L’ansia: la ricerca di un leone invisibile

I disturbi di ansia rientrano a pieno titolo nella categoria delle motivazioni principali per cui ci si rivolge allo psicoterapeuta.  Spesso la persona ansiosa ha cercato di gestire il disturbo in maniera autonoma, arrivando a chiedere aiuto quando proprio non ce la fa più.

Ormai, come per depressione e stress, esiste il brutto vizio di usare la parola ansia come un ombrello sotto il quale far ricadere una serie di vissuti che con il disturbo c’entrano poco o nulla. Così, la persona ansiosa si sente dire che non ha nulla che altri non abbiano già risolto, che è normale essere ansiosi in un’epoca come la nostra, che è tutta suggestione, che si preoccupa troppo, che c’è di peggio al mondo e ci sono persone che stanno peggio, che basterebbe un po’ più di volontà e autocontrollo,…

Un po’ come dire a una persona con una gamba ingessata di andare a correre una staffetta alle Olimpiadi.

Avere l’ansia non è una scelta, non è un abito che si indossa al mattino.
Allo stesso tempo, un piccolo quantitativo di ansia “positiva” ci è utile nella quotidianità: ci fa fiutare il pericolo e agire di conseguenza.
Quando il livello di ansia sale, è come se vivessimo in una percezione di costante pericolo. Spesso in terapia uso questa metafora: è come se ci guardassimo intorno alla ricerca di un leone pronto ad assalirci. Il leone non esiste, se non nella nostra testa.
Con una mente orientata verso la catastrofe, anche il corpo assumerà uno stato di tensione: tachicardia, sudorazione, respirazione affannata…e tanta, tanta stanchezza subito dopo.

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Photo by Andrew Rice on Unsplash

La buona notizia è che l’ansia può essere affrontata, lavorando insieme al professionista sulle cause scatenanti e individuando insieme modalità adattive (cioè più sane) per imparare a gestirla. Si tratta di un percorso che ha tempistiche variabili a seconda della situazione; a volte si crea il paradosso per cui si ha l’ansia di voler risolvere subito l’ansia! Bisogna disabituarsi alla ricerca automatica del leone…

 

Non ne puoi più di andare alla ricerca di leoni invisibili? Vuoi imparare a riconoscere e a gestire le tue ansie? Prenota un colloquio presso il mio studio a Torino o tramite videoconsulenza: telefona al numero 3454551671 oppure scrivimi attraverso questo modulo.

Quando sparisce un amore: la psicoterapia per elaborare il ghosting

In un recente articolo per Psicologi Online ho affrontato il tema del ghosting (letteralmente, diventare fantasma), cioè la fine di una relazione dovuta a sparizione volontaria di uno dei due partner. Non solo si viene di fatto lasciati, ma non c’è modo di mettersi in contatto con l’ormai ex partner per avere spiegazioni in merito. Le telefonate cadono nel vuoto; ci si ritrova bloccati su tutti i social: da un momento all’altro si è stati completamente cancellati dalla sua vita.

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Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

Ognuno elabora la fine di una storia a modo proprio, certo. Nel ghosting però l’accaduto sembra talmente assurdo che la persona lasciata ha bisogno in tutti i modi di trovare un senso all’accaduto. Non essendoci stata una dichiarazione dell’intento di chiudere, ci si muove in un misto di incredulità, preoccupazione, sensi di colpa, rabbia, abbandono, tristezza, sconforto,…

Anna, impiegata di 30 anni, chiede un colloquio perché da circa tre mesi versa in uno stato di profondo malessere psicologico: esce di casa solo per andare a lavorare, il resto del tempo lo passa tra letto e divano in pigiama a piangere e rimuginare sull’accaduto. Non si da pace per essere stata lasciata dopo 8 mesi da Pietro, conosciuto tramite amici a una festa di compleanno. Nonostante fossero di due città diverse e potessero vedersi solo nei week-end la loro storia sembrava andare a gonfie vele: lui era molto presente, attento, premuroso,…
Non è che sia stata proprio lasciata, cioè…ci sono arrivata da sola. Pietro ha smesso di colpo di rispondere alle telefonate e ai messaggi. All’inizio mi sono preoccupata, temevo gli fosse successo qualcosa! Era un mercoledì, sarebbe dovuto venire da me due giorni dopo…e invece mai più visto. Ho provato a scrivergli tramite facebook, lì ho scoperto che mi aveva progressivamente bloccata su tutti i social. Ha fatto la stessa cosa anche con gli amici comuni, perciò con un paio di loro siamo andati sotto casa sua a cercarlo…era in un bar poco distante, mano nella mano con un’altra…

Anna non si capacita dell’accaduto: non sa se questa altra donna fosse presente da prima o se sia arrivata dopo. Darle la colpa l’aiuta a sfogarsi ma non risolve il suo malessere, anzi. Come ha fatto a fidarsi di un uomo così? Possibile che alla sua età si sia fatta abbindolare? Forse era lei a non essere abbastanza per lui?
Più di tutto mi uccide l’indifferenza, la freddezza con cui mi ha tagliato fuori…come se non fossi mai esistita. Preferirei il suo odio, almeno avrei una motivazione. Pietro mi ha devastata, non potrò fidarmi mai più di niente e nessuno, a cominciare da me stessa…come ho potuto essere così stupida da credere che mi amasse davvero? Piango ogni notte finché non mi addormento per il dolore…

La storia di Anna è comune a molte donne ( e uomini, non dimentichiamo che il ghosting non fa distinzioni di sesso!): paradossalmente viviamo in un’epoca super tecnologica dove con un clic possiamo connetterci e con un altro clic bloccarci. Sparizioni di questo tipo ovviamente non sono nuove, un tempo bastava non rispondere più alle lettere, prima ancora dire di essere partiti per la guerra…

Che cosa può offrire una psicoterapia in questi casi?

  • Spazio per la sofferenza: chi viene lasciato di punto in bianco tramite sparizione ha bisogno di un contesto “neutro” dove tirare fuori il suo malessere, senza timore del giudizio, soprattutto per chi prova vergogna all’idea di essere stigmatizzato da amici e parenti;
  • Spazio per la narrazione: raccontare l’accaduto a una persona terza facilita l’esplorazione di nuovi punti di vista. Non c’è la paura di essere ripetitivi o di stancare il terapeuta: ci si trova apposta per parlarne;
  • Spazio per se stessi: ci si prende cura delle proprie ferite, autorizzandosi a pensare finalmente al proprio benessere. Alcuni dichiarano di sentirsi “stupidi” a chiedere aiuto per affari di cuore: non è affatto così, anzi!
  • Spazio per ricostruirsi: pur di cercare un senso alla fine della storia, spesso ci si attribuiscono colpe inesistenti. Darsi una colpa significa recuperare un margine di controllo su un fenomeno imprevedibile ma al tempo stesso è una demolizione dell’autostima. In terapia si impara a volersi bene, ad accettarsi e ad amarsi senza mortificazione;
  • Spazio per il futuro: dopo un ghosting si rimane incagliati in un magma di dubbi, domande irrisolte ed emozioni negative. Elaborando l’accaduto in terapia si inizia a voltare lo sguardo in avanti, consapevoli del passato e di ciò che si può imparare per stare meglio.

Puoi prenotare una consulenza per ghosting presso il mio studio oppure tramite videoconferenza. Insieme valuteremo come impostare un percorso insieme per elaborare e gestire l’accaduto, ritrovando autostima e benessere. Per fissare un appuntamento puoi telefonarmi al numero 3454551671 oppure scrivermi attraverso questo modulo.

 

Vampiri energetici: se li conosci li eviti

Si comportano come se tutto gli fosse dovuto.
Credono che l’intero universo ruoti attorno a loro.
Sono eterni protagonisti che pretendono costante attenzione.
Le loro emozioni, positive o negative che siano, sono le uniche con dignità di esistere.
Non conoscono il significato della parola empatia, né gli interessa saperlo.

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Photo by Riccardo Annandale on Unsplash

Sono i cosiddetti “vampiri energetici”: persone che mettono al centro di ogni interazione loro se stesse, i loro pensieri, i loro vissuti. Sono emotivamente immature: proprio come i vampiri risucchiano letteralmente le energie altrui, senza dare nulla in cambio perché questo potrebbe indebolirle. Dopo aver interagito con loro si rimane in preda di un mix di emozioni negative che vanno dalla rabbia all’angoscia, dalla stanchezza alla frustrazione.

Il vampiro energetico sa essere inizialmente molto ammaliante: si presenta bene, può anche emanare un certo fascino. Fa sentire la sua “vittima” importante è fondamentale, come se fosse l’unica persona degna delle sue confidenze e richieste. In realtà le sta tracciando un cerchio intorno: per stringerlo sempre più può fare ulteriormente leva sul falso senso di importanza, se non sui sensi di colpa.
La verità è che la vittima non è affatto indispensabile per il vampiro. Una o l’altra non fa molta differenza, l’importante è avere una persona da usare come “cestino dalla spazzatura”.

Per difendersi da questi attacchi è importante lavorare su due fronti: rinforzare se stessi e indebolire gli assalti.
Il primo punto consiste nel diventare emotivamente più forti, riconoscendo il proprio valore. Chi ha una buona autostima è consapevole di quanto sia preziosa la sua interiorità e non si fa irretire da chi promette una falsa importanza. Sa che il suo tempo è prezioso e non lo mette a disposizione di chi è abituato a prendere senza mai donarsi. Non accetta di farsi contaminare dalla negatività di chi crede di avere sempre il diritto di lamentarsi o di farsi mettere i piedi in testa da chi si reputa migliore a prescindere.

Il secondo punto prevede innanzitutto la valutazione del tipo di legame che si ha con il vampiro. Molte di queste persone infatti sono molto abili a creare relazioni nei luoghi più disparati: palestre, corsi, sale d’aspetto, bar,… fanno sentire la loro vittima selezionata tra tante e quindi ancora più (falsamente) indispensabili. Se così è, la relazione non ha più ragion d’essere.
Se invece il vampiro è un familiare o comunque una persona intima, gli attacchi possono essere respinti ponendo un limite al tempo e ai contenuti: bisogna imparare a chiudere una telefonata prima che diventi insopportabile, riuscire a cambiare argomento,…insomma mettere dei veri e propri paletti.

L’autostima è il nostro talismano contro i vampiri energetici.

 

Ti trovi spesso nella condizione di essere “vampirizzato”? Non sai come dire di no all’ennesima richiesta insulsa? Permetti alle negatività altrui di contaminarti senza provare a difenderti? Sin dall’infanzia facevi così perché ti hanno insegnato che bisogna sempre essere educati, anche a discapito del proprio benessere? Prenota un appuntamento presso il mio studio (o una videoconsulenza via Skype) telefonando al numero 3454551671 o compilando questo modulo. Insieme lavoreremo sulla tua autostima!

L’alimentazione consapevole (Mindful Eating)

Per definire il concetto di alimentazione consapevole (mindful eating) potremmo partire dal significato di connessione, termine ormai entrato a far parte della nostra quotidianità.
Siamo connessi con il web, con il mondo, con gli amici, i follower…viviamo immersi in una quantità di stimoli, talvolta ne siamo così sovraccarichi da perdere di vista il “qui ed ora” . Non siamo presenti a noi stessi, ci muoviamo come se avessimo avviato il pilota automatico: nemmeno ci accorgiamo di ciò che stiamo facendo.
Anche la nostra alimentazione risente della non-consapevolezza : questo tipo di disconnessione è alla base di molti comportamenti alimentari distorti, fallimenti con le diete, difficoltà a osservare regimi prescritti per particolari patologie mediche.
Mangiamo quasi per abitudine, non ascoltiamo il nostro corpo né i segnali che ci invia: andiamo oltre la sazietà, siamo sempre di fretta, i pasti diventano il sottofondo ad altre attività come lavorare o guardare la televisione.

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Photo by Etienne Pauthenet on Unsplash

Alla base di un’ alimentazione non- consapevole possono esserci abitudini errate apprese nella famiglia d’origine o nel corso degli anni; diete “fai da te” o mal prescritte che hanno compromesso il rapporto con il cibo; gestione “emotiva” per cui mangiare diventa un modo per gestire le emozioni ( il cosiddetto emotional eating o fame emotiva). Anche se non sempre sfociano in un vero e proprio Disturbo del comportamento alimentare, queste cause incidono negativamente sul benessere.

L’alimentazione consapevole fa parte di uno stile di vita sano, attento al benessere, in cui mente e corpo sono connessi nel momento presente. Significa, per esempio:

  • Riconoscere per tempo i segnali della sazietà, prima di arrivare al punto di “scoppiare”;
  • Prendersi i propri tempi per i pasti, senza fretta o eccessiva lentezza;
  • Perdonarsi ed essere flessibili con se stessi in caso di strappi alla regola;
  • Distinguere la fame fisiologica da quella prettamente emotiva;
  • Scegliere cosa piace e cosa non piace;
  • Distinguere tra ciò che fa male e va limitato, ciò che è vietato per motivi di salute e ciò che può essere mangiato più spesso;
  • Non provare vergogna a mangiare qualcosa di diverso davanti ad altri o a chiedere variazioni a una pietanza in un ristorante ( patate arrosto anziché fritte come contorno, una pizza senza mozzarella,…)

 

Chi è reduce da anni di diete ha ormai acquisito competenze in campo nutrizionale per cui potrebbe prendere una laurea honoris causa, allora perché non riesce a raggiungere/mantenere il peso forma? Semplice: confonde la “competenza” con la consapevolezza. La prima è teorica, la seconda si esprime attraverso la connessione mente – corpo nel momento presente.

Sei alla ricerca di un percorso di alimentazione consapevole (mindful eating), vuoi migliorare il rapporto con il tuo cibo, capire cosa può aver fatto fallire anni di diete? C’è un percorso apposta per te! Per iscrizioni e/o informazioni, visita questa pagina o telefona al numero 3454551671. Potremo prendere un appuntamento presso il mio studio a Torino o fissare una videoconsulenza.