Pokemon Go: quando un gioco può aiutare un bambino autistico

Scommetto che una buona parte di voi ha già sentito parlare di Pokemon Go , la nuova app per “andare a caccia” di Pokemon in realtà aumentata: in Italia verrà rilasciata ufficialmente oggi e sono già numerosi i siti che e le testate che ne illustrano il funzionamento (La Stampa di Torino ha anche realizzato un video). In parole povere, il gioco utilizza il gps e l’orologio del vostro dispositivo per localizzarvi nel tempo e nello spazio e fare “apparire” i pokemon attorno a voi:

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Un gioco così strutturato può rappresentare una notevole fonte di distrazione, tant’è che la polizia di New York ha sottolineato la possibilità che possano aumentare gli incidenti e la probabilità di esse vittime di reato. Giocate con criterio, insomma.

Fatte queste premesse, giungo al motivo per cui ho scelto di dedicarvi un post.
Mossa da tecnologica curiosità ho iniziato a documentarmi in rete su Pokemon GO, finchè mi sono piacevolmente imbattuta nel blog di Elizabeth W. Barnes, mamma di un ragazzino autistico di 11 anni. Questa app è diventata uno stimolo per farlo uscire di casa e incontrare altri giocatori della sua età. Elizabeth ha impostato il gioco affinché il figlio non potesse recarsi in luoghi indesiderati e lo accompagna per tutelarne la sicurezza. Quella che si prospettava come un’estate di solitudine davanti al computer è diventata invece una stagione di piccole esplorazioni del mondo esterno e interazioni sociali con coetanei.
Una piccola e bella notizia 🙂

 

La tocofobia: un articolo sulla fobia del parto per Gravidanza360

Dopo qualche giorno di pausa dovuto a motivi tecnici, PsicoLinee riprendere le sue attività: fateci caso, ora ha un dominio tutto suo 🙂 ovviamente i vecchi link sono stati tutti reindirizzati e non dovrebbero esserci problemi. In caso contrario vi chiedo la gentilezza di contattarmi e comunicarmi eventuali errori.

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Fonte: Tumblr

Prosegue intanto la collaborazione con il portale Gravidanza360 con il mio spazio dedicato alla psicologia della gravidanza. Stavolta ho voluto approfondire il tema della tocofobia, ovvero la fobia del parto. Si tratta di un concetto relativamente recente: non che prima non ci fosse, semplicemente non se ne parlava dal punto di vista scientifico.
Nell’articolo  elenco le caratteristiche principali  della fobia, soffermandomi anche sulla difficoltà della donna a chiedere aiuto in tal senso.

Se leggendo l’articolo vi ci ritrovate, sappiate che la tocofobia può essere affrontata con una psicoterapia, eventualmente con l’integrazione del trattamento EMDR dei traumi. Per prendere un appuntamento a Torino presso il mio studio potete contattarmi attraverso i recapiti presenti in questa pagina.