Verde come l’invidia, verde come un giardino

Il post di oggi nasce da una riflessione estemporanea avvenuta dopo una chiacchierata di qualche settimana fa. Il tema era l’invidia: quel sentimento astioso e di malanimo che proviamo nei riguardi dell’altrui benessere.
Diciamo la verità, a tutti ( me inclusa) è capitato e sempre capiterà di provare una punta di invidia per qualcuno e per motivi perlopiù futili. Esiste però un tipo di invidia particolarmente intensa e difficile da spiegare, quella che ” ti fa diventate verde”.

Perché proprio verde? Quando siamo arrabbiati abbiamo un incremento della produzione di bile, secrezione dal colore giallo-verdognolo ( infatti in Germania e nei paesi arabi si usa dire “giallo di invidia”).

TYP-391273-3362186-biancaneve01.jpg
L’emblema dell’invidia : la Matrigna di Biancaneve

Tintometri a parte, cosa ce ne facciamo di questa emozione negativa?

…Fingere che non esista? No!
Bene, abbiamo avvertito un pizzico di invidia e lo abbiamo subito negato. Per l’orgoglio non è facile accertarne l’esistenza perché significa riconoscere che 1) avvertiamo una mancanza 2) essa è pienamente risolta e soddisfatta in un altro individuo ( peggio ancora se ci stava già antipatico).
Continuare a fingere di non essere invidiosi ci condurrà a un logoramento sotterraneo e strisciante. Metaforicamente saremo sempre più verdognoli e corrucciati, intenti a guardare cosa hanno gli altri di più rispetto a noi, arrabbiati e insoddisfatti, incapaci di vedere ciò che abbiamo. Un invidioso infatti è sempre un po’ ingrato perché a forza di tenere il suo sguardo sulle altrui gesta non riesce ad apprezzare ciò che la vita gli sta già riservando.

…Farsene una ragione e basta? Forse…
Prendere atto della propria invidia è un gesto non da poco: significa avere messo da parte per un attimo l’orgoglio , fare i conti con se stessi e ammettere  di essere usciti sconfitti da un confronto sociale. A questa consapevolezza si aggiungono vergogna e senso di colpa. Niente di buono sul lungo periodo, insomma.

…Prenderne atto e farne qualcosa? Si!
Mi piace ricordare che anche le emozioni negative hanno la loro dignità e pertanto sono meritevoli di ascolto ( come ci insegna molto bene il film Inside out ). Per quanto possa essere un’esperienza dolorosa, prendere contatto con il proprio “malanimo”  ci aiuta ad andare in profondità, cercandone le origini.
Sono invidioso di un bene materiale? Di uno stipendio? Del fatto che gli  altri siano in coppia mentre io sono single? Invidio una persona in particolare o tante in generale?

Indagare le cause dell’invidia ci dice qualcosa in più su noi stessi e su ciò che per noi conta davvero. Ad esempio, sono invidioso perché un collega ha idee più brillanti e mi batte sempre sul tempo, ricevendo gli elogi di tutti? Invidio di più la sua creatività o le gratificazioni ricevute? Questa risposta può fare la differenza.
Invidiare e basta non serve a nulla, se non a restare incagliati nella negatività e a spostare la nostra attenzione “sugli altri”.

92929389_2493791120882402_3094554443920703488_o.jpg

Tornando alle metafore cromatiche, utilizziamo nuovamente il verde stavolta con una connotazione positiva: un giardino in fiore. Paragoniamolo alla nostra mente e ci renderemo conto dell’importanza di coltivarlo e assisterlo dedicandogli cure e amore, anziché sbirciare dalla staccionata ciò che fanno i vicini. La loro erba è sempre più verde, come dice un altro proverbio? Impariamo a curare meglio la nostra; se proprio non riusciamo a far crescere un roseto magari scopriremo che siamo portati per i tulipani, e così via.
Solo riportando il focus su noi stessi possiamo mettere in luce le nostre risorse, potenziarci e migliorarci.

Vuoi intraprendere il tuo percorso di crescita personale e non sai come fare perché non puoi muoverti da casa? Ti ricordo che la mia attività professionale continua anche a distanza. Se vuoi prenotare con me un appuntamento telefonico o tramite videochiamata puoi contattarmi ai recapiti presenti in questa pagina.

La smania di fare

Ho tanto tempo a disposizione. Potrei approfittarne per imparare a cucinare il pane con quella ricetta che ho salvato, infornare un ciambellone e mentre aspetto preparare il tiramisù. Dopo invece potrei farmi una maschera per il viso e nel frattempo guardare un tutorial di pettinature…e perché no anche fare un impacco ristrutturante per le doppie punte, avevo salvato la ricetta di un intruglio da Pinterest. E poi nei 30 minuti di posa ci starebbe giusta una puntata di quella serie. E anche una piccola manicure.
Devo anche darmi da fare quindi mi iscrivo a un paio di seminari online , aspetta però ho anche la diretta YouTube da seguire alla stessa ora, fammi vedere gli orari. Sì potrebbe andare, giusto in tempo per l’inizio del workout quotidiano su Instagram. A proposito, oggi seguo gag o pilates?!
Finalmente posso dedicarmi a quella pila di libri , è giunta l’ora di smaltirla e poi chissà che non trovi l’ispirazione per finire quello che sto scrivendo io. Già che accendo il pc sarebbe il caso di riordinare le cartelle, archiviare un po’ di file ed editare le foto delle vacanze che sono ancora lì. Magari le organizzo in un fotolibro e me lo faccio spedire e già che ci sono ordino un altro paio di cose, sempre che ci siano finestre di consegna.
Suona il telefono, ho una videocall di gruppo  ma sono ancora in pigiama,  butto giù, corro verso il bagno e mi rendo presentabile perlomeno dalla vita in su! Mamma mia come passano le ore, sono qui da stamattina e non ho fatto ancora nulla… com’è possibile che il tempo non basti mai?!

Breathe-Full-No-Date

Respira.

Vi siete ritrovati nell’esempio che ho appena descritto? Tranquilli, siete in buona compagnia.
Nelle ultime settimane è capitato che diverse persone – pazienti o amici – mi raccontassero di questa nuova forma di pressione sociale : devo fare qualcosa per ottimizzare il tempo durante la “quarantena”. Tanto più siamo (virtualmente) circondati da persone che svolgono attività 24/7, tanto più ne avvertiamo il peso.

Non siamo obbligati a occupare il tempo. Non è una gara a chi fa di più.
Semmai, utilizziamo questo tempo per ritrovare il contatto con noi stessi e individuare i nostri obiettivi, tralasciando ciò che i social media si aspettano da noi.

Ti ricordo che la mia attività professionale continua anche a distanza. Se vuoi prenotare con me un appuntamento telefonico o tramite videochiamata puoi contattarmi ai recapiti presenti in questa pagina.

Le abbuffate in quarantena: se le conosci le eviti

L’entrata in vigore delle misure di contenimento della diffusione del covid-19 ha dato avvio a quella che nel linguaggio comune è diventata impropriamente una “quarantena collettiva”.

Il comune denominatore di questo distanziamento sociale sembra essere diventato il cibo. Se per alcuni può essere l’opportunità per imparare a cucinare  e trovare tempo per dedicarsi ai fornelli, per chi ha un rapporto problematico con l’alimentazione tutto questo tempo in casa rischia di diventare un incubo.

fabrizio-verrecchia-cukIbtQ5Hdk-unsplash.jpg

Vediamo insieme alcuni fattori scatenanti delle “abbuffate da quarantena”:

  • La paura della perdita di controllo (su se stessi , sui comportamenti degli altri e sul futuro in generale) è un tema ricorrente in chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare. L’isolamento è qualcosa di imposto dall’esterno – seppur con motivazioni sanitarie – e interrompe una serie di abitudini normalmente rassicuranti.
  • La presenza in casa di ingenti scorte alimentari. Potendo uscire solo per reali e comprovate necessità, mediamente in dispensa è presente molto più cibo del solito: per alcuni può essere una condizione che aggrava il pericolo di abbuffate.
  • L’impossibilità di svolgere esercizio fisico fuori casa. Non potendo andare a correre, camminare, nuotare in piscina e svolgere esercizio in palestra può nascere il timore di ingrassare.
  • La noia e la frustrazione derivanti dall’avere tanto ( troppo) tempo a disposizione. Non avere nulla da fare nel corso della giornata è difficile, si combatte con la sensazione di sprecare giornate e opportunità.
  • Le preoccupazioni riguardanti l’epidemia.
  • Lo stretto contatto con la famiglia e i conviventi. Il dovere essere in casa tutti insieme 24 ore su 24 può generare insofferenza e accentuare problematiche preesistenti.

Cosa fare? Ecco alcune strategie:

Infine, ti ricordo che la mia attività professionale continua anche a distanza. Se vuoi prenotare con me un appuntamento telefonico o tramite videochiamata puoi contattarmi ai recapiti presenti in questa pagina.