Grembiulini, bambini e identità

La scorsa settimana a Torino (e nel web) ha creato un certo scalpore l’abolizione del grembiulino presso le scuole dell’infanzia comunali.

Nel documento “Otto principi per ripartire” (a cura del Coordinamento Pedagogico) si legge al punto 1:

Ciascun bambino possiede una propria storia ed è riconosciuto nella sua identità individuale, nella sua unicità e nella sua differenza di genere e culture, di punti di forza e debolezza

Da cui consegue:

l’eliminazione dei grembiuli , a favore di un abbigliamento essenziale che garantisca l’autonomia

Sembrerebbe quindi che il grembiulino, in tutti questi anni, possa aver rappresentato un ostacolo alla differenziazione e alla ricerca di identità del bambino, una sorta di baby-omologazione. Negativo sarebbe anche l’effetto sullo sviluppo della creatività.
Non risponderebbe nemmeno più a un principio di praticità: impaccia i movimenti e c’è comunque bisogno di un adulto che aiuti il bambino ad allacciarne i bottoni.

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Senza nulla togliere al lavoro svolto dal gruppo di esperti del Comune, l’argomento dona alcuni spunti di riflessione.
Non ho mai reputato il grembiulino come il nemico dell’identità e della creatività,anzi. Si tratta di uno strumento estremamente democratico: parifica le differenze ricchi/poveri e per quanto possano essercene di più ricercati e di più economici, non favorisce quel tipo di ostentazione che si verifica con felpe e tshirt griffate.
Parificare non significa appiattire né soffocare l’identità culturale: le classi dello stesso colore trasmettono il senso del gruppo, di appartenenza e condivisione di caratteristiche comuni, e di differenze arricchenti.

La mente di un bambino ha potenzialità immense, che non si arrestano certo di fronte a cosa sta indossando. Mi sembra il tipico caso in cui si utilizza un pensiero adulto attribuendolo al bambino: se io mi sento poco creativo in giacca e cravatta dietro la scrivania del mio ufficio, anche mio figlio con l’uniforme da asilo seduto al tavolino si sentirà in questo stato.

Basterebbe chiedere alle mamme quanta creatività si trovano a dover lavar via dai grembiulini… 😉

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