Gli effetti benefici della natura sulla percezione dell’immagine corporea: una ricerca

Secondo una recente ricerca immergersi nella natura può produrre benefici sulla percezione della nostra immagine corporea.

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Il gruppo di ricerca condotto da Viren Swami dell’Anglia Ruskin University in Cambridge ha pubblicato i risultati di una serie di studi atti a valutare la presenza di un legame tra fruizione della natura e immagine corporea.
In un primo esperimento, a un gruppo di studenti universitari sono state somministrate delle foto: metà dei partecipanti hanno visto immagini di paesaggi urbani (città, fabbriche, strade asfaltate), gli altri paesaggi naturalistici (foreste, montagne, laghi…). Prima e dopo la somministrazione delle foto i partecipanti hanno compliato un questionario di valutazione della propria immagine corporea, con domande specifiche sul rapporto con il proprio peso e le proprie misure.
Coloro i quali avevano visto foto di paesaggi naturalistici mostravano una maggior soddisfazione rispetto al proprio aspetto fisico; l’altro gruppo non mostrava cambiamenti significativi rispetto al primo test.

In un ulteriore studio, la somministrazione delle foto è stata sostituita da vere e proprie passeggiate: a parità di lunghezza del percorso, un gruppo ha camminato nella natura, l’altro all’interno di un contesto urbano. Anche qui, chi si era relazionato con la natura mostrava un miglioramento nell’accettazione della propria immagine corporea.

Secondo i ricercatori, alla base di questi risultati potrebbero esserci diverse spiegazioni:
– la natura potrebbe aiutare a distaccarsi fisicamente e mentalmente dai problemi legati all’apparenza;
– lo stato di quiete favorito dalla fruizione dei paesaggi potrebbe facilitare la self- compassion e l’accettazione di sé;
– prendere contatto con la vastità dei paesaggi innescherebbe il ridimensionamento dei propri problemi.

Quindi, che amiate il mare o la montagna, i laghi o le pianure, appagate mente e spirito con le meraviglie che ci circondano! E se oggi non vi è possibile lasciare la città, immergetevi in un paesaggio come questo del filmato:

 

Hai un rapporto complicato con la tua immagine corporea? Avverti un forte calo della tua autostima? Prenota un colloquio presso il mio studio telefonando al numero 3454551671 o compilando questo modulo.

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Studenti universitari in crisi: siate più indulgenti con voi stessi

Studenti universitari stressati, prendete nota: essere un po’ più indulgenti con voi stessi potrà esservi d’aiuto, specialmente se siete matricole in difficoltà. Per qualcuno può essere difficile andare a vivere fuori casa lontano dal proprio mondo, altri troveranno frustrante non avere lo stesso rendimento delle scuole superiori: in generale, si tratta di una fase di transizione molto importante del proprio ciclo di vita che porta in sé una serie di sfide.

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L’ indulgenza verso se stessi è definita in psicologia con il termine self-compassion , cioè auto-compassione (non amo molto utilizzare termini stranieri ma in questo caso trovo suoni meglio in inglese che non in italiano!).

Secondo quanto emerso da uno studio condotto presso la British Columbia University, gli studenti che riportavano livelli più alti di self-compassion si sentivano anche più energici, attivi e ottimisti durante il primo semestre di università. Al contrario, chi riportava livelli più bassi aveva minor motivazione e coinvolgimento.
I risultati della ricerca sembrano suggerire che lo stress psicologico che gli studenti possono provare nella transizione tra scuole superiori e università può essere mitigato dalla self-compassion poiché questa va a potenziare autonomia, fiducia nelle proprie capacità e competenze relazionali, producendo quindi maggior benessere.
Per potenziarla si lavora soprattutto per contrastare l’autocriticismo negativo e i vissuti di inadeguatezza provati nel nuovo ruolo di studente universitario.

In alcuni casi, i vissuti negativi possono essere tali da innescare delle vere e proprie forme di ansia da esame: per queste situazioni ho ideato un percorso specifico, articolato su quattro incontri (in studio o, a seconda dei casi, tramite videoconsulenza) , come primo passo per affrontare il problema. Per ulteriori informazioni e  prenotazioni telefonare al numero 3454551671 o compilare questo modulo.

Abbi cura di te

C’è una formula di saluto, che ho notato soprattutto nella corrispondenza scritta con persone statunitensi, che mi ha sempre colpita: “Take care (of you)“, cioè abbi cura di te.
Se il più delle volte può suonare come un cortese automatismo, trovo queste parole molto evocative di qualcosa che spesso dimentichiamo di fare. Siamo di corsa, abbiamo altre priorità, gli altri vengono prima… Quando è stata l’ultima volta che hai avuto cura di te?

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Ci si può prendere cura di sé in tanti modi:

Corpo
L’igiene personale, non a caso, è uno dei principali indicatori dello stato di salute dell’individuo. Il corpo non è semplicemente un involucro; è la nostra presenza nel mondo, lo “strumento” con cui ci muoviamo e interagiamo con altre persone. Curarsene significa imparare ad ascoltarlo, non forzarlo, trovare il tempo e le energie per ricaricarlo, adottare uno stile di vita sano.

Mente
Spesso si usa l’espressione “nutrire la mente“: cos’è l’alimentazione se non uno dei primissimi atti di cura materna?
Esistono tante attività per prendersi cura della propria mente, molte talmente a portata di mano che quasi non ce ne accorgiamo, a prescindere da livello di istruzione conseguito. Leggere un libro o una rivista, giocare con un’app, imparare una parola nuova, praticare un’attività manuale…sono tutti piccoli gesti di cura quotidiana.

Spirito
Non è necessario essere religiosi per avvertire in sé uno spazio di spiritualità. Si tratta di una dimensione fatta di ricerca di sé, di esperienza, di connessione. Ci si può prendere cura del proprio spirito immergendosi nella natura, trascorrendo del tempo con persone con cui stiamo bene, vivendo opportunità di crescita, visitando un posto nuovo

Infine…quando è stata l’ultima volta che hai detto a una persona “abbi cura di te”?

Intraprendere un percorso di psicoterapia è uno dei gesti più profondi di cura di sé: puoi prendere un appuntamento presso il mio Studio di Torino telefonando al numero 3454551671 o scrivendo un messaggio attraverso i recapiti presenti in questa pagina.

Piccole strategie per essere più produttivi

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Quante volte ci sentiamo inconcludenti, pigri, demotivati? Come se non bastasse, il mondo intero sembra correre a velocità supersonica!
Ho raccolto 5 piccoli consigli in un articolo per la piattaforma IlBuongiorno: 5 consigli per contrastare la pigrizia.

PS Sei uno studente universitario e senti il peso degli esami incombere? Questo percorso potrebbe fare al caso tuo 😉

Buona lettura e…buon lavoro

Non si può piacere a tutti

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Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall’asino ed alleviavano la fatica del percorso. Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: “Ecco,” dicevano “un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto”. Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito”. Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull’asino. Così sono portati entrambi dall’unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l’indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone. Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi con l’asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti: “Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi”. Allora il padre disse: “Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci”.
( “Favole” di Esopo – “Il contadino, il figlio e l’asino”)

La morale di questa favola  è molto semplice: non possiamo piacere a tutti. Ognuno ha il suo punto di vista e troverà sempre qualcosa da ridire. C’è chi lo fa con cattive intenzioni, chi invece tende a giudicare a prescindere dalla malafede. Cercare di compiacere tutti significa privarsi della libertà di essere noi stessi: sacrifichiamo la nostra identità plasmandola a misura di chi abbiamo di fronte.
Sta di fatto che non possiamo comandare i pensieri altrui; concentriamoci pertanto sui noi stessi e su come rispondiamo alle critiche.

Innanzitutto, non partiamo dal presupposto che verremo sempre e comunque mal giudicati. Spesso siamo noi i  nostri più feroci e impietosi critici.
Concentriamoci sulle nostre risorse.
Se ravvisiamo una debolezza, pensiamo a come usarla a nostro vantaggio. Spesso vediamo i difetti come tali perché li paragoniamo a una media che riteniamo essere l’ideale.
Circondiamoci di persone positive: le loro osservazioni saranno costruttive e non distruttive.
In generale, impariamo a usare le nostre energie sui noi stessi e non disperdiamole cercando l’approvazione di tutti.

Cercare di compiacere gli altri può essere una modalità che abbiamo appreso da piccoli o in risposta a un evento importante della nostra vita. Ciò può influire negativamente sulla nostra autostima e sulle nostre modalità di vivere le relazioni.
Se tutto ciò ci arreca sofferenza e rende difficoltosa la nostra quotidianità, parlarne con uno psicologo può essere utile per capire cosa succede e trovare insieme delle nuove soluzioni per stare meglio.

(Ti consiglio di leggere anche questi approfondimenti sull’insicurezza in amore , sulle preoccupazioni per il proprio aspetto fisico e sull’autocriticismo)

L’autocriticismo: come silenziare il “piccolo critico” dentro di noi

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Qualche giorno fa è uscito su Psicologi Online un mio articolo intitolato “Il piccolo critico dentro di noi”. Parlo dell’autocriticismo, cioè quella tendenza ad assecondare quella parte di noi che ci ripete sempre quanto siamo inadeguati, incapaci, brutti,difettosi,…
Avere la capacità di mettersi in discussione e valutare se stessi e il proprio operato è una buona qualità, ma il problema di questo “piccolo critico” è che vuole avere sempre ragione a prescindere. Questo lo rende uno dei peggiori ostacoli al cambiamento, soprattutto quello auspicato da chi intraprende una psicoterapia.

Per l’identikit del piccolo critico vi rimando all’articolo: qui vedremo invece una strategia per combatterlo…e metterlo a tacere.

  1. Ascoltatelo.
    Mettetevi a quattr’occhi e ascoltate che cosa abbia da dirvi il vostro autocriticismo. Fate un elenco di ciò che dice, senza ripetizioni.
  2. Leggete l’elenco e iniziate a confutarne i punti uno alla volta, annotando le prove che potete portar a vostro favore. Se ad esempio, uno dei punti è “non sei capace a fare nulla”, annotate tutti traguardi che avete raggiunto, anche quelli che vi sembrano insignificanti.
  3. Se per un punto non trovate prove a vostro favore, trasformate la frase in maniera propositiva. Ad esempio: “Sul lavoro nessuno si accorge di te” potrebbe diventare “Cosa posso fare per migliorare la mia presenza lavorativa?”. Rivolgetevi a voi stessi come fareste con un bambino: incoraggiatevi, datevi spunti per crescere.
  4. Razionalizzate le energie. Dare ascolto al piccolo critico vi distoglie da cose molto più importanti nella vita, tra le quali gli obiettivi che in questo momento sentite di non raggiungere.
  5. Niente alibi.
    L’autocriticismo negativo è spesso una scusa in cui ci trastulliamo per non mettere in atto un vero cambiamento. Le novità spaventano perché non sappiamo cosa aspettarci e in certi casi è più “sicuro” (con tante virgolette) restare ancorati alle negatività note.

 

A questo punto è giunto il momento di congedare il piccolo critico: prendete un bel foglio di carta e iniziate a scrivergli un avviso di sfratto, con tanto di luogo e data. Non avete bisogno dei servigi di un personaggio che passa le sue giornate a blaterarvi cattiverie e a buttarvi giù di morale. Uno che giudica soltanto e non fa nulla di produttivo. Un coinquilino che si è autoinvitato in casa vostra, non aiuta con le spese o con i lavori di casa e anzi vi rimprovera in tutto ciò che fate. Un abusivo che sta rubando il posto alla parte di voi che potrebbe sostenervi in ciò che fate, darvi la carica e aiutarvi a potenziare in maniera positiva ciò che sentite come carente.

Se il vostro autocriticismo è davvero imponente, pervasivo della vostra vita e si riflette negativamente sulla qualità delle vostre relazioni, provate a considerare l’idea di consultarvi con uno psicologo. Il vostro disagio potrebbe avere radici più profonde nel tempo e necessitare di un lavoro specifico. Non è detto che vi serva un percorso molto lungo, né che abbiate qualcosa di grave! Chiedere aiuto è il primo passo per sentirsi – e diventare – più forti.