Candy Crush & co: perché le caramelle virtuali hanno successo

Parla pure, ti ascolto, nel frattempo finisco questo livello di Candy Crush!“: quante volte vi è capitato di sentirvi dire- o pronunciare voi stessi! – questo tipo di frase? Ma soprattutto: cosa avranno di speciale questi giochini  da far dimenticare ai giocatori ciò che li circonda?
Anche i recenti spot mostrano un mondo al confine tra gioco e realtà…

Non hanno nulla di straordinario, e a prima vista il più basico dei Super Mario sembrerebbe più avvincente. Non si vince nulla, alcuni livelli sono talmente ostici da dover scovare filmati con le istruzioni passo passo sul web e….scaricano notevolmente la batteria del dispositivo,
Scagli la prima caramella chi non ci gioca: non ho nessun problema ad ammettere di farlo; in fin dei conti si tratta di un piacevole passatempo, un gioco appunto. Tra una combinazione e l’altra ho provato a pensare a quali caratteristiche ne abbiano decretato il successo:

  • hanno una grafica accattivante, colorata ma senza flash o intermittenze che possano disturbare più di tanto (fino a oggi);
  • ci fanno tornare bambini:  i protagonisti sono caramelle, fruttini , cuccioli con gli occhioni dolci e bolle da scoppiare;
  • creano attesa: le vite finiscono e bisogna attendere che si ricarichino per poter giocare di nuovo.
  • sono social: possiamo giocarci con gli amici, chiedendo e inviando aiuti;
  • ci premiano (virtualmente): il gioco si complimenta con noi a livello superato e possiamo confrontare il punteggio con gli amici;
  • hanno una difficoltà crescente: progredire nel percorso gratifica e procedendo si incontrano nuove variabili;
  • sono periodicamente aggiornati: vengono aggiunti nuovi livelli e funzionalità;
  • possiamo giocarci ovunque: basta avere con sé uno smartphone (e un caricabatterie…)

Ovviamente ciascuno avrà le sue motivazioni specifiche o dirsi: “ci gioco perché mi piace e basta!“.
Detto questo, cosa  fare per evitare che il gioco di turno rischi di prendere il sopravvento, facendoci saltare la fermata della metro o bruciare l’arrosto?
Un semplice consiglio è quello di diminuire l’interazione con le applicazioni. Ciò può essere fatto disattivando ad esempio le notifiche che ci comunicano la ricezione di un aiuto o il ripristino di un set di vite completo. Anche stabilire un tempo massimo di gioco può essere utile, così come decidere di giocare in momenti della giornata in cui non c’è altro da fare o al termine dello svolgimento di un compito.

Se invece il problema è più generale e non riferito nello specifico ai giochi, ecco un approfondimento dedicato alla dipendenza da social network.

 

Primo caso di dipendenza da Google Glass

Una dipendenza tecnologica non è una novità, a meno che non sia nuovo il dispositivo da cui si dipende.
Arriva dagli USA il primo caso documentato di dipendenza da Google Glass ( i nuovi occhiali supertecnologici per la realtà aumentata): si tratta di un militare 31nne, già in carico per alcolismo presso il Navy’s Substance Abuse and Recovery Program. L’uomo “mostrava significativa frustrazione e irritabilità collegati al fatto di non essere stato in grado di usare i suoi Google Glass” e  “ha riferito che se gli fosse stato impedito di indossare gli occhiali durante il lavoro, sarebbe diventato estremamente irritabile e polemico“.

Il paziente ha una storia clinica di disturbi d’ansia,  depressioni, comportamenti ossessivo-compulsivo e abuso di sostanze. Era arrivato a utilizzare i Google Glass fino a 18 ore al giorno, e si portava comunque l’indice alle tempie anche quando non li indossava, come per manovrarli. Durante la disintossicazione ha vissuto un’astinenza con sintomi peggiori di quella da sostanze. I sintomi si sono attenuati dopo 35 giorni, anche se ha riferito di vivere dei sogni a intermittenza, come se stesse osservando la realtà attraverso il dispositivo.