Bruxismo: l’importanza dei fattori psicologici

Un antico adagio recita: “stringi i denti e vai avanti“. Infatti, stringere i denti è uno dei modi con cui il corpo “scarica” la tensione eccessiva derivante da ansia e stress.
Non crediate che gli psicologi ne siano immuni (anzi!) : il mio interesse per l’argomento nasce dall’esperienza personale, avendone sofferto per una causa organica acuitasi in un periodo particolarmente stressante.

La parola BRUXISMO deriva dal greco “brùko”= mordere, divorare, digrignare.  Il bruxismo è una parafunzione, cioè non è una funzione propria della bocca come deglutire, masticare o parlare. Comporta un digrignamento non necessario dei denti, causato dalla contrazione involontaria dei muscoli masticatori.

LE CONSEGUENZE
Le ricadute fisiche del bruxismo non sono da sottovalutare.
I denti si usurano con il tempo, rischiando di spaccarsi. La muscolatura masticatoria, notevolmente affaticata, produce indolenzimenti che possono ripercuotersi su collo, spalle e schiena, provocando ad esempio mal di testa e cervicalgia. A lungo andare posso verificarsi problemi posturali: il corpo tende a “riposizionarsi” in modo da sentire meno dolore possibile.
Da non trascurare  il peggioramento della qualità del sonno: il dolore può essere tale da rendere difficile l’addormentamento o indurre frequenti risvegli. Dormire male incide sulla qualità della vita in generale, aumentando irritabilità, stanchezza o sonnolenza durante l’arco della giornata.

LE CAUSE: FISICHE E PSICOLOGICHE
Le cause del bruxismo possono essere di tipo fisico, come malocclusione o mantenimento di posizioni mandibolari scorrette.
I principali fattori sembrano però essere quelli di origine psicologica: il bruxismo aumenta notevolmente quando la persona vive condizioni di tensione emotiva, affaticamento, ansia e stress. Possiamo perciò affermare che si tratta di una modalità con cui il corpo esprime un disagio psichico, un modo per scaricare le tensioni.

COSA FARE?
Per un intervento efficace sul bruxismo bisogna tenere conto dei livelli fisico e psichico di questo problema.
Per una diagnosi corretta è importante consultarsi con un dentista, che valuterà l’entità del problema ed eventualmente suggerirà l’impiego notturno di un “bite” (una placchetta protettiva che evita lo sfregamento tra i denti e aiuta la mandibola a posizionarsi in maniera adeguata). Il dentista stesso può aiutare il suo paziente a capire quanto il suo problema possa avere un’origine psicologica, per esempio facendolo riflettere sulle circostanze in cui si ritrova a stringere i denti.

In alcuni casi può essere sufficiente allentare un po’ i ritmi di una vita troppo frenetica, mentre in altri c’è un disagio più profondo da trattare, come ad esempio in disturbo d’ansia. Consultarsi con uno psicologo aiuta ad identificare meglio le case, valutando l’eventualità di un percorso specifico.

 

Per approfondimenti:

  • Il bruxismo
  • Eberlein G. , Il libro del training autogeno, Feltrinelli, 1987
  • Compare A., Grossi E., Stress e disturbi da somatizzazione: Evidence-Based Practice in psicologia clinica, Springer, 2012
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