Se si potesse parlar d’altro

WordPress mi ricorda la lista di bozze che ho in rampa di lancio da qualche tempo. I miei appunti cartacei traboccano di spunti e idee. Eppure , al momento di selezionarne una per farla diventare articolo del blog…ho avuto un blocco. Non quello da “pagina bianca”, bensì qualcosa di nuovo e surreale.

Non so se ho il diritto di parlare d’altro che non sia la pandemia in atto, o se viceversa sia giusto fare il contrario per distrarci un po’ tutti , anche solo per il tempo di una breve lettura. Non so se sia più giusto parlare di ansia in generale o se declinarla al momento storico particolare. Non riesco a comprendere se abbia ancora senso scrivere di un argomento a prescindere da ciò che succede fuori dalla mia finestra. Forse il “fuori” generico è diventato un “dentro” collettivo, condiviso.

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Photo by Volodymyr Hryshchenko on Unsplash

In queste giornate ho imparato una nuova parola: infodemia ( NB, Proporrei di coniare una definizione anche per quel fenomeno per cui, in un sito che vende dolci pasquali come uova e colombe sono anche in vendita gel disinfettanti e mascherine). Nei miei consigli sull’ansia ai tempi del coronavirus  ho dedicato non a caso il primo punto alla disconnessione dal continuo flusso di informazioni. Se ne parla sempre, a qualunque ora, su qualunque mezzo. E quando finalmente spegni la tv o chiudi il pc, ti arriva il solito messaggio su WhatsApp in cui ti annunciano una catastrofe imminente o una cura rivoluzionaria.

Probabilmente noi terapeuti dovremo cambiare il mondo con cui fino ad oggi abbiamo considerato l’ansia e gli altri disturbi; non sapremo ancora cosa succederà. Affronteremo anche questo cambiamento, dopo quello che ci ha visti migrare dallo studio a Skype. Voglio anche stavolta provare a cercare il lato positivo: magari qualcuno che non sarebbe mai andato dallo psicologo si è deciso a fissare un colloquio online, magari rassicurato dalla presenza di uno schermo.

Quando penso a tutto questo, mi rispondo che parlare d’altro non solo è un mio diritto: forse rappresenta anche un mio dovere. Questo blog non rappresenta che una percentuale infinitesimale della rete: una goccia in un oceano virtuale. Ma se con questa goccia posso contribuire a calmare le onde e a rendere l’oceano navigabile, lo farò.

Ti ricordo che la mia attività professionale continua anche a distanza. Se vuoi prenotare con me un appuntamento telefonico o tramite videochiamata puoi contattarmi ai recapiti presenti in questa pagina.

FOMO : la paura di perdersi una vita al meglio

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Quante volte ci è capitato di controllare i social network e pensare che i vostri amici/ parenti/ conoscenti/ contatti stessero facendo qualcosa di meglio rispetto a noi? Una cena, un concerto, una vacanza…mentre noi siete in pantofole sul divano a guardare una replica in tv.
Fin qui nulla di strano.
Se però questo monitoraggio diventa costante ed è mosso dalla preoccupazione che gli altri stiano vivendo esperienze migliori delle nostre, potremmo essere alle prese con un fenomeno che si chiama FOMO. Tranquilli, non si tratta di un virus tropicale: è l’acronimo dell’espressione inglese fear of missing out, letteralmente paura di perdersi qualcosa. In questo caso la paura è quella che le persone con cui siamo in contatto (realmente o virtualmente) stiano vivendo una vita migliore della nostra, alla quale non possiamo aspirare per svariati motivi.
La definizione di FOMO si deve allo scienziato sociale Andrew Przybylski, che ne elenca così i punti salienti:

  • La FOMO è la forza che guida l’uso dei social media
  • I livelli di FOMO sono più alti nelle persone giovani e in particolare negli individui di sesso maschile
  • I livelli di FOMO sono influenzati dalle circostanze sociali. Bassi livelli di considerazione della propria vita coincidono con alti livelli di FOMO
  • La FOMO è legata ad un rapporto ambivalente con i social media
  • La FOMO è più alta in chi è spesso distratto
  • La FOMO è più alta negli studenti che usano i social media anche in classe.

Questa sigla nel 2013 è entrata a far parte dell’Oxford English Dictionary , a testimonianza del fatto che l’incremento della presenza dei social media nelle nostre vite ha contribuito a esacerbare il fenomeno. Per certi versi la FOMO esisteva anche prima: è una declinazione dell’ansia sociale di perdersi pezzi di vita che altri riescono ad esperire, temendo di essere giudicati inferiori per questo.

Sul sito ratemyfomo è possibile testare il proprio livello di FOMO (al momento è disponibile solo in inglese). Per un questionario di autovalutazione dell’ansia sociale in italiano  potete visitare questa pagina.

Come si può contrastare la FOMO?
Proviamo a cambiare punto di vista: a guardar troppo le vite degli altri, ci si perde la propria. Secondo un recente studio, la chiave è passare dalla FOMO alla YOLO: you only live once. Si vive una volta sola: perché sprecarla guardando costantemente cosa fanno gli altri?
Ci sarà sempre qualcuno che starà facendo qualcosa di più “figo”, divertente, bello, eccitante. Il confronto costante genera solo sofferenza: utilizziamo tempo e energie per arricchire la nostra vita di momenti che ci fanno stare bene.

Ti sei ritrovato in queste parole e senti di aver bisogno di parlarne con uno specialista? Prenota un colloquio: insieme capiremo cosa ti sta succedendo e quali tue risorse potenziare per stare meglio