Quel garage che nessuno sa

Foto tratta da gentedifalchera.wordpress.com

In questi ultimi giorni molti, tanti, hanno scritto e detto la loro sul caso di Margherita, la tredicenne torinese del quartiere Falchera violentata per mesi da un gruppo di coetanei..
Non voglio fare un saggio psicoeducativo: non conosco le persone coinvolte, so quanto trapelato dai giornali e non è mia abitudine lanciarmi nell’opinionismo sfrenato.
La vicenda di per sé è tremenda e straziante; come se non bastasse ho letto ogni genere di cattiveria tra i vari commenti sotto agli articoli pubblicati online. Certo, dietro uno schermo si può nascondere il peggio della vigliaccheria e stupidità umane e per questo non ho replicato: avrei solo dato importanza a questi personaggi. Ciò che mi ha stupito sono stati i commenti di persone iscritte su Facebook con nomi e cognomi reali e magari abbracciati ai propri pargoli nella foto del profilo. Persone che non hanno compiuto un minimo di riflessione nell’attaccare Margherita, dandole della poco di buono, connivente, omertosa e ingenua ( tanto per citare gli epiteti meno gravi). Per contro, c’era chi inneggiava alla pena di morte per i responsabili.
In questa vicenda sembra delinearsi la trama di un mondo popolato da preadolescenti, poco più che bambini: e gli adulti? Dove erano? E dove sono ora?

A parole siamo bravi tutti. Ma possiamo essere anche molto cattivi, attaccando i protagonisti di una storia che vorremmo fosse lontana anni luce dalla nostra realtà. Perché se li insultiamo significa che non siamo come loro: nossignore, noi queste cose nel nostro mondo non le abbiamo viste, né mai le vedremo. Sono loro che vivono in periferie degradate, in quartieri dormitorio che non vorremmo nemmeno sulla cartina geografica. Salvo chiudere un occhio e andarci perché c’è quel centro commerciale lì che oggi fa i saldi.

Io non colgo molta differenza tra chi ha finto di non vedere all’epoca dei fatti, e chi oggi attacca una ragazza tredicenne, rea di ricordarci che il male purtroppo esiste.

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