Bruxelles

 

original

 

Usare troppo lo smartphone ci rende più insoddisfatti?

Smartphone-Addiction.jpg

Smartphone e tecnologie mobili occupano un ruolo molto importante nelle nostre vite quotidiane, ma quali potrebbero essere le conseguenze di un utilizzo via via sempre più pesante?

Un recente studio firmato da Wilmer e Chein per il Psychonomic Bulletin & Review ha provato a stabilire se chi dichiara di usare molto lo smartphone ha anche diverse tendenze, rispetto agli altri, nei riguardi delle gratificazioni immediate, del controllo degli impulsi e nella risposta alle ricompense.

Sono stati coinvolti 91 studenti universitari, cui è stata somministrata una serie di questionari e test cognitivi ed è stato anche chiesto quanto tempo trascorressero con il telefono (per usare  social media, per aggiornare gli stati pubblici e per un controllo del dispositivo in generale). Si è così osservato che chi dichiarava di usare molto lo smartphone era anche meno incline a posticipare le gratificazioni nel corso della giornata.

“Le abitudini connesse alla tecnologia mobile, come ad esempio il controllo frequente, sembrano essere guidate più fortemente da impulsi incontrollati e non dal desiderio di perseguire ricompense”, dichiara Wilmer. Inoltre, i risultati suggeriscono che all’aumento dell’uso dei dispositivi elettronici portatili è associato uno scarso controllo degli impulsi e una tendenza a svalutare  le ricompense ricevute in ritardo.
“I risultati forniscono importanti intuizioni riguardanti fattori di differenza individuali che riguardano il proprio coinvolgimento con la tecnologia”, aggiunge Chien. “Questi risultati sono in linea con la percezione comune che l’uso frequente di smartphone vada di pari passo con impazienza e impulsività.”

Perché i sequel ci piacciono così tanto

star-wars-7-force-awakens-r2d2-bb8-600x600.jpeg

Che cos’hanno in comune Star Wars e l’iPhone?
Sono serie (ddi film e smartphone).
Secondo un recente studio condotto presso la Binghamton University dal professore di marketing Subimal Chatterjee, il miglior modo per mantenere i consumatori di un prodotto coinvolti ed entusiasti è bilanciarne sapientemente tradizione e un pizzico di novità. Questo spiega il grande successo non solo di film come “Star Wars – Il risveglio della forza” ma anche degli smartphone che rappresentano piccole evoluzioni del modello precedente, come i vari Iphone “s”.
Una volta introdotto un nuovo prodotto quindi, è più importante creare una serie di innovazioni minori, prima di puntare al prossimo grande salto. La parola chiave è dunque incrementare, più che innovare. Un esempio ne è il ruolo di James Bond: se ad ogni sequel fosse interpretato da un attore diverso non sarebbe più la stessa cosa! Hollywood però è ben attenta a non annoiare il suo pubblico, perciò dopo qualche film il protagonista cambia volto.
Quello che ci ha affascinati è che c’era un iPhone 4, quindi l’iPhone 4s, quindi l’iPhone 5 e così via. Sembrava che Apple stesse inviando un segnale ai consumatori per cui prima che la  società facesse un grande cambiamento ce ne sarebbe stato uno minore “, ha detto Chatterjee. “Volevamo dimostrare che questo approccio può essere applicato anche su una vasta interfaccia“. L’innovazione costante non appare una modalità sostenibile per un’impresa, è impensabile farlo continuamente. Introdurre dei piccoli cambiamenti permette al consumatore di apprezzare il prodotto e apprezzarne l’esperienza d’uso e al produttore di realizzare il passaggio successivo.

Nella ricerca non è citato, ma sembra essere lo stesso meccanismo su cui basano serie tv e letterarie.

 

Dormi poco? Rischi di mangiare male

98021-Colorful-Yummy-Donuts

Che la deprivazione di sonno aumentasse il rischio di condotte alimentari poco sane, eccessi di cibo e tendenza al sovrappeso non è una novità. Grazie a una recente ricerca ora sappiamo anche il perché: la mancanza di sonno innescherebbe un “segnale chimico” che fa venire voglia di cibo spazzatura. Sembra infatti che a mettersi in moto sia il sistema endocannabinoide, il bersaglio del principio attivo della marijuana, aumentando il desiderio di assumere cibo.

Lo studio, pubblicato su Sleep, ha esaminato un gruppo di 14 ventenni, deprivandoli del sonno. Nonostante due ora prima avessero consumato un lauto pasto non sono riusciti a resistere alla tentazione di uno “snack appetitoso” (patatine, biscotti,…), mangiando il doppio dei grassi rispetto a quando hanno dormito più i 7 ore. I partecipanti mostravano un aumento rapido dei livelli ematici di endocannabinoide arachidonoilglicerolo (2-AG) che in condizioni normali invece aumenta gradualmente di giorno – con un picco intorno alle 12:30- e rimane basso la notte.

A dispetto del campione esiguo, i risultati di questo studio sono significativi e coerenti dal punto di  vista epidemiologico. Se abbiamo a disposizione uno snack ma abbiamo dormito abbastanza, riusciamo a controllare la nostra risposta naturale. Se al contrario abbiamo dormito poco,  l’impulso edonostico verso certi alimenti è più intenso e la capacità di resistere più debole. Alla lunga ciò può condurre all’aumento di peso.

Messaggiare di notte può peggiorare il rendimento scolastico

o-TEXTING-LANGUAGE-facebook

Un nuovo studio pubblicato su Journal of Child Neurology afferma ciò che tanti genitori spesso ipotizzano: messaggiare di notte può incidere negativamente sul rendimento scolastico degli adolescenti. Le ragioni sono in parte intuitive: così facendo si prende sonno tardi, al mattino si avverte sonnolenza e i ritmi sonno-veglia si alterano.

Questa ricerca in particolare si è focalizzata sull’utilizzo di applicazioni di messaggistica istantanea. L’autrice Xue Ming si è interessata al tema dopo aver notato che molti dei suoi pazienti con disturbi del sonno riportavano l’abitudine di messaggiare fino a notte fonda. Ming ha così somministrato un questionario a 1537 ragazzi allievi di 3 high schools del New Jersey.

Si è osservato che chi spegneva lo smartphone/tablet usato per messaggiare in concomitanza con lo spegnimento delle luci della camera da letto, o che al massimo messaggiava per meno di mezz’ora , aveva un miglior rendimento scolastico rispetto a chi andava avanti oltre i 30 minuti. In particolare, le ragazze inviano molti più messaggi rispetto ai ragazzi, ma dimostrano meno sonnolenza notturna perché una volta andate a letto non continuano a scrivere fino a tardi.

Anche gli adulti avranno notato la difficoltà a prendere sonno dopo l’utilizzo di dispositivi elettronici: ciò è dovuto alla blue light degli schermi. In una stanza buia i suoi effetti sul rilascio della melatonina sono intensificati, rendendo difficile addormentarsi. In pratica, se durante la notte, nel buio della nostra stanza, il nostro smartphone si illumina per una notifica avviene un’interruzione della graduale transizione da veglia a sonno. A lungo andare questa consuetudine può incidere sul nostro ritmo circadiano.

I ragazzi dello studio mostravano un calo del rendimento perché l’utilizzo di smartphone e tablet durante la notte accorcia la fase del sonno R.E.M. , cruciale per l’apprendimento e il consolidamento della memoria.

Ming evidenzia l’utilità di promuovere un’educazione sul sonno come necessità biologica e non come lusso superfluo. Allo stesso tempo sottolinea i benefici della messaggistica nella prima serata: ad esempio facilita la collaborazione per i progetti scolastici e offre supporto emozionale.

Se hai difficoltà a prendere sonno, in un mio post di qualche tempo fa trovi altri consigli.
Mi raccomando: se stai leggendo questo post invece di dormire…spegni e continua domani! 😉

L’ansia può…sbilanciarti mentre cammini

red_coat.jpg

Sappiamo già da tempo che l’ansia, prima che nella mente, si fa sentire nel corpo. Non sono poche infatti le persone che, allertate da primi sintomi, si rivolgono al medico di famiglia per un approfondimento diagnostico.

Una recente ricerca aggiunge un ulteriore elemento: l’ansia influirebbe anche sulla camminata, più precisamente sulla traiettoria. Lo studio, condotto dal Dr Mario Weick della School of Psychology of University of Kent ha, per la prima volta, messo in relazione l’attivazione dei due emisferi cerebrali con le deviazioni dalla traiettoria durante la camminata.
Per comprendere perché tendiamo a dedicare l’attenzione in maniera diseguale attraverso lo spazio, le persone che si sono volontariamente sottoposte allo studio sono state bendate e invitate a camminare lungo una linea retta all’interno della stanza, verso un obiettivo precedentemente indicato.
Gli individui che manifestavano livelli di ansia maggiori mostravano una tendenza ad andare verso sinistra, mostrando quindi una maggior attivazione dell’emisfero destro.
La ricerca suggerisce un’associazione diversa tra i due emisferi e i sistemi motivazionali: il destro sarebbe connesso all’inibizione, il sinistro all’approccio.

Questi risultati potrebbero essere utili non solo per approfondire le conoscenze sull’ansia, ma anche quelle sulla Sindrome da negligenza spaziale unilaterale (unilateral neglect). Si tratta di un disturbo della cognizione spaziale in cui il paziente, a seguito di una lesione cerebrale,ha difficoltà con l’esplorazione della parte controlaterale alla lesione e non è consapevole degli stimoli presenti in quella porzione di spazio.

Vuoi misurare il tuo livello di ansia? Compila il Questionario di Autovalutazione dell’Ansia di Zung.

Se di bullismo si parla solo quando è in prima pagina

Bullismo-conseguenze

In queste ore il bullismo è tornato di nuovo tra le notizie di cronaca: una ragazza dodicenne di Pordenone si è lanciata dal balcone di casa, lasciando delle lettere a spiegazione del suo gesto (fortunatamente, mentre scrivo questo articolo, è fuori pericolo).

Si sta verificando l’ormai ben nota prassi per cui, quando avviene un fatto di cronaca del genere, si parla di lotta al bullismo con tanti bei proclami, si fanno dibattiti con fior di esperti in tv e i politici dei diversi schiarimenti spolverano proposte di legge. Lo stesso fenomeno che si verifica quando una donna viene uccisa dal suo (ex) compagno.

Cosa succederà tra qualche settimana?
Il nulla, ahimè.
La nostra attenzione sarà catalizzata da altri eventi: si dibatterà di immigrazione clandestina, lotta al terrorismo, divorzi vip.

Ogni volta mi sembra di rivivere la scoperta dell’acqua calda: il bullismo non se lo sono inventato i ragazzini di oggi. Certo, ora viaggia di pari passo con le evoluzioni tecnologiche tant’è che parliamo anche di cyber-bullismo.

Sui criteri di definizione del fenomeno sono stati scritti molti libri (a mio avviso, uno dei migliori rimane il testo di Ada Fonzi), pertanto mi sembra superfluo tediarvi con una dissertazione accademica.

Piuttosto, vorrei raccontarvi com’è che ci sente in una situazione simile.
Non hai più un nome e cognome: la tua identità si riassume tutta in un epiteto, un’ingiuria, un soprannome di pessimo gusto. A seconda dei casi diventi “grassone”, “terrona”, “befana”, “secchione”, “lecchina”…eccetera eccetera. Ovviamente se nessuno prova a farti capire che tu sei ben altro, più passa il tempo e più ti convinci che i tuoi pari hanno ragione. La maggioranza si è espressa e il tuo parere non conta nulla.
Vieni preso di mira: ti svuotano il portapenne nell’immondizia, ti tagliano i capelli di nascosto, ti versano delle colla nelle tasche del giubbotto. Ti prendono il diario e scarabocchiano come fosse loro, ritagliano la tua foto dall’annuario perché non hai dignità alcuna di apparirvi.
Se c’è da calendarizzare un’interrogazione, ti fanno capire senza troppi giri di parole che o passi per primo, o passi per primo. Poco importa se dovrai fare nottata per ripassare tutto: non hai il diritto di disporre del tuo tempo come meglio credi.
All’uscita da scuola ti spintonano per le scale come un birillo e continuano sul piazzale fino a farti cadere in una pozzanghera. Le vessazioni continuano se avete la sfortuna di prendere lo stesso autobus.

Diventi sempre più insicuro.
La ciliegina sulla torta arriva quando provi a rivolgerti a un insegnante e la cosa migliore che ti senti rispondere è “porta pazienza, l’anno prossimo la scuola finisce” oppure “ignorali e fai finta di nulla“. A quel punto capisci che non servirebbe a nulla raccontarlo a casa, faresti solo preoccupare tutti per una cosa che “tanto sta per finire” e che “succede in tutte le classi“, “mica solo a te, anche a noi professori ce ne fanno di ogni“.

Pazienza un emerito cavolo.
Perché il bullismo non è un raffreddore che devi aspettare passi da sé!
Si tratta di un trauma che si ripercuote anche in futuro. Ormai lo abbiamo capito: basta proclami, basta progetti a spot, basta giovani vittime, basta tornare sempre punto e capo.

Ci decidiamo a fare qualcosa di SERIO e STRUTTURATO nel tempo??? Rivolgo questo appello a tutti: istituzioni, scuola, famiglie, educatori, psicologi,…

Ps nell’esempio qui sopra non ho citato né i social, né internet in generale. Sapete, 15 anni fa non erano ancora diffusi. Perché questo esempio è una storia vera, la mia.

(Se sei arrivato/a su questa pagina perché stai cercando un sostegno psicologico mirato, contattami. Ti ricordo che nel caso in cui tu sia minorenne ho bisogno del consenso dei tuoi genitori o tutori legali per poterti prendere in carico!)

“Specchio”: i Subsonica cantano l’anoressia

Parlare di disturbi del comportamento alimentare non è mai facile: si rischia di essere prolissi, asettici, banalizzanti, enfatici, opportunisti, ipocriti, autoreferenziali… Cantarne è forse anche peggio.

I miei concittadini ( concedetemi un pizzico di campanilismo) Subsonica hanno scritto una canzone – Specchio – che parla di anoressia.

Specchio sii più gentile oggi se ce la fai
Ho l’anima fuori servizio e un vizio
Di forma di sostanza e non passa mai
Sai che lo so
Specchio due dita in gola e mi riconoscerai
potrei far meglio ma lo …

…Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
sai non è tutto perfetto
si tira dritto sfiorando il precipizio.

Specchio questa mattina quanti anni mi dai
il cuore non mi parla spesso ha smesso
Spento e riacceso non funzionerà mai
Sai che lo so

…Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai non è tutto perfetto
Si tira dritto sfiorando il precipizio
Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento

Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai non è tutto perfetto
si tira dritto sfiorando il precipizio
Sai qui tutto si è ristretto
La gioia il tempo lo spazio il sentimento
Sai
qui tutto si è ristretto
si tira dritto
sfiorando il precipizio

Da questa canzone è nato un vero e proprio cortometraggio per la regia di Luca Pastore.
I testi sono a cura di una ragazza che ha conosciuto l’anoressia in prima persona, nel corpo e nella mente. Sono diretti, taglienti come pezzi di uno specchio infranto:

Questo progetto non ha la pretesa di insegnarci che cosa sia l’anoressia, né di indicarne le cause. Ha un grosso pregio: ne parla senza giri di parole, senza cercare ricette pronte all’uso. E se anche solo una ragazza (o un ragazzo, perché esistono anche anoressici maschi!) riuscirà a ricevere l’aiuto e il supporto che necessita, ne sarà valsa la pena.
Si parla di anoressia quando muore una modella famosa, quando sfila qualche ragazza “troppo magra” o quando qualche pubblicità mostra donne scheletriche. Se c’è spazio le si dedicano cinque minuti all’interno di qualche talk-show televisivo e il giorno dopo siamo punto e a capo.
Il messaggio che ne risulta è che le ragazze anoressiche diventano tali perché vogliono emulare le starlette presenti sulle copertine patinate. Si tratta ANCHE ma non solo di questo. Ridurre il discorso a questa affermazione significa voler vedere solo la punta dell’iceberg.

…Anoressia perché lo specchio deformante dentro di me mi dipinge sempre troppo grasso/a.
…Anoressia perché voglio sparire.
…Anoressia perché voglio che la mia evanescenza mi renda visibile.
…Anoressia perché sono cresciuto/a sentendomi dire che ero grasso/a
…Anoressia perché se non mangio vinco la lotta contro me stesso/a e la mia fame.
…Anoressia per farmi accettare.
…Anoressia perché per non farmi sfuggire la mia vita devo controllare qualcosa: il cibo.
….e ci sarebbero molte altre frasi.

Una cosa non sparisce dal mondo se togliamo il suo nome dal vocabolario.
Una malattia, ancora meno.

[Di anoressia ne ho già parlato più diffusamente QUI]

 

 

#ioleggoperché …

Oggi si celebra la Giornata mondiale del libro e dei diritti d’autore. In concomitanza con questa data l’Associazione Italiana Editori ha lanciato l’iniziativa #ioleggoperché , finalizzata alla sensibilizzazione di chi non legge o legge poco.
Ho aderito con entusiasmo pensando che questo progetto potesse essere una bella occasione per parlare di libri e lettura in generale. Trovo che i libri possano essere molto utili anche all’interno di una psicoterapia; molto spesso consiglio ai miei pazienti testi di vario genere, a seconda dei contesti.

Io leggo perché non ha riscontrato solo favori positivi, anzi. Ho letto numerose critiche che possono essere così riassunte:

1) chi non legge ha tutto il diritto di non farlo;
2) chi legge non ha il diritto di fare il saputello;
3) è tutta un’iniziativa pubblicitaria del mondo dell’editoria in crisi.

Personalmente ritengo che:
1) chi non legge non lede i miei diritti, quindi è liberissimo di continuare a farlo. Magari  ha tantissimi altri interessi che nemmeno conosco, o si dedica ad altre attività con risultati eccellenti. Cosa mi vieta di provare ad avvicinarlo alla lettura? Io ad esempio sono grata a chi mi ha insegnato il decoupage (nemmeno sapevo cosa fosse), a lavorare a maglia e fare gli origami: da sola non avrei mai pensato di interessarmene;

2) chi legge non è migliore di chi non legge. I gusti letterari sono molto personali. A me non piace leggere subito i bestseller, a volte lascio trascorrere anni  o non li leggo affatto. In compenso mi piacciono quei librini gialli in vendita sulle bancarelle a 1 euro che conosciamo solo io e chi lo ha scritto. Ci sono persone che non leggono un libro da anni ma hanno una conoscenza musicale o cinematografica che potrei solo sognarmi. Ergo, non vedo perché dovremmo usare la lettura come metodo di divisione della popolazione in caste;

3) se l’editoria sia in crisi o meno onestamente non lo so, non ho dati e non me intendo. Il mercato cambia e si evolve, pensiamo anche solo agli e-book. Stampare e regalare migliaia di libri gratuiti non mi pare possa essere considerato offensivo verso la popolazione. Se domani iniziassero a regalarci forme di Parmigiano saremmo altrettanto schizzinosi, rifiutandole perché ” è una mossa commerciale dell’industria casearia“? Ovviamente comprendo la diffidenza di chi viene inseguito per strada dai messaggeri che stanno regalando ai libri, anche io potrei pensare che qualcuno voglia vendermi qualcosa.

 

Per concludere, affido il mio #ioleggoperché alle parole di Herman Hesse:

 

“Non dobbiamo leggere per dimenticare noi stessi e la nostra vita quotidiana, ma al contrario, per impossessarci nuovamente, con mano ferma, con maggiore consapevolezza e maturità, della nostra vita.”

 

Gli emigranti

Edmondo De Amicis
Gli emigranti
( Poesie, 1882)

water1

Cogli occhi spenti, con lo guancie cave,
Pallidi, in atto addolorato e grave,
Sorreggendo le donne affrante e smorte,
Ascendono la nave
Come s’ascende il palco de la morte.

E ognun sul petto trepido si serra
Tutto quel che possiede su la terra.
Altri un misero involto, altri un patito
Bimbo, che gli s’afferra
Al collo, dalle immense acque atterrito.

Salgono in lunga fila, umili e muti,
E sopra i volti appar bruni e sparuti
Umido ancora il desolato affanno
Degli estremi saluti
Dati ai monti che più non rivedranno.

Salgono, e ognuno la pupilla mesta
Sulla ricca e gentil Genova arresta,
Intento in atto di stupor profondo,
Come sopra una festa
Fisserebbe lo sguardo un moribondo.

Ammonticchiati là come giumenti
Sulla gelida prua morsa dai venti,
Migrano a terre inospiti e lontane;
Laceri e macilenti,
Varcano i mari per cercar del pane.

Traditi da un mercante menzognero,
Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
Bestie da soma, dispregiati iloti,
Carne da cimitero,
Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.

Vanno, ignari di tutto, ove li porta
La fame, in terre ove altra gente è morta;
Come il pezzente cieco o vagabondo
Erra di porta in porta,
Essi così vanno di mondo in mondo.

Vanno coi figli come un gran tesoro
Celando in petto una moneta d’oro,
Frutto segreto d’infiniti stonti,
E le donne con loro,
Istupidite martiri piangenti.

Pur nell’angoscia di quell’ultim’ora
Il suol che li rifiuta amano ancora;
L’amano ancora il maledetto suolo
Che i figli suoi divora,
Dove sudano mille e campa un solo.

E li han nel core in quei solenni istanti
I bei clivi di allegre acque sonanti,
E le chiesette candide, e i pacati
Laghi cinti di piante,
E i villaggi tranquilli ove son nati!

E ognuno forse sprigionando un grido,
Se lo potesse, tornerebbe al lido;
Tornerebbe a morir sopra i nativi
Monti, nel triste nido
Dove piangono i suoi vecchi malvivi.

Addio, poveri vecchi! In men d’un anno
Rosi dalla miseria e dall’affanno,
Forse morrete là senza compianto,
E i figli nol sapranno,
E andrete ignudi e soli al camposanto.

Poveri vecchi, addio! Forse a quest’ora
Dai muti clivi che il tramonto indora
La man levate i figli a benedire….
Benediteli ancora:
Tutti vanno a soffrir, molti a morire.

Ecco il naviglio maestoso e lento
Salpa, Genova gira, alita il vento.
Sul vago lido si distende un velo,
E il drappello sgomento
Solleva un grido desolato al cielo.

Chi al lido che dispar tende le braccia.
Chi nell’involto suo china la faccia,
Chi versando un’amara onda dagli occhi
La sua compagna abbraccia,
Chi supplicando Iddio piega i ginocchi.

E il naviglio s’affretta, e il giorno muore,
E un suon di pianti e d’urli di dolore
Vagamente confuso al suon dell’onda
Viene a morir nel core
De la folla che guarda da la sponda.

Addio, fratelli! Addio, turba dolente!
Vi sia pietoso il cielo e il mar clemente,
V’allieti il sole il misero viaggio;
Addio, povera gente,
Datevi pace e fatevi coraggio.

Stringete il nodo dei fraterni affetti.
Riparate dal freddo i fanciulletti ,
Dividetevi i cenci, i soldi, il pane,
Sfidate uniti e stretti
L’imperversar de le sciagure umane.

E Iddio vi faccia rivarcar quei mari,
E tornare ai villaggi umili e cari,
E ritrovare ancor de le deserte
Case sui limitari
I vostri vecchi con le braccia aperte.