La sindrome del lunedì mattina

Il 30% dei certificati medici di malattia viene presentato al lunedì (dato Cgia Mestre). A leggere questi  numeri verrebbe subito da domandarsi quanti di questi riguardino malesseri reali, e quanti invece siano frutto di pigrizia, connivenza e ruberie varie.

Si può però parlare di Sindrome del lunedì mattina?
Secondo lo psicologo Alex Gardner i lunedì sono così deprimenti al punto da non farci sorridere prima delle 11:16. Portiamo con noi un antico retaggio tribale: durante i week-end socializziamo con i nostri simili e a inizio settimana ne patiamo l’interruzione. Introdurre attività socializzanti sul lavoro potrebbe essere un buon modo per risollevare il morale; via libera dunque ai pranzi con i colleghi e ad altri momenti di condivisione.

In generale, questa Sindrome può essere definita come un insieme di sintomi quali stanchezza, senso di costrizione, vertigini, inappetenza e calo dell’attenzione. Nel fine settimana possiamo dedicarci a noi stessi e ai nostri affetti; al lunedì si torna a reinvestire le energie sul lavoro, sulla scuola, sull’università.
Ci sono alcuni piccoli accorgimenti che possiamo seguire nel week-end, e che possono farci ricominciare la settimana con più energie:

1. introdurre dei momenti ludici durante il week-end. Tante volte ciò di cui necessitiamo può essere del sano riposo, ma dedicarsi completamente all’ozio può farci arrivare alla domenica sera con la sensazione di aver sprecato tempo e opportunità. Per evitare questo rischio e “rivitalizzarci” bastano anche piccoli divertimenti, come guardare un film che ci piace, andare a una mostra o prendere un caffè con un amico.

2. organizzarsi.Quant’è brutto svegliarsi il lunedì mattina e non ricordarsi che fine hanno fatto le chiavi dell’ufficio, la card universitaria, l’abbonamento della metro o il diario? prepararsi con anticipo ci evita ulteriori stress e facilita il rientro al lavoro e a scuola.

3. suddividere i compiti nell’arco del week-end. Che si tratti di un progetto da presentare, di un libro da studiare o un problema di matematica, distribuire queste incombenze ci evita di arrivare in affanno la domenica sera.

4. dormire bene. Durante il week-end abbiamo più tempo per dormire ma andare a dormire eccessivamente tardi, dormire troppo a lungo o troppo poco rischia di sballare il bioritmo e di farci ricominciare più assonnati di prima. Trovare una buona routine nei fine settimana ci farà arrivare al lunedì più freschi e rigenerati.

5. mangiar sano. Concedersi uno strappo di tanto in tanto può starci, ma fagocitare cibo spazzatura per tutto il week-end renderà difficile la digestione, aumentando senso di stanchezza e irritabilità. Piuttosto, possiamo sfruttare il tempo libero per dedicarci alla preparazione di un piatto sano, magari da condividere con i nostri cari…o andare a gustarlo da qualcuno.

6. concedersi una domenica sera rilassante. Dedicarsi alla cura di sè con un bagno caldo, la lettura di un libro o un film con la famiglia ci farà addormentare meglio.

7. svegliarsi qualche minuto prima il lunedì mattina. Può sembrare paradossale, ma anticipare un pochino la sveglia ci concede più tempo per carburare e riprendere la routine con calma. Si può cogliere l’occasione per fare colazione senza fretta e dirigersi tranquillamente al lavoro, magari facendo una piccola passeggiata se le condizioni lo permettono.

 

Come al solito, ci tengo a ribadire che questi sono piccoli suggerimenti. Sta a ciascuno di noi trovare la propria strategia ottimale: se avete altri consigli scriveteli in un commento e….buon lunedì! 😉

IL CORPO CI PARLA: IMPARIAMO AD ASCOLTARNE I SEGNALI Evento gratuito a Torino

La salute  è uno stato di benessere fisico, mentale e sociale (definizione dell’OMS).
Viviamo in un’epoca frenetica, ricca di tensioni, agitazioni…stress.
Accade così che il corpo ci invii dei segnali di “allarme”, chiedendoci di ascoltarlo e fermarci per un momento. Spesso però non li interpretiamo correttamente e cerchiamo di metterli a tacere, anche utilizzando medicinali.
Questo è ciò che può accadere in situazioni di ansia, panico e disturbi psicosomatici.

 

OTRAS (3)

Nel corso dell’incontro parleremo dei legami corpo-mente e di come ascoltare correttamente questi segnali, introducendo anche alcune tecniche di rilassamento e training autogeno. Alterneremo brevi esposizioni teoriche a momenti di interazione e di dibattito con i partecipanti.

 

l’incontro è a partecipazione GRATUITA e si terrà
lunedì 31 marzo 2014
h 17:00/18:30
presso SUPERCIBARIUS
Via Domodossola 9,Torino (pressi P.zza Rivoli)
evento Facebook

Bruxismo: l’importanza dei fattori psicologici

Un antico adagio recita: “stringi i denti e vai avanti“. Infatti, stringere i denti è uno dei modi con cui il corpo “scarica” la tensione eccessiva derivante da ansia e stress.
Non crediate che gli psicologi ne siano immuni (anzi!) : il mio interesse per l’argomento nasce dall’esperienza personale, avendone sofferto per una causa organica acuitasi in un periodo particolarmente stressante.

La parola BRUXISMO deriva dal greco “brùko”= mordere, divorare, digrignare.  Il bruxismo è una parafunzione, cioè non è una funzione propria della bocca come deglutire, masticare o parlare. Comporta un digrignamento non necessario dei denti, causato dalla contrazione involontaria dei muscoli masticatori.

LE CONSEGUENZE
Le ricadute fisiche del bruxismo non sono da sottovalutare.
I denti si usurano con il tempo, rischiando di spaccarsi. La muscolatura masticatoria, notevolmente affaticata, produce indolenzimenti che possono ripercuotersi su collo, spalle e schiena, provocando ad esempio mal di testa e cervicalgia. A lungo andare posso verificarsi problemi posturali: il corpo tende a “riposizionarsi” in modo da sentire meno dolore possibile.
Da non trascurare  il peggioramento della qualità del sonno: il dolore può essere tale da rendere difficile l’addormentamento o indurre frequenti risvegli. Dormire male incide sulla qualità della vita in generale, aumentando irritabilità, stanchezza o sonnolenza durante l’arco della giornata.

LE CAUSE: FISICHE E PSICOLOGICHE
Le cause del bruxismo possono essere di tipo fisico, come malocclusione o mantenimento di posizioni mandibolari scorrette.
I principali fattori sembrano però essere quelli di origine psicologica: il bruxismo aumenta notevolmente quando la persona vive condizioni di tensione emotiva, affaticamento, ansia e stress. Possiamo perciò affermare che si tratta di una modalità con cui il corpo esprime un disagio psichico, un modo per scaricare le tensioni.

COSA FARE?
Per un intervento efficace sul bruxismo bisogna tenere conto dei livelli fisico e psichico di questo problema.
Per una diagnosi corretta è importante consultarsi con un dentista, che valuterà l’entità del problema ed eventualmente suggerirà l’impiego notturno di un “bite” (una placchetta protettiva che evita lo sfregamento tra i denti e aiuta la mandibola a posizionarsi in maniera adeguata). Il dentista stesso può aiutare il suo paziente a capire quanto il suo problema possa avere un’origine psicologica, per esempio facendolo riflettere sulle circostanze in cui si ritrova a stringere i denti.

In alcuni casi può essere sufficiente allentare un po’ i ritmi di una vita troppo frenetica, mentre in altri c’è un disagio più profondo da trattare, come ad esempio in disturbo d’ansia. Consultarsi con uno psicologo aiuta ad identificare meglio le case, valutando l’eventualità di un percorso specifico.

 

Per approfondimenti:

  • Il bruxismo
  • Eberlein G. , Il libro del training autogeno, Feltrinelli, 1987
  • Compare A., Grossi E., Stress e disturbi da somatizzazione: Evidence-Based Practice in psicologia clinica, Springer, 2012