Quando sparisce un amore: la psicoterapia per elaborare il ghosting

In un recente articolo per Psicologi Online ho affrontato il tema del ghosting (letteralmente, diventare fantasma), cioè la fine di una relazione dovuta a sparizione volontaria di uno dei due partner. Non solo si viene di fatto lasciati, ma non c’è modo di mettersi in contatto con l’ormai ex partner per avere spiegazioni in merito. Le telefonate cadono nel vuoto; ci si ritrova bloccati su tutti i social: da un momento all’altro si è stati completamente cancellati dalla sua vita.

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Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

Ognuno elabora la fine di una storia a modo proprio, certo. Nel ghosting però l’accaduto sembra talmente assurdo che la persona lasciata ha bisogno in tutti i modi di trovare un senso all’accaduto. Non essendoci stata una dichiarazione dell’intento di chiudere, ci si muove in un misto di incredulità, preoccupazione, sensi di colpa, rabbia, abbandono, tristezza, sconforto,…

Anna, impiegata di 30 anni, chiede un colloquio perché da circa tre mesi versa in uno stato di profondo malessere psicologico: esce di casa solo per andare a lavorare, il resto del tempo lo passa tra letto e divano in pigiama a piangere e rimuginare sull’accaduto. Non si da pace per essere stata lasciata dopo 8 mesi da Pietro, conosciuto tramite amici a una festa di compleanno. Nonostante fossero di due città diverse e potessero vedersi solo nei week-end la loro storia sembrava andare a gonfie vele: lui era molto presente, attento, premuroso,…
Non è che sia stata proprio lasciata, cioè…ci sono arrivata da sola. Pietro ha smesso di colpo di rispondere alle telefonate e ai messaggi. All’inizio mi sono preoccupata, temevo gli fosse successo qualcosa! Era un mercoledì, sarebbe dovuto venire da me due giorni dopo…e invece mai più visto. Ho provato a scrivergli tramite facebook, lì ho scoperto che mi aveva progressivamente bloccata su tutti i social. Ha fatto la stessa cosa anche con gli amici comuni, perciò con un paio di loro siamo andati sotto casa sua a cercarlo…era in un bar poco distante, mano nella mano con un’altra…

Anna non si capacita dell’accaduto: non sa se questa altra donna fosse presente da prima o se sia arrivata dopo. Darle la colpa l’aiuta a sfogarsi ma non risolve il suo malessere, anzi. Come ha fatto a fidarsi di un uomo così? Possibile che alla sua età si sia fatta abbindolare? Forse era lei a non essere abbastanza per lui?
Più di tutto mi uccide l’indifferenza, la freddezza con cui mi ha tagliato fuori…come se non fossi mai esistita. Preferirei il suo odio, almeno avrei una motivazione. Pietro mi ha devastata, non potrò fidarmi mai più di niente e nessuno, a cominciare da me stessa…come ho potuto essere così stupida da credere che mi amasse davvero? Piango ogni notte finché non mi addormento per il dolore…

La storia di Anna è comune a molte donne ( e uomini, non dimentichiamo che il ghosting non fa distinzioni di sesso!): paradossalmente viviamo in un’epoca super tecnologica dove con un clic possiamo connetterci e con un altro clic bloccarci. Sparizioni di questo tipo ovviamente non sono nuove, un tempo bastava non rispondere più alle lettere, prima ancora dire di essere partiti per la guerra…

Che cosa può offrire una psicoterapia in questi casi?

  • Spazio per la sofferenza: chi viene lasciato di punto in bianco tramite sparizione ha bisogno di un contesto “neutro” dove tirare fuori il suo malessere, senza timore del giudizio, soprattutto per chi prova vergogna all’idea di essere stigmatizzato da amici e parenti;
  • Spazio per la narrazione: raccontare l’accaduto a una persona terza facilita l’esplorazione di nuovi punti di vista. Non c’è la paura di essere ripetitivi o di stancare il terapeuta: ci si trova apposta per parlarne;
  • Spazio per se stessi: ci si prende cura delle proprie ferite, autorizzandosi a pensare finalmente al proprio benessere. Alcuni dichiarano di sentirsi “stupidi” a chiedere aiuto per affari di cuore: non è affatto così, anzi!
  • Spazio per ricostruirsi: pur di cercare un senso alla fine della storia, spesso ci si attribuiscono colpe inesistenti. Darsi una colpa significa recuperare un margine di controllo su un fenomeno imprevedibile ma al tempo stesso è una demolizione dell’autostima. In terapia si impara a volersi bene, ad accettarsi e ad amarsi senza mortificazione;
  • Spazio per il futuro: dopo un ghosting si rimane incagliati in un magma di dubbi, domande irrisolte ed emozioni negative. Elaborando l’accaduto in terapia si inizia a voltare lo sguardo in avanti, consapevoli del passato e di ciò che si può imparare per stare meglio.

Puoi prenotare una consulenza per ghosting presso il mio studio oppure tramite videoconferenza. Insieme valuteremo come impostare un percorso insieme per elaborare e gestire l’accaduto, ritrovando autostima e benessere. Per fissare un appuntamento puoi telefonarmi al numero 3454551671 oppure scrivermi attraverso questo modulo.

 

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La nuova equazione della felicità: l’importanza delle sorti altrui

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Che cos’è la felicità?

Nel 2014 un gruppo di ricercatori dell’ University College di Londra aveva cercato di misurarla matematicamente, formulando l’ equazione della felicità . La formula ottenuta evidenziava  il ruolo delle aspettative.
Questa ricerca è stata portata avanti e i risultati aggiornati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communication: a influenzare la nostra felicità è anche la percezione di eventuali disuguaglianze tra le persone che ci circondano.

Lo studio ha coinvolto 47 partecipanti che non si conoscevano prima di allora e che sono stati suddivisi in piccoli gruppi. Ogni gruppetto doveva portare a termine una serie di compiti: in uno di questi veniva richiesta la disponibilità a dividere una piccola somma di denaro  in maniera anonima con un altro partecipante; in un altro era prevista una piccola scommessa monetaria dove veniva comunicato sia il risultato proprio che quello dell’altro partecipante. Quindi ciascuno sapeva quanto aveva vinto o perso per sé e quanto aveva vinto o perso l’altro. Nel corso dell’esperimento veniva “misurato” a intervalli regolari il livello di felicità.

I risultati hanno mostrato che la generosità non dipendeva tanto dalle preferenze verso una persona quanto a caratteristiche proprie di personalità. Coloro la cui felicità era influenzata dalle avverse sorti altrui tendevano a essere  più generosi, donando circa il 30% del denaro. Al contrario, chi era meno felice quando otteneva meno degli altri donava solo il 10%. Gli autori ipotizzano che questi risultati possano essere correlati rispettivamente a senso di colpa e a invidia.

I nostri risultati suggeriscono che la generosità verso gli estranei è legata a quanto la nostra felicità risente dalle ineguaglianze che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana. – dichiara Archy de Berker  dell’UCL Institute of Neurology- ” Questa è la prima volta che la generosità delle persone viene collegata direttamente a come la disuguaglianza influenza la loro felicità. Gli economisti hanno auto difficoltà a spiegare perché alcune persone sono più generose di altre e il nostro esperimento fornisce una spiegazione.

La nuova formula della felicità:
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La prima riga era stata precedentemente formulata e contemplava le tre variabili (w):aspettative, riconoscimenti attuali e risultati passati. La seconda riga aggiunge le due variabili legate a senso di colpa e invidia nei casi di disuguaglianza.

Un ulteriore evoluzione di questa ricerca, concludono gli autori, potrebbe essere un utilizzo del compito per misurare l’empatia ed aumentare quindi la conoscenza scientifica riguardo ai disturbi di personalità in cui sembra essercene un deficit, come ad esempio il disturbo borderline.