Il senso del tempo

A volte sembra non passare mai, altre ci sfugge dalle mani.
Ci sono momenti in cui ci sembra troppo, altri troppo poco.
In certi casi è nostro alleato, in altri lo viviamo come un nemico.
Forse è proprio questa la bellezza del tempo: non è mai uguale a se stesso.

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“La persistenza delle memoria” o “Gli orologi molli” di Salvador Dalì

Sull’uso che facciamo del tempo si potrebbero scrivere un’infinità di parole: sarebbe tempo sprecato o investito?
Perché quando parliamo del fluire delle lancette dell’orologio non possiamo fare a meno di dare uno sguardo alla sua qualità e quindi di domandarci che uso ne stiamo facendo.
Molti dei nostri malesseri sono strettamente connessi alla nostra percezione del tempo: nei disturbi d’ansia sembra essere troppo poco, in quelli depressivi è una componente di quell’ombra nera che non vuole saperne di dissolversi.

E cosa dire invece del tempo trascorso insieme ad altri?
Se si tratta di condividerlo con un figlio facciamo di tutto affinché sia costruttivo e di qualità; analogamente cerchiamo di far fruttare al meglio quello che ci resta con una persona cara anziana o malata. Rimpiangiamo quello che non abbiamo vissuto con coloro che non ci sono più.
Al termine di una relazione capita di pentirci per averlo sprecato con una persona che in realtà non lo meritava. Proviamo a ribaltare questo pensiero in maniera costruttiva: ci è servito a capire quali errori non ripetere (o non subire) per la prossima volta.

Tempo significa anche attesa.
Talvolta è necessaria ed è bene imparare a gestirla, insieme alle frustrazioni che possono derivarne. In altre circostanze la usiamo come alibi per non agire. Quante occasioni ci sfuggono tra le mani? Quante di esse sono destinate a tornare e quali invece no?

Diceva Thomas Mann: Il tempo è un dono prezioso, datoci affinché in esso diventiamo migliori, più saggi, più maturi, più perfetti.
Usiamolo.

Il supermercato che non dormiva mai

…C’era una volta un Supermercato, in un quartiere di una grande città, vicino al centro e molto popolato.
Un giorno il Marketing, il Progresso e la Modernizzazione decretarono che da lì in poi il Supermercato non avrebbe più dormito: sarebbe rimasto aperto 24 h su 24, 7 giorni su 7.
Chiunque, in qualsiasi momento della giornata, avrebbe così soddisfatto i suoi desideri. Dalle patatine alle pantofole, dai croccantini per il gatto al dentifricio, tutto diventò a disposizione di una clientela più o meno nottambula.
Manager insonni, studenti i ritorno da un party e famigliole in gita aggiunsero così una nuova tappa ai loro itinerari al chiaro di luna.
Qualcuno storse il naso, sostenendo che fosse una cosa poco consona chiedere a un Supermercato tutto questo sforzo. Altre persone, quelle che erano solite girare il mondo, dissero che i Supermercati stranieri avevano già da tempo smesso di dormire ed era giunta l’ora di adeguarsi…

Questa volta la realtà ha preceduto la fantasia: il Supermercato che non dorme mai esiste, appartiene a una famosa catena francese e si trova a Torino.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta in un messaggio pubblicitario scritto sul marciapiede in eco-yogurt che annunciava il nuovo orario di questo punto vendita e ho pensato, nell’ordine, a:

  • uno scherzo
  • un errore di battitura
  • l’installazione di un distributore automatico
  • …GULP!!!

Poi ho letto alcuni articoli sui giornali ( La Stampa , Repubblica ) e mi sono ricordata di quella che avevo archiviato nel mio cervello come “visione dovuta a troppa stanchezza”.
Non voglio dibattere sull’aspetto lavorativo e/o sindacale, per il quale esistono arene certamente più adatte. Siccome questo blog si chiama PsicoLinee, mi soffermerò su un’ altra questione: davvero non siamo più capaci di aspettare?

Paradossalmente, ci troviamo sotto Natale, tempo tradizionalmente di attesa.
Eppure vogliamo tutto e subito: non resistiamo senza una risposta su WhatsApp ( e questo mi fa ricordare che avevo scritto un post che mi è rimasto in bozze, sic!) tant’è che ci serve la conferma di lettura. Non possiamo dormire all’idea che domattina non avremo i nostri biscotti preferiti a colazione e non possiamo rincasare dopo una serata in discoteca senza aver addentato un indispensabile panino.
Non voglio fare l’antimoderna o sciorinare un falso moralismo, né tantomeno generalizzare etichettando i miei concittadini come un aggregato di compulsivi compratori notturni. Non posso nemmeno fingere di non essermi un tantino stranita leggendo che ci sono famiglie che vanno in gita by night al super, un po’ come allo zoo per vedere l’effetto che fa.
In altre parti del mondo è ormai realtà consolidata; pare faccia parte di una vocazione turistica che dobbiamo imparare a praticare. Se è per questo, in molte città cosmopolite esiste il wi-fi free a disposizione di cittadini e turisti: nelle piazze italiane ci concediamo giusto qualche piccione ( e nemmeno viaggiatore). Abbiamo un concetto un po’ discontinuo di modernità…

Un supermercato non è una farmacia: quella sì che serve anche nel cuore della notte.
Ho dimenticato le uova per il tiramisù? Pazienza, farò altro. Proverò ad arrangiarmi, inventerò qualcosa di nuovo e creativo oppure ne farò semplicemente a meno.

Imparerò ad aspettare che faccia di nuovo giorno, così come ogni anno aspetto che torni l’estate.