanti. La differenza sostanziale sarà nell’aver imparato a riconoscerli e a gestirli in maniera più sana.

Vuoi iniziare il tuo cammino vero il benessere? Contattami attraverso i recapiti presenti in questa pagina. Potrai scegliere liberamente se prendere un appuntamento in Studio o da remoto.