Un quarto dei calciatori soffre di depressione e ansia

Come ogni lunedì all’italiana che si rispetti, parliamo di calcio, con una notizia di attualità: il 26% dei calciatori soffre di depressione e ansia.

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Questo è quanto emerso nel corso di uno studio presentato dal Fifpro, il sindacato mondiale dei calciatori, che ha coinvolto 180 giocatori, tra i quali un terzo appartenenti a campionati di alto livello. Quasi un quinto (19%) ha problemi con l’alcool.
Alla ricerca hanno preso parte anche 121 ex calciatori: i livelli di depressione e ansia qui salgono al 39%, i problemi con l’alcool al 32%. Una grossa fetta di questa categoria (42%) ha comportamenti alimentari sbagliati.

Questo è quanto dice il  Dr. Vincent Gouttebarge, a capo della ricerca:

A differenza di quanto si crede, la vita del calciatore nasconde dei lati oscuri.Lo studio della Fifpro, il primo nel suo genere su larga scala, pone le basi per ottimizzare le strategie di prevenzione e promozione della salute dei calciatori. Gli ex giocatori hanno mostrato più propensione a tali forme evidenziando un periodo critico nella fase immediatamente successiva alla cessazione dell’attività. I disturbi degli ex calciatori sono risultati superiori alla media della popolazione.

Una volta che i giocatori interrompono la loro intensa attività fisica vedono destrutturarsi la loro vita, la loro socialità e hanno la necessità di rivedere il loro collocamento nella società alla ricerca di una nuova occupazione. Di conseguenza in questa fase la loro salute mentale può essere messa sotto pressione. Tutti i giocatori, in attività o meno, possono imparare molto e gestire i sintomi legati a disagi mentali.

Quando si presenta un problema, sia esso fisico o mentale, nel breve o nel lungo termine l’obiettivo è aumentare l’autostima del calciatore. Hanno bisogno di essere consapevoli di ciò che potrebbe accadere durante e dopo la loro carriera calcistica.

Anche per i calciatori,  e in generale per gli sportivi ad alto livello, si pone la difficoltà di riorganizzare la propria vita al momento del ritiro. Si tratta di un momento di passaggio cruciale, soprattutto se avviene in seguito a un grave infortunio, in maniera inaspettata.

L’importanza di questo studio non risiede solo nel puro dato numerico, ma soprattutto per l’intenzione della Fifpro di aumentare la consapevolezza sulle problematiche mentali tra i calciatori, contribuendo a sfatare il tabù del professionista da copertina, sempre perfetto e al top della condizione.

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