Perché stai urlando?

La nostra voce non veicola solo parole. Basta modificarne volume e intonazione per trasmettere, a parità di parole, emozioni completamente opposte. Spesso sono questi ultimi aspetti a restarci più impressi e a influenzare i nostri stati d’animo.

Cosa succede quando durante una discussione si inizia a urlare?
Chi alza troppo il volume della voce sta cercando di prendere il controllo della situazione, dominare l’altro, imporre le sue idee. Anche il linguaggio del corpo trasmette aggressività: ci si avvicina all’interlocutore invadendo il suo spazio personale, rimarcando la propria superiorità.
L’interlocutore può reagire in modi diversi: sentirsi minacciato, prepararsi a chiudere l’interazione al più presto, sentirsi sovrastato, pensare al contrattacco, trovare nuove modalità per riprendere il controllo. Tutto, tranne ascoltare realmente.

Qual è stata l’ultima volta in cui hai urlato?
Con chi?
Come stavi durante?
Come sei stato/a dopo?
Come pensi sia stato/a il tuo interlocutore?pablo (21).png

Dietro l’aggressività verbale può nascondersi un problema di autostima: non ho abbastanza fiducia nelle mie idee perciò “distraggo” il mio interlocutore dal contenuto cercando di sovrastarlo. Urlare non serve a farsi ascoltare; peggiora solo la qualità della comunicazione e della relazione nel suo complesso.

Per imparare a farsi ascoltare e a comunicare in una maniera rispettosa di sé e degli altri si può lavorare sulle tecniche di comunicazione assertiva

Genitori e figli: 3 criteri per comunicare con i giovani adulti

 

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La comunicazione tra genitori e figli è uno di questi temi su cui spesso noi psicologi veniamo interpellati, in situazioni conflittuali e non. Una domanda molto specifica riguarda la comunicazione di notizie molto gravi e importanti quali malattie, lutti o separazioni.
Sappiamo molto su come dire queste cose ai bambini o agli adolescenti, mentre sui giovani adulti sembra non esserci molto materiale: questo è il presupposto da cui è partita una recente ricerca pubblicata per la National Communication Association.
Il team di ricerca guidato da Erin Donovan dell’Università di Austin (Texas) ha somministrato una serie di questionari a circa 300 studenti di college in cui veniva richiesto di ricordare e descrivere in  maniera dettagliata gli episodi in cui i genitori avevano condiviso con loro la notizia di un avvenimento molto importante. Si trattava di argomenti quali la malattia di un genitore, la morte di una persona cara, un trasferimento, un segreto di famiglia o un licenziamento. I partecipanti hanno elencato cosa aveva contribuito al successo o al fallimento dell’interazione, cosa avrebbero mantenuto e cosa invece avrebbero cambiato.
Insieme alla presenza di una forte relazione, sono stati individuati 3 criteri che possono essere d’aiuto ai genitori che devono comunicare notizie importanti a figli giovani adulti:

  • L’accesso alle informazioni. Gli studenti hanno indicato come positive quelle interazioni in cui i genitori hanno fornito in maniera cooperativa i dettagli dell’evento. In caso contrario (per mancanza di volontà a parte del genitore o per un’oggettiva assenza dei dati), l’esperienza è stata descritta come insoddisfacente.
  • Il candore. Un insieme di onestà, linearità e chiarezza dal parte del genitore nella descrizione degli eventi. Mentire ai figli, anche se in buona fede per proteggerli a una cattiva notizia, è risultato controproducente.
  • Rapportarsi alla pari. Più il genitore dimostra al figlio di considerarlo adulto, più l’interazione avrà successo. Viceversa, quando i figli vengono trattati come bambini, si sentono non apprezzati e visti come immaturi e la qualità della comunicazione peggiora.

Nel corso di un follow-up i ricercatori hanno osservato che il primo e terzo criterio sono predittivi di un miglioramento a lungo termine della qualità della relazione genitore – figlio.
In generale, una buona relazione aiuta i figli giovani adulti a rafforzare la loro autonomia perché li rende più sicuri: sanno di poter comunque contare sul supporto genitoriale, si sentono apprezzati e valorizzati.

Quando viene a mancare la comunicazione, l’intera relazione tra genitori e figli diventa molto più difficile, creando tensioni e sofferenze. Questo è uno degli ambiti in cui una terapia familiare più aiutare a ridefinire i problemi e ad elaborare nuove modalità più sane per affrontarli.

Lasciarci o non lasciarci? Capire se la coppia merita di essere salvata

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La vita di coppia non è quasi mai idilliaca come nelle fiabe. Anzi, a dirla tutte, nelle fiabe le coppie hanno a che fare con draghi, mostri e streghe assortite prima di giungere al fatidico happy end.
Ci sono però problemi che ci trascinano a lungo, facendo precipitare la coppia in un periodo di crisi.
Come capire se si tratta solo di una fase transitoria o se si è già al capolinea?
In assenza di una formula matematica, ritengo sia utile provare a focalizzarsi su una serie di aspetti:

  • qualità del tempo condiviso;
  • divertimento;
  • valori condivisi;
  • rispetto;
  • litigi;
  • sostegno;
  • attrazione;
  • investimento comune.

Per una trattazione più dettagliata vi rimando all’articolo che ho scritto per Psicologi Online, mentre se avete già deciso di intraprendere una terapia di coppia o desiderate maggiori informazioni potete contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.

Non si può piacere a tutti

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Un vecchio faceva il cammino con il figlio giovinetto. Il padre e il figlio avevano un unico piccolo asinello: a turno venivano portati dall’asino ed alleviavano la fatica del percorso. Mentre il padre veniva portato e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti li schernivano: “Ecco,” dicevano “un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto”. Il vecchio saltò giù e fece salire al suo posto il figlio suo malgrado. La folla dei viandanti borbottò: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito”. Egli, vinto dalla vergogna, costringe il padre a salire sull’asino. Così sono portati entrambi dall’unico quadrupede: il borbottìo dei passanti e l’indignazione si accresce, perché un unico piccolo animale era montato da due persone. Allora parimenti padre e figlio scendono e procedono a piedi con l’asinello libero. Allora sì che si sente lo scherno e il riso di tutti: “Due asini, mentre risparmiano uno, non risparmiano se stessi”. Allora il padre disse: “Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci”.
( “Favole” di Esopo – “Il contadino, il figlio e l’asino”)

La morale di questa favola  è molto semplice: non possiamo piacere a tutti. Ognuno ha il suo punto di vista e troverà sempre qualcosa da ridire. C’è chi lo fa con cattive intenzioni, chi invece tende a giudicare a prescindere dalla malafede. Cercare di compiacere tutti significa privarsi della libertà di essere noi stessi: sacrifichiamo la nostra identità plasmandola a misura di chi abbiamo di fronte.
Sta di fatto che non possiamo comandare i pensieri altrui; concentriamoci pertanto sui noi stessi e su come rispondiamo alle critiche.

Innanzitutto, non partiamo dal presupposto che verremo sempre e comunque mal giudicati. Spesso siamo noi i  nostri più feroci e impietosi critici.
Concentriamoci sulle nostre risorse.
Se ravvisiamo una debolezza, pensiamo a come usarla a nostro vantaggio. Spesso vediamo i difetti come tali perché li paragoniamo a una media che riteniamo essere l’ideale.
Circondiamoci di persone positive: le loro osservazioni saranno costruttive e non distruttive.
In generale, impariamo a usare le nostre energie sui noi stessi e non disperdiamole cercando l’approvazione di tutti.

Cercare di compiacere gli altri può essere una modalità che abbiamo appreso da piccoli o in risposta a un evento importante della nostra vita. Ciò può influire negativamente sulla nostra autostima e sulle nostre modalità di vivere le relazioni.
Se tutto ciò ci arreca sofferenza e rende difficoltosa la nostra quotidianità, parlarne con uno psicologo può essere utile per capire cosa succede e trovare insieme delle nuove soluzioni per stare meglio.

(Ti consiglio di leggere anche questi approfondimenti sull’insicurezza in amore , sulle preoccupazioni per il proprio aspetto fisico e sull’autocriticismo)

Amore: quando una relazione è “tossica”.

L’amore, si sa, è una faccenda complicata.
Se poi il partner presenta determinate caratteristiche, la relazione diventa una vera e propria bomba a orologeria. A questo tema ho dedicato l’articolo pubblicato da Psicologi Online in questi giorni.
Volutamente non ho parlato per categorie diagnostiche (narcisisti, borderline,…)  ho preferito soffermarmi su alcuni aspetti e comportamenti trasversali.
Nell’augurarvi buona lettura, oggi voglio anche lasciarvi un sottofondo musicale: Tainted Love, nella versione originale dei Soft Cell 😉

Leggi: Le relazioni “tossiche”. Quando il partner ci avvelena.

Sometimes I feel I’ve got to
Run away I’ve got to
Get away
From the pain that you drive into the heart of me
The love we share
Seems to go nowhere
And I’ve lost my light
For I toss and turn I can’t sleep at night

(Ti capita spesso di ritrovarti in relazioni di questo genere e vorresti capire perché capitano tutte a te? Prenota un colloquio e lavoreremo insieme per comprendere cosa ti spinge ad avvicinarti a questo tipo di situazioni.)