I pensieri intrusivi nei DCA. Un articolo per Psicologi Italia

Un pensiero intrusivo negativo assomiglia a una voce estranea e prepotente che ci giudica per qualcosa, non importa quanto fondata.

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Per chi soffre di un  Disturbo del comportamento alimentare (DCA) la battaglia contro questi pensieri è all’ordine del giorno. In un articolo per il portale Psicologi Italia ho individuato tre macro categorie di pensieri intrusivi negativi: controllo, perfezionismo, punizione. Potete leggerlo qui:  Disturbi del comportamento alimentare e pensieri intrusivi negativi.

Per chiedermi ulteriori informazioni e/o fissare un colloquio ( in studio a Torino o, a seconda dei casi, in videoconsulenza), puoi contattarmi tramite questa pagina

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Vuoi farcela? Sii il tuo primo supporter

Quante volte affrontiamo una prova (sportiva, scolastica, lavorativa,…) pensando “non ce la farò mai”? Quanto spesso ci rendiamo conto che questo atteggiamento negativo può influenzare l’effettiva riuscita del nostro compito? Finiamo così per darci, ahimè, ragione.
Questo autodialogo interno in psicologia viene chiamato self-talk. La buona notizia è che, oltre alla versione negativa, siamo perfettamente in grado di produrne una positiva. Non è così immediato riuscirci, soprattutto se abbiamo qualche problema di autostima, però possiamo imparare

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Un recente studio pubblicato su Frontiers in Psychology ha dimostrato che il self talk positivo è tra le più efficaci abilità motivazionali.
I ricercatori, in collaborazione con il BBC Lab UK, hanno sottoposto oltre 44mila persone a un esperimento per indagare l’efficacia di diverse strategie auto-motivazionali. I partecipanti hanno preso parte ad un gioco online e il loro punteggi venivano monitorati e confrontati. Altre abilità analizzate sono state l’immaginazione (visualizzarsi nella situazione futura) e il pensiero ipotetico (pianificazione del tipo “se…poi”).
Coloro che dicevano a se stessi frasi quali “posso migliorare il mio punteggio“, “la prossima volta farò meglio” hanno effettivamente conseguito risultati più alti rispetto a coloro i quali adottavano le altre strategie.

Posta in questi termini, la questione rischia di essere banalizzata.
Voglio ribadire (come speso faccio con i miei giovani pazienti!) che non si può pensare di superare un esame senza aprire il libro, né vincere una gara senza allenamento. Il self-talk non è una bacchetta magica che fa scendere su di noi la scienza infusa. Nell’avvicinarci a una prova non possiamo prescindere da impegno, dedizione e costanza. La motivazione ha bisogno di solide basi.
In quest’ottica il self-talk assume il ruolo di supporter interno: se non siamo i primi tifosi di noi stessi, perché dovrebbero esserlo gli altri?!

 

L’autocriticismo: come silenziare il “piccolo critico” dentro di noi

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Qualche giorno fa è uscito su Psicologi Online un mio articolo intitolato “Il piccolo critico dentro di noi”. Parlo dell’autocriticismo, cioè quella tendenza ad assecondare quella parte di noi che ci ripete sempre quanto siamo inadeguati, incapaci, brutti,difettosi,…
Avere la capacità di mettersi in discussione e valutare se stessi e il proprio operato è una buona qualità, ma il problema di questo “piccolo critico” è che vuole avere sempre ragione a prescindere. Questo lo rende uno dei peggiori ostacoli al cambiamento, soprattutto quello auspicato da chi intraprende una psicoterapia.

Per l’identikit del piccolo critico vi rimando all’articolo: qui vedremo invece una strategia per combatterlo…e metterlo a tacere.

  1. Ascoltatelo.
    Mettetevi a quattr’occhi e ascoltate che cosa abbia da dirvi il vostro autocriticismo. Fate un elenco di ciò che dice, senza ripetizioni.
  2. Leggete l’elenco e iniziate a confutarne i punti uno alla volta, annotando le prove che potete portar a vostro favore. Se ad esempio, uno dei punti è “non sei capace a fare nulla”, annotate tutti traguardi che avete raggiunto, anche quelli che vi sembrano insignificanti.
  3. Se per un punto non trovate prove a vostro favore, trasformate la frase in maniera propositiva. Ad esempio: “Sul lavoro nessuno si accorge di te” potrebbe diventare “Cosa posso fare per migliorare la mia presenza lavorativa?”. Rivolgetevi a voi stessi come fareste con un bambino: incoraggiatevi, datevi spunti per crescere.
  4. Razionalizzate le energie. Dare ascolto al piccolo critico vi distoglie da cose molto più importanti nella vita, tra le quali gli obiettivi che in questo momento sentite di non raggiungere.
  5. Niente alibi.
    L’autocriticismo negativo è spesso una scusa in cui ci trastulliamo per non mettere in atto un vero cambiamento. Le novità spaventano perché non sappiamo cosa aspettarci e in certi casi è più “sicuro” (con tante virgolette) restare ancorati alle negatività note.

 

A questo punto è giunto il momento di congedare il piccolo critico: prendete un bel foglio di carta e iniziate a scrivergli un avviso di sfratto, con tanto di luogo e data. Non avete bisogno dei servigi di un personaggio che passa le sue giornate a blaterarvi cattiverie e a buttarvi giù di morale. Uno che giudica soltanto e non fa nulla di produttivo. Un coinquilino che si è autoinvitato in casa vostra, non aiuta con le spese o con i lavori di casa e anzi vi rimprovera in tutto ciò che fate. Un abusivo che sta rubando il posto alla parte di voi che potrebbe sostenervi in ciò che fate, darvi la carica e aiutarvi a potenziare in maniera positiva ciò che sentite come carente.

Se il vostro autocriticismo è davvero imponente, pervasivo della vostra vita e si riflette negativamente sulla qualità delle vostre relazioni, provate a considerare l’idea di consultarvi con uno psicologo. Il vostro disagio potrebbe avere radici più profonde nel tempo e necessitare di un lavoro specifico. Non è detto che vi serva un percorso molto lungo, né che abbiate qualcosa di grave! Chiedere aiuto è il primo passo per sentirsi – e diventare – più forti.