La social “sfida delle mamme”: appello alla coerenza.

Se siete utilizzatori di Facebook avrete sicuramente notato negli ultimi giorni la diffusione di una catena che recita più o meno così:

Sfida delle mamme. Sono stata nominata da ……. per postare 3 foto che mi rendano felice di essere mamma. Scelgo alcune donne che ritengo siano grandi madri. Se sei una madre che ho scelto copia questo testo inserisci le tue foto e scegli le grandi madri”

Non mi soffermo sull’opportunità di pubblicare o meno le foto dei propri bambini sui social, ritenendo sufficiente quanto indicato sulla pagina della Polizia di Stato Una vita da social :

social

Sono rimasta molto colpita dall’aggettivo “grande“. Questa catena si rivolge alle grandi madri che a loro volta devono individuarne di altrettanto grandi. Diciamo al mondo (social) che siamo grandi, io lo dico a te e tu lo dici a me. Distinguiamoci dalla plebe.
Purtroppo fuori da Facebook non è così. Ci sono madri che non solo non hanno nessuno/a a dire loro che sono grandi, ma non hanno nemmeno un orecchio che le ascolti quando hanno un dubbio sul loro ruolo materno o avvertono una sofferenza che non sanno come affrontare. Queste mamme vivono nel silenzio, finché non finiscono sulle pagine di cronaca perché il loro malessere le ha portate a compiere gesti drammatici.

Ci sono donne che vorrebbero tanto diventare mamme ma non riescono; altre non lo desiderano ma si sentono comunque realizzate e soddisfatte. Ognuna ha il suo percorso con le sue cicatrici, tutte uniche e diverse. Perché fare una classificazione in termini di grandezza?

In questi giorni, in concomitanza con le difficoltà che il ddl Cirinnà sta incontrando nel suo iter parlamentare, si dibatte molto in tema di diritti. Non  trovo casuale la diffusione di questa catena, perché in alcune pagine che la diffondevano ho trovato riferimenti contro “coppie di fatto”, “uteri in affitto” e “adozioni gay”, “procreazione naturale” etc.
Sono temi che non possono essere affrontati così alla leggera. Informiamoci, discutiamo, confrontiamoci, leggiamo, ascoltiamo…ma non limitiamoci a condividere la prima catena in cui vediamo apparire il nostro nome. Prima di pretendere rispetto per la propria opinione, impariamo a rispettare prima quella altrui.
Questo vale anche per coloro che colorano il proprio profilo social con bandiere arcobaleno e poi condividono immagini e affermazioni omofobe e razziste.
Coerenza signori, coerenza.

Il supermercato che non dormiva mai

…C’era una volta un Supermercato, in un quartiere di una grande città, vicino al centro e molto popolato.
Un giorno il Marketing, il Progresso e la Modernizzazione decretarono che da lì in poi il Supermercato non avrebbe più dormito: sarebbe rimasto aperto 24 h su 24, 7 giorni su 7.
Chiunque, in qualsiasi momento della giornata, avrebbe così soddisfatto i suoi desideri. Dalle patatine alle pantofole, dai croccantini per il gatto al dentifricio, tutto diventò a disposizione di una clientela più o meno nottambula.
Manager insonni, studenti i ritorno da un party e famigliole in gita aggiunsero così una nuova tappa ai loro itinerari al chiaro di luna.
Qualcuno storse il naso, sostenendo che fosse una cosa poco consona chiedere a un Supermercato tutto questo sforzo. Altre persone, quelle che erano solite girare il mondo, dissero che i Supermercati stranieri avevano già da tempo smesso di dormire ed era giunta l’ora di adeguarsi…

Questa volta la realtà ha preceduto la fantasia: il Supermercato che non dorme mai esiste, appartiene a una famosa catena francese e si trova a Torino.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un messaggio pubblicitario scritto sul marciapiede in eco-yogurt che annunciava il nuovo orario di questo punto vendita e ho pensato, nell’ordine, a:

  • uno scherzo
  • un errore di battitura
  • l’installazione di un distributore automatico
  • …GULP!!!

Poi ho letto alcuni articoli sui giornali ( La Stampa , Repubblica ) e mi sono ricordata di quella che avevo archiviato nel mio cervello come “visione dovuta a troppa stanchezza”.
Non voglio dibattere sull’aspetto lavorativo e/o sindacale, per il quale esistono arene certamente più adatte. Siccome questo blog si chiama PsicoLinee, mi soffermerò su un’ altra questione: davvero non siamo più capaci di aspettare?

Paradossalmente, ci troviamo sotto Natale, tempo tradizionalmente di attesa.
Eppure vogliamo tutto e subito: non resistiamo senza una risposta su WhatsApp ( e questo mi fa ricordare che avevo scritto un post che mi è rimasto in bozze, sic!) tant’è che ci serve la conferma di lettura. Non possiamo dormire all’idea che domattina non avremo i nostri biscotti preferiti a colazione e non possiamo rincasare dopo una serata in discoteca senza aver addentato un indispensabile panino.
Non voglio fare l’antimoderna o sciorinare un falso moralismo, né tantomeno generalizzare etichettando i miei concittadini come un aggregato di compulsivi compratori notturni. Non posso nemmeno fingere di non essermi un tantino stranita leggendo che ci sono famiglie che vanno in gita by night al super, un po’ come allo zoo per vedere l’effetto che fa.
In altre parti del mondo è ormai realtà consolidata; pare faccia parte di una vocazione turistica che dobbiamo imparare a praticare. Se è per questo, in molte città cosmopolite esiste il wi-fi free a disposizione di cittadini e turisti: nelle piazze italiane ci concediamo giusto qualche piccione ( e nemmeno viaggiatore). Abbiamo un concetto un po’ discontinuo di modernità…

Un supermercato non è una farmacia: quella sì che serve anche nel cuore della notte.
Ho dimenticato le uova per il tiramisù? Pazienza, farò altro. Proverò ad arrangiarmi, inventerò qualcosa di nuovo e creativo oppure ne farò semplicemente a meno.

Imparerò ad aspettare che faccia di nuovo giorno, così come ogni anno aspetto che torni l’estate.