7 cose che ho imparato praticando teatro

Essendo io amante delle liste e delle “cose” nuove da imparare, quando intraprendo un percorso mi piace unire i punti e vedere quale disegno si stia delineando. Siccome mi accingo a iniziare il mio terzo anno da allieva di una scuola di teatro mi è venuta voglia di condividere con voi ciò che ho imparato finora. Non si tratta di pura didattica , almeno non solo. Ho voluto riassumere le scoperte e riscoperte che questo percorso ha innescato in me e che dal palco stanno contribuendo ad arricchirmi come persona…e come terapeuta. Non solo mi capita di raccontare ( e consigliare ) questa esperienza ai miei pazienti; mi capita anche di importare nella mia pratica clinica gli insegnamenti che sto interiorizzando.

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Photo by Gwen Ong on Unsplash

A voi la lista, rigorosamente in ordine causale.

  1.  Le parole non sono vuote.
    Ogni parola porta con sé un mondo: lo delinea, lo arricchisce e lo descrive. Non è la pura emissione di un suono, è il come e il perché di una storia. Può chiudere un discorso o aprirne un altro, può unire o dividere. A volte manca, altre è di troppo; è sempre qualcosa in più della sua definizione sul vocabolario.
  2. Abbiamo un corpo, eppure ce ne dimentichiamo
    Quando sei sul palco ti rendi improvvisamente conto di avere un corpo fatto di tante parti. Braccia, mani, dita…avete presente le scatole cinesi? Ecco, non fai in tempo a capire come muovere il piede che scopri anche di avere le caviglie. La postura che adottiamo, il nostro modo di muoverci, lo sguardo: tutto concorre a dare un senso alle parole, così come ai silenzi. Abbiamo la fortuna di vivere in un meccanismo complesso e meraviglioso…eppure spesso ce ne dimentichiamo.
  3. L’energia è alla base di tutto
    Il bravo attore non è colui che impara un testo a memoria e lo ripete senza esitazioni. La vera essenza del teatro sta nell’energia che ci mettono gli attori e che riempe il palco, riecheggiando tra gli spettatori. Questa energia è anche ciò che rende unico il teatro: è un qualcosa che accade qui ed ora; anche andando a vedere 10 volte lo stesso spettacolo, con gli stessi attori, ci sarà sempre un’energia diversa a  renderlo unico e irripetibile.
  4. Non sapevo leggere
    Mi spiego meglio: non è che prima fossi analfabeta. Piuttosto, leggevo ad alta voce come ti insegnano a scuola, stile lettura domenicale in chiesa. Una cantilena unica, stereotipata al punto che avrei avuto la stessa cadenza leggendo sia Dante che l’elenco del telefono. Si tratta di una di quelle cose di cui ti accorgi nel momento in cui te lo fanno notare , a dimostrazione di quanto l’ascolto reciproco sia uno strumento di apprendimento potente e interessante. Adesso posso quasi affermare di saper leggere ( spero di non smentirmi alla prossima lezione…).
  5. Se ci si diverte, si impara meglio
    A parità di contenuto, il contenitore è in grado di fare la differenza: l’apprendimento è stimolato ( ed è anche più efficace) se avviene un ambiente positivo e che contempla il divertimento. Purtroppo molti di noi tendono spesso a pensare che ridere significhi essere stolti e superficiali. Si può essere seri e  produttivi anche lasciando spazio a una sana risata, purché non venga meno la concentrazione!
  6. Gli errori sono inevitabili, l’importante è restare concentrati
    Pensare che durante uno spettacolo tutti possano ricordare tutto a memoria è pura utopia. Al contrario, una legge di Murphy adattata al teatro potrebbe dire che più si teme di dimenticare qualche parola, più facilmente ciò accade. Quello che non bisogna mai perdere di vista è ciò che stiamo raccontando; “bucare” la battuta è qualcosa che tutti vorremmo evitare ma è decisamente meglio andare oltre l’errore e avere la concentrazione per far sì che nessuno si accorga di nulla.
  7. La consapevolezza di Sé è un qualcosa che si coltiva
    Quante giornate viviamo senza essere mai realmente consapevoli di noi stessi? Quante azioni od omissioni portiamo avanti in maniera puramente meccanica? Il teatro insegna ad avere consapevolezza di Sé sotto tanti punti di vista: corporeo, linguistico, energetico…Soltanto prendendo contatto con le mie risorse e i miei limiti posso realmente crescere e apprezzarmi per quello che sono: non vi ricorda qualcosa che si fa anche in terapia?!

 

Per concludere…
Potrei aggiungere altri punti all’elenco, anche di natura squisitamente personale. Ho scelto di fermarmi a 7 perché mi sembrava giusto così ma mi farebbe piacere confrontarmi con voi: vi ricordo che potete lasciare i vostri commenti qui sotto oppure scrivermi in privato.
E chissà che non vi sia venuta voglia di cimentarvi con il palco! Se siete di Torino e dintorni vi consiglio di andare a mettere il naso tra le attività di Officina per la Scena, la scuola dove ho trovato la mia “famiglia” teatrale 😉 

Ebook gratuito “Il diario di PsicoLinee” disponibile online!

Come preannunciato qualche giorno fa con un post sulla mia pagina Facebook, ho ultimato l’ebook “Il diario di PsicoLinee – Un blog di psicologia” !Ho raccolto i 20 post che, dal 2014 ad oggi, hanno suscitato maggior interesse online e non. Desideravo festeggiare con voi le soddisfazioni che questo blog mi dona ogni giorno e per questo ho cercato un portale che mi permettesse la creazione e la distribuzione gratuita del testo. Per renderlo fruibile su diversi dispositivi ho creato un pdf , scaricabile dal portale lulu.com 

Se il link non funziona, copiaincollare nel browser questo indirizzo: http://www.lulu.com/shop/caterina-laria/il-diario-di-psicolinee-un-blog-di-psicologia/ebook/product-23670051.html

Il diario di PsicoLinee

Scaricare l’ebook è molto semplice: basta fare il login – o registrarsi – su Lulu, aggiungere il prodotto al carrello ed effettuare il download! Nel caso in cui si verificassero problemi, contattatemi pure.

Spero vi piaccia! In tal caso, vi chiedo di lasciare la vostra recensione su Lulu e di consigliarlo ai vostri contatti.
Buona settimana a tutti voi,

Caterina

Il senso del tempo

A volte sembra non passare mai, altre ci sfugge dalle mani.
Ci sono momenti in cui ci sembra troppo, altri troppo poco.
In certi casi è nostro alleato, in altri lo viviamo come un nemico.
Forse è proprio questa la bellezza del tempo: non è mai uguale a se stesso.

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“La persistenza delle memoria” o “Gli orologi molli” di Salvador Dalì

Sull’uso che facciamo del tempo si potrebbero scrivere un’infinità di parole: sarebbe tempo sprecato o investito?
Perché quando parliamo del fluire delle lancette dell’orologio non possiamo fare a meno di dare uno sguardo alla sua qualità e quindi di domandarci che uso ne stiamo facendo.
Molti dei nostri malesseri sono strettamente connessi alla nostra percezione del tempo: nei disturbi d’ansia sembra essere troppo poco, in quelli depressivi è una componente di quell’ombra nera che non vuole saperne di dissolversi.

E cosa dire invece del tempo trascorso insieme ad altri?
Se si tratta di condividerlo con un figlio facciamo di tutto affinché sia costruttivo e di qualità; analogamente cerchiamo di far fruttare al meglio quello che ci resta con una persona cara anziana o malata. Rimpiangiamo quello che non abbiamo vissuto con coloro che non ci sono più.
Al termine di una relazione capita di pentirci per averlo sprecato con una persona che in realtà non lo meritava. Proviamo a ribaltare questo pensiero in maniera costruttiva: ci è servito a capire quali errori non ripetere (o non subire) per la prossima volta.

Tempo significa anche attesa.
Talvolta è necessaria ed è bene imparare a gestirla, insieme alle frustrazioni che possono derivarne. In altre circostanze la usiamo come alibi per non agire. Quante occasioni ci sfuggono tra le mani? Quante di esse sono destinate a tornare e quali invece no?

Diceva Thomas Mann: Il tempo è un dono prezioso, datoci affinché in esso diventiamo migliori, più saggi, più maturi, più perfetti.
Usiamolo.

Sulla sedia del paziente

Qualche giorno fa avevo una questione che mi preoccupava: in sé non era nulla di grave ma sentivo che mi mancava la tranquillità per valutarne con calma i vari aspetti.
Ci ho pensato lungo il tragitto verso il mio studio, dove sono arrivata carica di pensieri e punti interrogativi.
Ho aperto la porta, appoggiato la borsa e sistemato un po’ di cose nella stanza.
Dopo pochi minuti, quasi come un automatismo, mi sono seduta sulla sedia su cui faccio solitamente accomodare i pazienti. Mi sono detta , scherzosamente, “chissà che non mi venga un’ intuizione!“. In effetti, dopo un averci pensato un poco ho trovato la soluzione al problema che mi stava dando da pensare.

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Questo piccolo episodio mi ha dato modo di riflettere su quali possano essere i vissuti di chi si accomoda su quella sedia. Metaforicamente, è un contenitore di aspettative, timori, ansie, preoccupazioni per il futuro, dubbi su se stessi, pensieri, fatiche e perplessità.
Mi piace pensare che rialzandosi, i miei pazienti lascino andare via un po’ alla volta le emozioni negative per riscoprirne altre positive, liberandosi di pesi e fardelli.

 

Abbi cura di te

C’è una formula di saluto, che ho notato soprattutto nella corrispondenza scritta con persone statunitensi, che mi ha sempre colpita: “Take care (of you)“, cioè abbi cura di te.
Se il più delle volte può suonare come un cortese automatismo, trovo queste parole molto evocative di qualcosa che spesso dimentichiamo di fare. Siamo di corsa, abbiamo altre priorità, gli altri vengono prima… Quando è stata l’ultima volta che hai avuto cura di te?

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Ci si può prendere cura di sé in tanti modi:

Corpo
L’igiene personale, non a caso, è uno dei principali indicatori dello stato di salute dell’individuo. Il corpo non è semplicemente un involucro; è la nostra presenza nel mondo, lo “strumento” con cui ci muoviamo e interagiamo con altre persone. Curarsene significa imparare ad ascoltarlo, non forzarlo, trovare il tempo e le energie per ricaricarlo, adottare uno stile di vita sano.

Mente
Spesso si usa l’espressione “nutrire la mente“: cos’è l’alimentazione se non uno dei primissimi atti di cura materna?
Esistono tante attività per prendersi cura della propria mente, molte talmente a portata di mano che quasi non ce ne accorgiamo, a prescindere da livello di istruzione conseguito. Leggere un libro o una rivista, giocare con un’app, imparare una parola nuova, praticare un’attività manuale…sono tutti piccoli gesti di cura quotidiana.

Spirito
Non è necessario essere religiosi per avvertire in sé uno spazio di spiritualità. Si tratta di una dimensione fatta di ricerca di sé, di esperienza, di connessione. Ci si può prendere cura del proprio spirito immergendosi nella natura, trascorrendo del tempo con persone con cui stiamo bene, vivendo opportunità di crescita, visitando un posto nuovo

Infine…quando è stata l’ultima volta che hai detto a una persona “abbi cura di te”?

Intraprendere un percorso di psicoterapia è uno dei gesti più profondi di cura di sé: puoi prendere un appuntamento presso il mio Studio di Torino telefonando al numero 3454551671 o scrivendo un messaggio attraverso i recapiti presenti in questa pagina.