Il peso del 2020, ovvero del perché non sto aggiornando il blog

“Perché non stai più scrivendo sul tuo blog? “
Me lo hanno chiesto gli altri ma soprattutto me lo sono chiesto io. La prima risposta è sempre la solita: non ho un piano editoriale vero e proprio. Mi prefiggo dei macrotemi da affrontare, spesso scrivo di getto sull’onda di qualche vento o suggestione emersa in seduta con i pazienti. Ogni volta che mi sono prefissa una tabella vera e propria non mi è riuscito di seguirla per diversi motivi quindi ho abbandonato questa strategia, principalmente per evitare di andare incontro a frustrazioni Gli esperti di marketing digitale e non storceranno il naso, ma tant’è. Non ho intenzione di pagare qualcuno affinché scriva articoli acchiappaclick e attirapazienti ) perché questo è e sarà sempre il mio contenitore di idee 🙂

La seconda risposta è questa: ultimamente faccio una fatica enorme a scrivere. Un po’ per questioni di tempo “oggettivo”, un po’ per mancanza di tempo “soggettivo”. Significa che pur sentendo la voglia e l’urgenza di dire qualcosa, il processo da idea a scrittura mi risulta davvero faticoso. Ho bisogno di distrarmi, di fare altro.
Compiendo un’autoriflessione ho preso consapevolezza di quanto questo fatidico anno 2020 stia lasciando in me una grossa pesantezza, che si traduce appunto in difficoltà nel fare alcune cose. Mi sono detta che va bene così, ogni tanto è giusto mettersi in modalità risparmio energetico e lavorare per priorità, ripromettendosi di incrementare le attività appena le energie si saranno ricaricate.

Abbiamo il diritto di rallentare, di mettere qualche progetto in standby e avere cura della nostra interiorità. Forse è una delle poche cose che ci lascerà questo periodo.
Ai miei pazienti chiedo sempre di trovare qualche insegnamento in ogni esperienza di vita, anche la più sofferente. Dico la verità, avrei preferito non vivere nessuna pandemia e continuare a imparare dalla mia quotidianità. Ma siamo qui, inutile fare gli struzzi: guardiamoci intorno e proviamo a fare qualcosa di buono, ognuno a suo modo.

Ti ricordo che la mia attività in Studio prosegue e non vi sono attualmente limitazioni di orario per gli appuntamenti. Puoi prenotare il tuo colloquio contattandomi attraverso i recapiti presenti in questa pagina. Potrai scegliere liberamente se prendere un appuntamento in Studio o da remoto.

Se si potesse parlar d’altro

WordPress mi ricorda la lista di bozze che ho in rampa di lancio da qualche tempo. I miei appunti cartacei traboccano di spunti e idee. Eppure , al momento di selezionarne una per farla diventare articolo del blog…ho avuto un blocco. Non quello da “pagina bianca”, bensì qualcosa di nuovo e surreale.

Non so se ho il diritto di parlare d’altro che non sia la pandemia in atto, o se viceversa sia giusto fare il contrario per distrarci un po’ tutti , anche solo per il tempo di una breve lettura. Non so se sia più giusto parlare di ansia in generale o se declinarla al momento storico particolare. Non riesco a comprendere se abbia ancora senso scrivere di un argomento a prescindere da ciò che succede fuori dalla mia finestra. Forse il “fuori” generico è diventato un “dentro” collettivo, condiviso.

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Photo by Volodymyr Hryshchenko on Unsplash

In queste giornate ho imparato una nuova parola: infodemia ( NB, Proporrei di coniare una definizione anche per quel fenomeno per cui, in un sito che vende dolci pasquali come uova e colombe sono anche in vendita gel disinfettanti e mascherine). Nei miei consigli sull’ansia ai tempi del coronavirus  ho dedicato non a caso il primo punto alla disconnessione dal continuo flusso di informazioni. Se ne parla sempre, a qualunque ora, su qualunque mezzo. E quando finalmente spegni la tv o chiudi il pc, ti arriva il solito messaggio su WhatsApp in cui ti annunciano una catastrofe imminente o una cura rivoluzionaria.

Probabilmente noi terapeuti dovremo cambiare il mondo con cui fino ad oggi abbiamo considerato l’ansia e gli altri disturbi; non sapremo ancora cosa succederà. Affronteremo anche questo cambiamento, dopo quello che ci ha visti migrare dallo studio a Skype. Voglio anche stavolta provare a cercare il lato positivo: magari qualcuno che non sarebbe mai andato dallo psicologo si è deciso a fissare un colloquio online, magari rassicurato dalla presenza di uno schermo.

Quando penso a tutto questo, mi rispondo che parlare d’altro non solo è un mio diritto: forse rappresenta anche un mio dovere. Questo blog non rappresenta che una percentuale infinitesimale della rete: una goccia in un oceano virtuale. Ma se con questa goccia posso contribuire a calmare le onde e a rendere l’oceano navigabile, lo farò.

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