Per tentativi ed errori. Storie di croissant ( e di vita quotidiana)

Come tanti italiani ho dedicato parte della mia permanenza casalinga a impastare e infornare. Dopo le ondate di pane e pizza, la scorsa settimana ha preso piede la moda del croissant autoprodotto.
Cosa ci vuole? Mi sono detta. Li hanno fatti tutti , Facebook è pieno di foto. Gente che fino a ieri non sapeva sbattere un uovo senza si è riscoperta pasticcera , se mi ci metto io li faccio anche a occhi chiusi , puff!
Prendo la ricetta che stava girando in quel momento sui social, quella perfetta dal successo garantito. Croissant belli e buoni come al bar, dicevano. Non ne farai più a meno, anche quando i bar saranno riaperti, dicevano. Te li chiederanno amici e parenti, dicevano.
Ecco il  tristissimo risultato:

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Il primo tentativo di croissant: un mignon in cemento con spolverata di  zucchero a velo.

Non so che bar frequentassero gli autori della ricetta…forse una ferramenta? Sono venuti fuori dei mignon di cemento amato: per pudore non ho fotografato l’interno. I più esperti mi hanno detto che probabilmente la lievitazione non è partita. Tipo i treni regionali che quando arrivi in stazione scopri essere stati soppressi? Più o meno. Avevo seguito la ricetta pedissequamente ma non era bastato.
Forse era un segno del destino o il karma riservato ai terapeuti dei disturbi del comportamento alimentare?

Avevo dinanzi a me una scelta: mettere definitivamente una croce sui tentativi presenti e futuri di qualunque-cosa-come-al-bar oppure riprovare.

Secondo risultato:

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Questo sì che mi ricorda il “mio” bar: si vedono anche le sfoglie! E sì, mi piace lo zucchero a velo ( mea culpa!)

Che cosa mi ha insegnato questa esperienza di vita domestica?

  1. Anche se una ricetta funziona con il 99% della popolazione, tu potresti rientrare nel residuo 1%. Vale dentro e fuori la cucina: lavoro, vita, relazioni,…
  2. Evita di darti per sconfitto/a se appartieni a quella minoranza. Puoi controllare le cose fino a un certo punto, come per la lievitazione.
  3. Ritenta, semmai cambiando ricette, contesti, ingredienti, persone,…
  4. Alcune cose a prima vista possono sembrare difficili: vai oltre la prima impressione.
  5. Il punto 4 vale anche viceversa.
  6. Quando ci riesci, la soddisfazione è impagabile.
  7. Il concetto di “croissant” come al bar non è uguale per tutti!

 

Nelle prossime settimane riprenderò gradualmente l’attività in Studio, compatibilmente con le normative vigenti. Attualmente rimane attiva l’opzione di prenotare una consulenza telefonica o in videoconsulenza. Per informazioni sulla data di riapertura e per prenotare il tuo colloquio, scrivimi tramite i recapiti presenti in  questa pagina.

Sferruzza che ti passa: i benefici del lavoro a maglia

Molti di voi forse si saranno resi conto che un’occupazione cara alle nostre nonne è diventata un hobby di tendenza: si tratta del lavoro a maglia ( o knitting).

Non solo si tratta di un’attività creativa e stimolante, ma è anche un’occupazione in grado di generare effetti positivi.
In generale, sappiamo già che questo tipo di hobby può stimolare la mente, alleviare gli effetti negativi dello stress e rallentare il declino cognitivo. Ciò avviene attraverso l’impiego di differenti aree del cervello, in grado di stimolare nuove risorse cognitive.
Uno dei primi studi ad approfondire i benefici del lavoro a maglia  a scopo terapeutico ( ricerche precedenti si erano focalizzate sugli hobby creativi in generale) è stato pubblicato nel 2013 sul British Journal of Occupational Therapy. Riley, Corkhill e Morris hanno analizzato i risultati di un questionario somministrato – tramite una community online – a 3545 knitter (perlopiù donne) in tutto il mondo. Si trattava di persone che lavoraavno abitualmente a maglia e che riferivano sensazioni di calma e felicità collegate alla pratica di questo hobby. Chi aveva una frequenza di knitting ancora più elevata ha anche dimostrato di avere livelli di funzionamento cognitivo più alto. Inoltre, dedicarsi al lavoro a maglia in gruppo incrementava la felicità percepita, le capacità di comunicazione e il contatto sociale.
In sintesi, questi risultati ci dicono che lavorare a maglia produce benefici psicologici e sociali in grado di contribuire al benessere e alla qualità della vita: questo potenziale terapeutico meriterebbe ulteriori approfondimenti.

“Knitting is the new yoga”: è proprio così? Se lo è chiesto Christiana Croghan, che in un suo studio del 2013 ha davvero messo a confronto queste due attività.  Somministrando lo stesso test a due gruppi composti rispettivamente da 25 praticanti di yoga e altrettanti knitter , ha riscontrato che queste due attività producevano effetti rilassanti simili. 
A “sfruttare” questi vantaggi ci ha pensato l’Associazione Gomitolo Rosa, operativa nella Radiologia Senologica del Policlinico di Milano. Il lavoro a maglia viene proposto alle pazienti in attesa degli esiti dei loro esami, per alleviare l’ansia dell’attesa. Ciò che viene prodotto è poi assemblato sotto forma di copertine per neonati, donate alla Clinica Mangiagalli.

 

Se leggere questo post vi ha fatto venire voglia di sferruzzare, vi segnalo la possibilità di farlo per una giusta causa: il gruppo di knitters “Lana & Caffè” di Codigoro ha creato l’evento Attacchiamoci una pezza. Scopo dell’iniziativa è raccogliere pezze realizzate ai ferri (o all’uncinetto) da assemblare in coperte a fini benefici. Trovare tutti i dettagli sulla loro pagina facebook.