La tocofobia: un articolo sulla fobia del parto per Gravidanza360

Dopo qualche giorno di pausa dovuto a motivi tecnici, PsicoLinee riprendere le sue attività: fateci caso, ora ha un dominio tutto suo 🙂 ovviamente i vecchi link sono stati tutti reindirizzati e non dovrebbero esserci problemi. In caso contrario vi chiedo la gentilezza di contattarmi e comunicarmi eventuali errori.

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Fonte: Tumblr

Prosegue intanto la collaborazione con il portale Gravidanza360 con il mio spazio dedicato alla psicologia della gravidanza. Stavolta ho voluto approfondire il tema della tocofobia, ovvero la fobia del parto. Si tratta di un concetto relativamente recente: non che prima non ci fosse, semplicemente non se ne parlava dal punto di vista scientifico.
Nell’articolo  elenco le caratteristiche principali  della fobia, soffermandomi anche sulla difficoltà della donna a chiedere aiuto in tal senso.

Se leggendo l’articolo vi ci ritrovate, sappiate che la tocofobia può essere affrontata con una psicoterapia, eventualmente con l’integrazione del trattamento EMDR dei traumi. Per prendere un appuntamento a Torino presso il mio studio potete contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.

 

Gravidanza e paure. Nuovo articolo per Gravidanza360

Quali sono le principali paure delle donne in gravidanza? 
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Questa è la domanda cui ho cercato di rispondere nell’articolo  Gravidanza e paure scritto per il  Gravidanza360 , un portale che si prefigge di trattare i temi legati alla gravidanza in maniera scientifica ma comprensibile a tutte le future mamme (e anche ai papà!). Il sito si articola in diverse sezioni: recensioni di prodotti, indicazioni sull’alimentazione, fasi mediche della gravidanza e psicologia. Di quest’ultima parte sarò proprio io a occuparmene con una serie di articoli ad hoc.
Condivido con voi l’entusiasmo per questa nuova collaborazione e sono molto grata alla redazione di Gravidanza360 per avermi coinvolta nel suo progetto editoriale. La motivazione principale per cui ho creato il mio blog era parlare di psicologia da diversi punti di vista, in maniera completa ma comprensibile a ogni internauta. Poterlo fare anche su portali specifici è una bella soddisfazione!
Ho già una scaletta dei prossimi temi che vorrei trattare ma accoglierò molto volentieri i vostri suggerimenti: potete lasciarmi le vostre idee in un commento qui sotto o attraverso la sezione contatti.

Buona lettura!

Sopravvivere al Natale- Bambini e regali

 

Inutile girarci intorno: stiamo attraversando un periodo di crisi economica, chi più chi meno. Anche nei contesti economicamente più agiati è bene in ogni caso riflettere sui regali dei bambini.
A seconda dell’età, si può affrontare chiaramente la questione economica, per esempio fissando un budget. Può essere un buon momento per insegnargli il valore del denaro e come spenderlo. Ciò richiede una certa coerenza: è molto ipocrita dare un tetto ai regali dei bambini e poi spendere e spandere il giorno dopo…

Avvicinateli all’altruismo, proponendogli attività benefiche: se hanno dei giocattoli in buono stato e che non adoperano più, parlategli della possibilità di donarli a organizzazioni umanitarie, ai bambini ricoverati negli ospedali,… Li aiuterà a capire non solo che gli oggetti possono avere una seconda vita, ma anche a ridimensionare le loro richieste. Questo non significa utilizzare il volontariato come punizione! Imporgli di disfarsi di un giocattolo a cui tengono per regalarlo a un altro bambino non farà che ottenere l’effetto opposto.

NON regalate animali o cuccioli di alcun genere. A meno che non siate pronti ad assumervene la gestione, non usate degli esseri viventi per soddisfare un capriccio. La scelta di prendere un animale deve essere ben ponderata e comporta l’assunzione di responsabilità. Se non siete sicuri, piuttosto regalate un peluche.

Aiutateli a focalizzarsi su ciò che realmente vogliono: sappiamo bene che le pubblicità nascono per creare bisogni e che certi oggetti sono desiderati sull’onda momentanea di una moda, per essere poi dimenticati dopo poco. Ragionate anche se il regalo è appropriato alla loro età o meno. Non lasciatevi trasportare da confronti e rivalità con altri genitori, tenete il focus su ciò che avviene in casa vostra.

Domandatevi per chi è veramente il regalo: chi è che realmente desidera una Playstation nuova? Voi o i bambini? 😉
Siate realisti, piuttosto che creare false aspettative. Ridimensionare prima i desideri evita una delusione successiva.
Non comprare tutto ciò che vogliono i figli non significa essere pessimi genitori! Pensate al valore emotivo dei ricordi e chiedetevi: tra 10 anni si ricorderà cosa gli/le ho regalato, o di quando abbiamo giocato insieme, fatto a palle i neve, cucinato i biscotti?

Costruire memorie e ricordi positivi è il regalo più grande. Le festività non devono diventare il mezzo con cui cercare di colmare le dimenticanze dell’anno trascorso. Tempo, amore e presenza devono essere garantiti il più possibile, 365 (o 366) giorni l’anno.

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Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Oggi 20 novembre si celebra in tutto il mondo la Giornata dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
Questa data ricorda il giorno in cui, nel 1989, l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

L’Italia ha aderito nel 1991, e ad oggi sono oltre 190 i Paesi che l’hanno ratificata. Potete leggere la traduzione italiana sul sito UNICEF.

Purtroppo in molti luoghi del mondo questi diritti non sono ancora tali. A ricordarcelo è il Rapporto UNICEF “Immaginare il futuro”, commissionato in occasione del 25° anniversario della Convenzione:

  • Nel mondo il 20% più ricco delle donne ha 2,7 volte più probabilità, rispetto al 20% di donne più povere, di ricevere assistenza al momento del parto. In Asia meridionale, le donne più ricche hanno quasi il quadruplo delle probabilità di essere assistite rispetto a quelle più povere.

  • In tutto il mondo, il 79% dei bambini più ricchi sotto i 5 anni sono stati registrati alla nascita, ma solo il 51% dei più poveri gode del diritto ad avere un’identità ufficiale. E mentre l’80% dei bambini che vivono in città è registrato, questo è vero solo per il 51% di coloro che vivono in campagna.

  • Quasi nove bambini su dieci che appartengono al 20% più ricco delle famiglie nei paesi meno sviluppati del mondo frequentano la scuola primaria – rispetto a solo circa il 60% dei bambini appartenenti alle famiglie più povere. Il divario può essere drammatico anche nei paesi a medio reddito. In Nigeria, per esempio, il 94% dei bambini delle famiglie più ricche ha frequentato la scuola, contro il 34% dei bambini delle famiglie più povere.

  • Indipendentemente dalla ricchezza, le bambine continuano ad avere meno opportunità di studiare. Per ogni 100 ragazzi iscritti alla scuola primaria in Africa occidentale e centrale, solo 90 bambine lo sono. L’esclusione peggiora nella scuola secondaria, dove per ogni 100 ragazzi sono iscritte solo 76 ragazze.

  • Le adolescenti hanno più probabilità di sposarsi o convivere con partner già a 19 anni, rispetto ai coetanei maschi, e meno probabilità rispetto ai ragazzi di avere una buona consapevolezza sui rischi di contrarre l’HIV. In Asia meridionale, i ragazzi hanno quasi il doppio delle probabilità delle ragazze di sapere come proteggersi dal virus.

  • Quasi tre quarti (pari a circa 1,8 miliardi) dei 2,5 miliardi di abitanti del pianeta che ancora non hanno accesso a servizi igienici vivono in aree rurali. I dati provenienti da India, Bangladesh e Nepal, per esempio, mostrano pochi progressi tra il 1995 e il 2008 nella diffusione di servizi igienici nel 40% più povero delle famiglie.

 

Tanti progressi sono stati fatti, ma la strada è ancora lunga…

Depressione pre e post-partum: un convegno a Roma

Un importante convegno si tiene nelle giornate di oggi e domani a Roma: “Depressione pre e post-partum: il progetto Rebecca Blues. Dai sintomi della depressione alla creazione di una rete di supporto alla maternità. Curare la mamma e proteggere i figli dalla disabilità indotta dalla depressione materna.”

Il convegno si prefigge di presentare il punto di vista del bambino nella relazione con la madre sofferente di depressione post-partum. Una madre su 7 risulta esserne colpita, ma solo una su 4 riceve un trattamento.
Si stima che i figli delle madri depresse possano riportare danni quali un quoziente intellettivo fino a 5 punti più basso, una probabilità di ammalarsi 7 volte in più e una maggiore possibilità di sviluppare comportamenti violenti in età adulta.
Le madri vivono un conflitto interiore molto forte, provando sia avversione che amore verso il figlio. Si rende necessario un approccio al problema che aiuti la mamma a curarsi attraverso un potenziamento delle sue risorse e capacità, garantendo al figlio il pieno diritto al suo sviluppo psicofisico e all’integrità della sua personalità.

A tal proposito, il Ministro della Salute Lorenzin ha inviato un videomessaggio in cui dichiara:

I genitori devono essere consapevoli di questa evenienza, ma soprattutto le mamme non possono essere lasciate completamente sole all’indomani della gravidanza. Il tema di cui dibattete oggi  è estremamente importante sia dal punto di vista sanitario, sia dal punto di vista culturale. Purtroppo, e troppo spesso, la depressione post partum viene stigmatizzata da un punto di vista sociale, non compresa, e soprattutto non vengono informati nel modo adeguato i genitori, le coppie e le giovani mamme. Questo disturbo è un fenomeno che può accadere. Dobbiamo spiegare alle donne di non vergognarsi nel caso in cui si trovino ad affrontare questa grande fase di cambiamento e si sentano fragili in questo contesto. Non bisogna vergognarsi, bisogna parlarne e riuscire anche a condividere un momento che è bellissimo, ma che presenta tante novità che ovviamente possono mettere in crisi in modo inusuale anche chi pensa che il proprio percorso sia molto più semplice e naturale. Vi ringrazio quindi per aver trattato questo importantissimo tema che ci sta molto a cuore, che è all’interno anche delle politiche per la salute della donna che noi stiamo promuovendo, sia in Italia, sia nel semestre europeo.

 

 

 

 

Grembiulini, bambini e identità

La scorsa settimana a Torino (e nel web) ha creato un certo scalpore l’abolizione del grembiulino presso le scuole dell’infanzia comunali.

Nel documento “Otto principi per ripartire” (a cura del Coordinamento Pedagogico) si legge al punto 1:

Ciascun bambino possiede una propria storia ed è riconosciuto nella sua identità individuale, nella sua unicità e nella sua differenza di genere e culture, di punti di forza e debolezza

Da cui consegue:

l’eliminazione dei grembiuli , a favore di un abbigliamento essenziale che garantisca l’autonomia

Sembrerebbe quindi che il grembiulino, in tutti questi anni, possa aver rappresentato un ostacolo alla differenziazione e alla ricerca di identità del bambino, una sorta di baby-omologazione. Negativo sarebbe anche l’effetto sullo sviluppo della creatività.
Non risponderebbe nemmeno più a un principio di praticità: impaccia i movimenti e c’è comunque bisogno di un adulto che aiuti il bambino ad allacciarne i bottoni.

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Senza nulla togliere al lavoro svolto dal gruppo di esperti del Comune, l’argomento dona alcuni spunti di riflessione.
Non ho mai reputato il grembiulino come il nemico dell’identità e della creatività,anzi. Si tratta di uno strumento estremamente democratico: parifica le differenze ricchi/poveri e per quanto possano essercene di più ricercati e di più economici, non favorisce quel tipo di ostentazione che si verifica con felpe e tshirt griffate.
Parificare non significa appiattire né soffocare l’identità culturale: le classi dello stesso colore trasmettono il senso del gruppo, di appartenenza e condivisione di caratteristiche comuni, e di differenze arricchenti.

La mente di un bambino ha potenzialità immense, che non si arrestano certo di fronte a cosa sta indossando. Mi sembra il tipico caso in cui si utilizza un pensiero adulto attribuendolo al bambino: se io mi sento poco creativo in giacca e cravatta dietro la scrivania del mio ufficio, anche mio figlio con l’uniforme da asilo seduto al tavolino si sentirà in questo stato.

Basterebbe chiedere alle mamme quanta creatività si trovano a dover lavar via dai grembiulini… 😉

I grandi

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Cambiare i paradigmi dell’educazione

Ken Robinson è un ex professore di educazione artistica, che ha scritto diversi libri su sistema scolastico e creatività. In questo video (doppiato in italiano) utilizza parole e immagini per parlare della necessità di ripensare il sistema scolastico, reo di soffocare la creatività dei ragazzi.

Sul filo del pregiudizio: i “Pennuti spennati” della Pixar

I cortometraggi animati possono dare degli utili spunti di riflessione, validi sia per bambini che per adulti.
Un piccolo esempio è rappresentato da “Pennuti spennati”, (“For the birds“) prodotto dalla Pixar nel 2000 e vincitore di numerosi premi.
In tre minuti circa, il cortometraggio mostra un gruppo di uccellini blu intenti ad appollaiarsi su un filo, finché non notano la presenza di un altro volatile diverso da loro. Il nuovo arrivato cerca di fare amicizi, ma viene solo preso in giro per il suo aspetto particolare e stravagante. Nonostante tutto, non demorde e prova lo stesso a inserirsi tra gli uccellini blu, con un finale tutto da ridere!

Piume a parte, non è una situazione molto differente da quelle che si verificano a volte tra umani, quando una persona nuova cerca di interagire con un gruppo diffidente e pieno di pregiudizi…