I 7 nemici della felicità – 6 : pensare di non essere mai abbastanza

Quante volte diciamo – o sentiamo dire da qualcuno – “Sono infelice perché non mi sento mai abbastanza” ? Tante, oserei dire troppe.

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Photo by Samuel Zeller on Unsplash

La sensazione di non essere mai abbastanza è riferita a una qualche caratteristica o competenza che reputiamo di non soddisfare ( bellezza, intelligenza, ricchezza, capacità di fare nuove amicizie,..) o a qualcosa che non riceviamo ( gratitudine, affetto, amore, rispetto,…). L’accento è sempre su quello che manca.

Chi stabilisce il livello minimo da soddisfare? Nella maggior parte dei casi siamo noi stessi, su parametri derivati dalla nostra esperienza. Ad esempio, dopo una storia d’amore finita male ( e ancor di più se tra i nostri amici fioriscono nuove coppie e perché no, annunci di matrimoni e gravidanze ) qualcuno potrà sentirsi di non essere abbastanza perché “tutti hanno trovato l’anima gemella e io no”. Poco importano contesto e soggettività: in questi casi “tutti” hanno più di noi, valgono di più e ottengono di più.

Una mentalità centrata sulle mancanze sarà sempre insoddisfatta e tesa al confronto (improduttivo) con gli altri. Non elabora strategie di crescita perché è troppo impegnata a compiangersi per ciò che non ha e che non avrà mai, arrendendosi in partenza.

La felicità non è una competizione: ogni persona proviene da un suo contesto di vita e ha obiettivi diversi. Finché ti paragoni agli altri troverai sempre qualcosa che non hai o che non sei, anziché pensare a quanto vali e a quanto sei fortunato/a per ciò che hai!
Non solo vali abbastanza: vali moltissimo e hai il diritto/dovere di usare al meglio le tue risorse.

C’è qualche ambito in cui pensi di valere meno rispetto a una persona che ammiri? Pensa a cosa puoi imparare, fissa un obiettivo realistico e le tappe per raggiungerlo, tenendo sempre a mente quanto vali.

Per chiedermi ulteriori informazioni e/o fissare un colloquio ( in studio a Torino o, a seconda dei casi, in videoconsulenza), puoi contattarmi tramite questa pagina

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Vuoi farcela? Sii il tuo primo supporter

Quante volte affrontiamo una prova (sportiva, scolastica, lavorativa,…) pensando “non ce la farò mai”? Quanto spesso ci rendiamo conto che questo atteggiamento negativo può influenzare l’effettiva riuscita del nostro compito? Finiamo così per darci, ahimè, ragione.
Questo autodialogo interno in psicologia viene chiamato self-talk. La buona notizia è che, oltre alla versione negativa, siamo perfettamente in grado di produrne una positiva. Non è così immediato riuscirci, soprattutto se abbiamo qualche problema di autostima, però possiamo imparare

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Un recente studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha dimostrato che il self talk positivo è tra le più efficaci abilità motivazionali.
I ricercatori, in collaborazione con il BBC Lab UK, hanno sottoposto oltre 44mila persone a un esperimento per indagare l’efficacia di diverse strategie auto-motivazionali. I partecipanti hanno preso parte ad un gioco online e il loro punteggi venivano monitorati e confrontati. Altre abilità analizzate sono state l’immaginazione (visualizzarsi nella situazione futura) e il pensiero ipotetico (pianificazione del tipo “se…poi”).
Coloro che dicevano a se stessi frasi quali “posso migliorare il mio punteggio“, “la prossima volta farò meglio” hanno effettivamente conseguito risultati più alti rispetto a coloro i quali adottavano le altre strategie.

Posta in questi termini, la questione rischia di essere banalizzata.
Voglio ribadire (come speso faccio con i miei giovani pazienti!) che non si può pensare di superare un esame senza aprire il libro, né vincere una gara senza allenamento. Il self-talk non è una bacchetta magica che fa scendere su di noi la scienza infusa. Nell’avvicinarci a una prova non possiamo prescindere da impegno, dedizione e costanza. La motivazione ha bisogno di solide basi.
In quest’ottica il self-talk assume il ruolo di supporter interno: se non siamo i primi tifosi di noi stessi, perché dovrebbero esserlo gli altri?!