Le crisi di fine decade

Chi di voi non ha mai pronunciato o sentito dire le espressioni “crisi/adolescenziale” o “crisi di mezza età”?
Ebbene, abbiamo di che rallegrarci: pare non siano gli unici periodi critici della vita. Anzi, a essere particolarmente critici sarebbero i passaggi da una decade all’altra, cioè 29,29,49 anni…

 

Se vi interessa approfondire la questione, QUI trovate l’articolo completo che ho scritto per State of Mind intitolato “Le crisi di fine decade: quali sono i periodi critici della vita?”. Buona lettura!

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Buon Natale!

Sopravvivere al Natale- Pranzi, cene e affini

Le festività natalizie sono contraddistinte da una gran quantità di cenoni, pranzi e vigilie varie. Questo ci porta a trascorrere molto tempo a contatto con il cibo, da commensali o da cuochi. Vediamo qualche piccola strategia per non farsi sopraffare dallo stress natalizio.

Vi spetta l’incombenza di cucinare per amici e parenti? Innanzitutto, assumetevi l’impegno solo se avete tempo e voglia. Se quest’anno sentite di non farcela, declinate e passate la palla a qualcun altro o a un ristorante. Se cucinare vi stressa, offritevi di comprare un panettone.
Organizzate il menù con anticipo: sarà più facile fare una lista degli ingredienti e avvantaggiarsi con le preparazioni . Chiedere aiuto o accettare che gli invitati portino qualcosa non significa affatto che non siete capaci, anzi: potrete concentrarvi meglio su ciò che vi resta da fare.
Sfruttate il web per ricette e tutorial: scegliete piatti con cui avete una certa dimestichezza o che avete avuto modo di sperimentare qualche giorno prima. Non siete sicuri della riuscita di un piatto? Pensate a un piano B.
Tenete a mente che non esiste la cena perfetta e che gli invitati non saranno lì per assegnarvi la stella Michelin (a meno che non siate cuochi stellati…ma in questo caso conoscerete già tutti i trucchi del mestiere!). Il soufflè si è sgonfiato? La maionese è impazzita? Non permettete a un piatto di rovinarvi il Natale! L’atmosfera è data dallo stare insieme, non dalla quantità di ripieno degli agnolotti.

Le festività sono il paradiso dei cibi di conforto: la tavola pullula di cibi grassi, golosi ed elaborati. Davanti a noi si stagliano orde di cioccolatini, pandori e torroncini. Come evitare di cadere in tentazione? O meglio: come evitare di utilizzare il cibo per dare sfogo alle emozioni?
Ascoltare i propri stati d’animo aiuta a contestualizzarli e a trovare strategie alternative al cibo: così facendo avrete meno probabilità di sedervi a tavola in preda alle emozioni.
Non dovete rinunciare a tutto ciò che è golosità, stareste solo peggio (a meno che non abbiate problemi di salute, che è un altro discorso) e vi verrebbe ancora più voglia di ciò a cui avete rinunciato. Piuttosto, scegliete un paio di cibi che amate e mangiateli con gusto, assaporandoli. Questo cambiamento di approccio vi farà mangiare con intenzionalità: sarete voi a scegliere il cioccolatino e non viceversa.

Infine: non tutti si sentono a proprio agio in queste occasioni sociali, soprattutto quando ci si trova a casa di persone che si conoscono da poco e in presenza di molti estranei. In questi casi, prima di buttare giù un drink a stomaco vuoto (e ubriacarvi nel giro di pochi minuti) potete adottare alcune strategie molto più salutari (e meno imbarazzanti!). Respirate a fondo, immaginando una scena rilassante: il vostro corpo sarà già più tranquillo. Vi imbarazza l’idea di parlare con degli sconosciuti? Ricordatevi che sono lì per festeggiare e non per giudicare le vostre capacità oratorie. Intrattenere una conversazione piacevole è possibile se noi per primi siamo liberi da pregiudizi su noi stessi.

…Buon appetito! 😉

Sopravvivere al Natale- Bambini e regali

 

Inutile girarci intorno: stiamo attraversando un periodo di crisi economica, chi più chi meno. Anche nei contesti economicamente più agiati è bene in ogni caso riflettere sui regali dei bambini.
A seconda dell’età, si può affrontare chiaramente la questione economica, per esempio fissando un budget. Può essere un buon momento per insegnargli il valore del denaro e come spenderlo. Ciò richiede una certa coerenza: è molto ipocrita dare un tetto ai regali dei bambini e poi spendere e spandere il giorno dopo…

Avvicinateli all’altruismo, proponendogli attività benefiche: se hanno dei giocattoli in buono stato e che non adoperano più, parlategli della possibilità di donarli a organizzazioni umanitarie, ai bambini ricoverati negli ospedali,… Li aiuterà a capire non solo che gli oggetti possono avere una seconda vita, ma anche a ridimensionare le loro richieste. Questo non significa utilizzare il volontariato come punizione! Imporgli di disfarsi di un giocattolo a cui tengono per regalarlo a un altro bambino non farà che ottenere l’effetto opposto.

NON regalate animali o cuccioli di alcun genere. A meno che non siate pronti ad assumervene la gestione, non usate degli esseri viventi per soddisfare un capriccio. La scelta di prendere un animale deve essere ben ponderata e comporta l’assunzione di responsabilità. Se non siete sicuri, piuttosto regalate un peluche.

Aiutateli a focalizzarsi su ciò che realmente vogliono: sappiamo bene che le pubblicità nascono per creare bisogni e che certi oggetti sono desiderati sull’onda momentanea di una moda, per essere poi dimenticati dopo poco. Ragionate anche se il regalo è appropriato alla loro età o meno. Non lasciatevi trasportare da confronti e rivalità con altri genitori, tenete il focus su ciò che avviene in casa vostra.

Domandatevi per chi è veramente il regalo: chi è che realmente desidera una Playstation nuova? Voi o i bambini? 😉
Siate realisti, piuttosto che creare false aspettative. Ridimensionare prima i desideri evita una delusione successiva.
Non comprare tutto ciò che vogliono i figli non significa essere pessimi genitori! Pensate al valore emotivo dei ricordi e chiedetevi: tra 10 anni si ricorderà cosa gli/le ho regalato, o di quando abbiamo giocato insieme, fatto a palle i neve, cucinato i biscotti?

Costruire memorie e ricordi positivi è il regalo più grande. Le festività non devono diventare il mezzo con cui cercare di colmare le dimenticanze dell’anno trascorso. Tempo, amore e presenza devono essere garantiti il più possibile, 365 (o 366) giorni l’anno.

tempo

 

Sopravvivere al Natale

Mancano dieci giorni al Natale: ci troviamo in uno dei periodi più stressanti dell’anno. A dirlo non è solo il senso comune, ma un’indagine condotta nel 2008 dall’APA (American Psychological Association).
Le feste infatti nascondono numerosi fattori stressanti che vanno dall’acquisto dei regali alla preparazione di cene, dal ritorno in famiglia al traffico in aumento.

Come sopravvivere dunque al Natale?

Per non farsi sopraffare, un buon punto di partenza è individuare i potenziali fattori stressanti. Provate a pensare a ciò che vi ha stressato lo scorso anno: la cena dalla nonna? Cucinare un pranzo per 20 persone? Comprare il regalo per la zia? E via dicendo.

Affrontare queste criticità una alla volta aiuta a ricollocarle nella giusta prospettiva e a cercare nuove strategie per affrontarle.

Le festività assumono un significato diverso a seconda del contesto, del proprio credo religioso e anche della condizione lavorativa. Chi lavora nel commercio vedrà sommarsi i fattori di stress lavorativi a quelli più prettamente natalizi, ritrovandosi alle prese con ritmi più serrati…e persone più stressate!
Qualcuno tornerà a casa dei genitori o nei luoghi di origine e finirà in un turbinio di cene parentali.
Qualcun altro si troverà più solo, per svariati motivi.
Per quanto sia possibile, provate a pensare alla pausa natalizia come a un momento per prendervi del tempo per voi stessi e per le persone a voi care, tralasciando gli aspetti consumistici e materiali.

Nei prossimi giorni vedremo alcune delle principali fonti di stress natalizio: il prossimo post sarà su bambini e regali.

In arrivo Il piccolo principe in 3D

Sapevate che, secondo solo alla Bibbia, il testo più tradotto al mondo è Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry?
A mio avviso non solo è uno dei libri più belli al mondo, ma è anche uno splendido testo di psicologia. La relazione tra il Piccolo principe e la Volpe non vi ricorda forse una storia di alleanza terapeutica? Con le attese, lo scandirsi degli incontri, la fiducia che si coltiva man mano?

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Di solito non aspetto particolarmente i film tratti dai libri e il mio grado di severità nel giudizio è direttamente proporzionale a quanto ho apprezzato l’opera letteraria. Stavolta però nutro molta più fiducia, forse perchè questo sarà un film di animazione che promette di essere molto fedele all’originale. Ad ogni modo, ci toccherà aspettare il 1 Gennaio 2016 per saperlo (sigh!), mentre in Francia il film debutterà il 7 Ottobre 2015.

Questo è il trailer già presente su internet:

Recensione del libro “Il signor cravatta” di M. M. Flasar

Ho recentemente letto un libro che potrei definire delicato e malinconico allo stesso tempo. Si tratta del romanzo d’esordio di Milena Michiko Flasar “Il signor cravatta” edito in Italia da Einaudi.

phpThumb_generated_thumbnailjpgIl giovane Taguchi Hiro e il maturo Ohara Tetsu. Il primo ha vissuto due anni recluso nella propria stanza, il secondo è stato licenziato ma non ha il coraggio di confessarlo alla moglie. La storia di due solitudini nel Giappone contemporaneo.

 

 

 

 

Trovate la mia recensione del libro pubblicata dal webjournal State of Mind  a questo indirizzo: http://www.stateofmind.it/2014/12/hikikomori-signor-cravatta/

Nel parco lui era l’unico salaryman. Nel parco io ero l’unico hikikomori. C’era qualcosa che non quadrava in noi due. Lui avrebbe dovuto essere nel suo grattacielo, io avrei dovuto starmene nella mia stanza, fra quattro mura.

…Buona lettura

Emotional Eating: incontro a Torino

Non amo particolarmente infarcire la mia parlata di terminologie anglosassoni, ma per l’oggetto di questo post trovo che siano molto più efficaci rispetto alla traduzione italiana.
Il concetto di emotional eating racchiude quell’insieme di comportamenti alimentari per cui il cibo viene usato non (solo) per nutrire il corpo bensì per “sfamare” le emozioni. Sono quelle situazioni in cui si mangia per rabbia, tristezza, solitudine…
Solitamente si prediligono cibi grassi e ricchi di zucchero, che danno una soddisfazione rapida ma breve.
Ormai siamo sotto Natale e aumentano sia le quantità di tali cibi a disposizione (panettoni, cioccolatini e leccornie varie) sia le situazioni potenzialmente stressanti. Alcuni esempi: la cena dalla suocera, la corsa per i regali, la solitudine di chi ha i propri cari lontani… e via dicendo.

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A questo tema sarà dedicato un incontro che io e una collega (esperta di tecniche di rilassamento e training autogeno) terremo la settimana prossima presso ill nostro Studio.

Parleremo di:

Emotional eating: definizioni, cause principali;
Differenze e similitudini con i Disturbi del comportamento alimentare;
Strategie alternative per gestire le emozioni: tecniche di rilassamento e altre modalità;
Quando si rende necessario chiedere un aiuto specialistico

Il seminario si terrà il 15 dicembre, orario 18:00-19:30 presso lo Studio di Psicologia di C.so Duca degli Abruzzi 42, Torino.
Il costo di partecipazione è di 8 euro a testa.
Per motivi logistici è obbligatorio prenotarsi, telefonando al numero 3454551671 (cioè a me) o inviando una mail a studiopsicologiato.ls@gmail.com. Potete anche scrivermi attraverso i contatti del blog.

Evento Facebook

Per ulteriori informazioni: Psicologia, Psicoterapia e Counseling

Complessità

Raramente rebloggo: non per un infantile senso di superiorità (“il blog è mio e ci scrivo io!”) ma perché mi domando sempre quanto siano “personali” i post che leggo e quanto potrebbero perdere di intensità se decontestualizzati. Oggi ho pensato valesse davvero la pena ribloggare questo post dal blog da Guido e l’autismo, che seguo e leggo sempre con interesse e che consiglio. Questo post parla di complessità.

Guido e l'autismo

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 Anche Guido ha una sua complessità. Quando si tratta di esseri umani, la parola semplice andrebbe usata con molta cautela, soprattutto quando con essa si sia tentati di definire i comportamenti, e ciò che dietro i comportamenti sta, che spesso è destinato a rimanere inattingibile. Guido appare bensì per molti aspetti una creatura primitiva, tanto che io lo definisco a volte scherzosamente un pre-umano, ma in verità non è un essere elementare, e neppure lineare nel suo rapportarsi al mondo, agli ambienti in cui si trova immerso, così difficili da comprendere e che tanto richiedono a lui. Non è facile leggere le espressioni facciali  di Guido, e attribuire un significato preciso ed univoco ad una smorfia, ad un verso o a un sorriso può essere azzardato e portare fuori strada. Un sorrisetto come quello della foto certo comunica uno stato di  benessere, che allieta genitori ed educatori, ma quando…

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Il supermercato che non dormiva mai

…C’era una volta un Supermercato, in un quartiere di una grande città, vicino al centro e molto popolato.
Un giorno il Marketing, il Progresso e la Modernizzazione decretarono che da lì in poi il Supermercato non avrebbe più dormito: sarebbe rimasto aperto 24 h su 24, 7 giorni su 7.
Chiunque, in qualsiasi momento della giornata, avrebbe così soddisfatto i suoi desideri. Dalle patatine alle pantofole, dai croccantini per il gatto al dentifricio, tutto diventò a disposizione di una clientela più o meno nottambula.
Manager insonni, studenti i ritorno da un party e famigliole in gita aggiunsero così una nuova tappa ai loro itinerari al chiaro di luna.
Qualcuno storse il naso, sostenendo che fosse una cosa poco consona chiedere a un Supermercato tutto questo sforzo. Altre persone, quelle che erano solite girare il mondo, dissero che i Supermercati stranieri avevano già da tempo smesso di dormire ed era giunta l’ora di adeguarsi…

Questa volta la realtà ha preceduto la fantasia: il Supermercato che non dorme mai esiste, appartiene a una famosa catena francese e si trova a Torino.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un messaggio pubblicitario scritto sul marciapiede in eco-yogurt che annunciava il nuovo orario di questo punto vendita e ho pensato, nell’ordine, a:

  • uno scherzo
  • un errore di battitura
  • l’installazione di un distributore automatico
  • …GULP!!!

Poi ho letto alcuni articoli sui giornali ( La Stampa , Repubblica ) e mi sono ricordata di quella che avevo archiviato nel mio cervello come “visione dovuta a troppa stanchezza”.
Non voglio dibattere sull’aspetto lavorativo e/o sindacale, per il quale esistono arene certamente più adatte. Siccome questo blog si chiama PsicoLinee, mi soffermerò su un’ altra questione: davvero non siamo più capaci di aspettare?

Paradossalmente, ci troviamo sotto Natale, tempo tradizionalmente di attesa.
Eppure vogliamo tutto e subito: non resistiamo senza una risposta su WhatsApp ( e questo mi fa ricordare che avevo scritto un post che mi è rimasto in bozze, sic!) tant’è che ci serve la conferma di lettura. Non possiamo dormire all’idea che domattina non avremo i nostri biscotti preferiti a colazione e non possiamo rincasare dopo una serata in discoteca senza aver addentato un indispensabile panino.
Non voglio fare l’antimoderna o sciorinare un falso moralismo, né tantomeno generalizzare etichettando i miei concittadini come un aggregato di compulsivi compratori notturni. Non posso nemmeno fingere di non essermi un tantino stranita leggendo che ci sono famiglie che vanno in gita by night al super, un po’ come allo zoo per vedere l’effetto che fa.
In altre parti del mondo è ormai realtà consolidata; pare faccia parte di una vocazione turistica che dobbiamo imparare a praticare. Se è per questo, in molte città cosmopolite esiste il wi-fi free a disposizione di cittadini e turisti: nelle piazze italiane ci concediamo giusto qualche piccione ( e nemmeno viaggiatore). Abbiamo un concetto un po’ discontinuo di modernità…

Un supermercato non è una farmacia: quella sì che serve anche nel cuore della notte.
Ho dimenticato le uova per il tiramisù? Pazienza, farò altro. Proverò ad arrangiarmi, inventerò qualcosa di nuovo e creativo oppure ne farò semplicemente a meno.

Imparerò ad aspettare che faccia di nuovo giorno, così come ogni anno aspetto che torni l’estate.